In Ucraina è ripartita l'offensiva russa. Putin però ha un problema: l'economia
Terminato l'inverno, l'esercito di Mosca ha rimesso nel mirino i centri del Donbass ancora nelle mani di Kiev, che invece punta alle infrastrutture petrolifere. Il Cremlino però è preoccupato per le alte spese militari, la cronica mancanza di lavoro e la negativa congiuntura internazionale

Ad Est si è tornati a combattere e a morire. Da giorni si osservano pesanti bombardamenti ucraini delle infrastrutture dell’energia dal Mar Nero al Mar Baltico e la dura risposta russa sulle maggiori città del Paese vicino. In Donbass, sul principale campo di battaglia, i due centri più grandi ancora nelle mani di Kiev – Slovjansk e Kramatorsk – sono colpiti di continuo dalle artiglierie posizionate sulle montagne a una ventina di chilometri di distanza. Come era facilmente prevedibile, quindi, la fine del disgelo ha provocato un inasprimento del conflitto, mentre il negoziato a tre (Stati Uniti, Russia, Ucraina) si è fermato a metà di febbraio dopo lo scoppio della guerra nel Golfo Persico.
Sconvolgenti sono le fotografie scattate dai satelliti occidentali nello spazio. In una di queste si vede un’immensa nube di fumo che copre completamente la regione, dove ha sede il terminal del porto di Tuapse sul Mar Nero. Nel corso dell’attacco dei droni ucraini una donna e un bambino hanno perso la vita. Stando al quotidiano Kommersant, il limitrofo scalo di Novorossijsk, sempre nella regione di Krasnodar, è stato costretto a ridurre di circa il 70% la sua attività di imbarco di petrolio nella settimana tra il 6 e il 12 aprile a causa dei danni.
Nei giorni passati, velivoli senza pilota di Kiev hanno a più riprese portato a termine raid sui porti del Baltico, Ust-Luga e Primorsk. Il fumo degli incendi è stato visibile dalla vicina Finlandia. Per questa ragione l’ex ministro della Difesa russo Shojgu ha minacciato di ritorsioni i Paesi baltici, poiché essi avrebbero aperto il loro spazio aereo al passaggio dei droni ucraini. L’obiettivo di Kiev è ridurre al massimo la possibilità di Mosca di vendere petrolio all’estero, sfruttando l’impennata dei prezzi per la guerra in Iran e il temporaneo alleggerimento delle sanzioni Usa contro il greggio russo.
Adesso l’Ucraina. Come riportano le agenzie di stampa internazionali, ieri e giovedì si è registrato uno degli attacchi più duri del 2026. Missili e droni sono finiti su Kiev, Odessa, Dnipro. In totale 26 località hanno reso noto di aver subìto danni. Secondo gli ucraini la Russia ha lanciato 19 missili balistici, 25 missili da crociera e 659 droni. Il bilancio accertato è di almeno 17 morti e 100 feriti. «La situazione – ha commentato da Dnipro Luca Rifioranti, coordinatore di Emergency Ucraina – si è ulteriormente aggravata nelle ultime ore. L’intensificarsi del conflitto espone a ulteriori rischi il nostro staff».
Mosca starebbe utilizzando nuove armi, forse testate durante l’inverno. Per la prima volta è stato abbattuto un drone a reazione di tipo Shahed che viaggiava a una velocità superiore ai 400 chilometri all’ora. La notizia è stata data dal ministro della Difesa di Kiev, Mikhailo Fedorov, che ha aggiunto: «Il nemico sta intensificando l'uso di droni più veloci e più difficili da intercettare». L’Ucraina sta sviluppando un progetto di difesa dello spazio aereo, utilizzando gruppi privati (pertanto non unità combattenti) dislocati presso infrastrutture critiche. Da quanto afferma Fedorov, essi sono attualmente in fase di costituzione presso 19 aziende. La ragione è semplice: Kiev teme che Mosca inizi a mettere fuori uso le sue strutture produttive.
L’economia russa, intanto, è sempre più in difficoltà. Per questo un contrariato Putin ha invitato pubblicamente il governo a trovare soluzioni all’attuale situazione e a riportare il Pil in territorio positivo (-1,8% nel bimestre gennaio-febbraio). Ma non sarà facile: astronomiche sono le spese militari per il proseguimento dell’“Operazione speciale” in Ucraina; cronica è la mancanza di forza lavoro (fonte Banca centrale russa) poiché in migliaia sono partiti per il fronte; negativa è la congiuntura internazionale. Solo i prezzi del petrolio, oggi alle stelle, danno qualche speranza. Negli ultimi giorni si sono messi di mezzo pure gli hacker. Giovedì si sono fermate le contrattazioni della Grinex, la Borsa russa delle criptovalute, usate – stando agli esperti – per aggirare le sanzioni occidentali.
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