In Polonia si infiamma la battaglia sulla Corte Costituzionale. Sospeso il presidente, migliaia in piazza
Il magistrato, vicinissimo al PiS, parla di «colpo di Stato». Il presidente Nawrocki rientrato di corsa a Varsavia mentre era in volo per il Senegal: «rischio per la sicurezza interna». La polizia blinda l'edificio, tre arrestati

La Polonia è scossa da una crisi costituzionale senza precedenti, con uno scontro diretto tra i blocchi contrapposti: quello europeista guidato dal premier Donald Tusk e quello di estrema destra del PiS di Jaroslaw Kaczynski e cui è molto vicino il presidente Karol Nawrocki. Quello che è successo venerdì sera, e che ha provocato grandi proteste di piazza davanti alla sede dell’Alta corte da parte dei sostenitori del Pis, è davvero impressionante: dopo mesi che il presidente della Corte costituzionale Bogdan Swieczkowski (legato al PiS) si rifiutava di consentire l’accesso a cinque nuovi giudici nominati dalla Sejm (il Parlamento polacco) con la maggioranza di Tusk, uno dei magistrati in questione, Anna Korwin-Piotrowska, in qualità di giudice da più anni in servizio, ha sospeso Swieczkowski e il suo vice, Bartolemiej Sochanski. La ragione: il presidente ha messo la Corte nell’impossibilità di funzionare. La sospensione è basata su un articolo di legge che prevede la possibilità di sospensione (o anche rimozione) delle funzioni di un giudice di qualsiasi grado se questo sta commettendo illeciti o compromettendo l’autorità del suo tribunale. Korwin-Piotrowska ha inoltre convocato per il 3 novembre l’assemblea generale dell’Alta corte. Intanto il ministro della Giustizia, Waldemar Zurek, ha chiesto alla Corte di revocare l’immunità di Swieczkowski e Sochanski.
Nella notte tra venerdì e sabato la polizia ha circondato l’edificio della Corte letteralmente assediata dai manifestanti sostenitori del PiS e di formazioni ancora più a destra, e ha poi arrestato tre individui che cercavano di entrare nell’edificio. «Un colpo di Stato» si legge in un comunicato della Corte, redatto per volere di Swieczkowski, che rifiuta l’autorità di Korwin-Piotrowska. La ragione: alla giudice, insieme ad altri cinque nominati dall’attuale Sejm per la Corte costituzionale, Nawrocki ha rifiuto di accoglierne il giuramento. I magistrati in questione hanno allora giurato di fronte al Parlamento, procedura che Nawrocki e Swieczkowski ritengono irregolare. Per la stessa ragione il presidente della Corte Costituzionale ha motivato il rifiuto di consentire che i cinque nuovi giudici potessero assumere le loro funzioni nell’istituzione.
Il leader del PiS Kaczynski si è appellato a Nawrocki, chiedendogli di «fare tutto ciò che in suo potere affinché cessi questa situazione». Il presidente, che era in volo verso il Senegal per una visita di Stato, ha fatto invertire la rotta al suo aereo ed è tornato di corsa a Varsavia. Nella notte si sono viste scene concitate, testimoni raccontano che il presidente (ex pugile) si sarebbe fatto strada con la forza nell'edificio della Corte, spintonando Korwin-Piotrowska che voleva accoglierlo. Un comunicato di Nawroski parla di «violazione dell’ordine costituzionale della Repubblica di Polonia» di «occupazione forzata di un organo costituzionale dello Stato» parlando di «minaccia alla sicurezza interna». Il capo dello Stato ha inoltre consultato il primo presidente della Corte Suprema, Zbigniew Kapinski, che ha pure lui contestato l’accaduto. Nawroski ha quindi convocato una riunione urgente dei capigruppo di tutti i partiti rappresentati alla Sejm.
A suo tempo sia l’Ue, sia il Consiglio d’Europa, hanno contestato la legittimità della Corte costituzionale polacca, dopo che, con varie forzature, il Pis (al governo dal 2015 al 2023) aveva riempito il tribunale di suoi fedelissimi. Entrambi le organizzazioni accusano il PiS di gravi irregolarità nella nomina dei giudici e dei suoi presidenti. L’Ue aveva congelato per questo e altre violazioni dello Stato di diritto fondi comunitari a Varsavia, fino all’arrivo di Tusk nel 2023.
Dal suo insediamento il premier cerca disperatamente di disfare la riforma della giustizia voluta dal PiS, che praticamente sottopone la magistratura al controllo del governo e rimuove tutta una serie di garanzie dello Stato di diritto. Da tempo cercava uno sblocco alla situazione della Corte Costituzionale, senza successo. Dietro la pressione della sua base che chiedeva una soluzione, e in vista delle elezioni dell’ottobre 2027, alla fine ha spinto per forzare la mano. «Il ripristino dello Stato di diritto – ha dichiarato il premier – è un nostro dovere. Dopo anni di illegalità dell’era Pis questo è un processo difficile a volte doloroso, e richiede un’azione decisa. Non c’è altra strada». Sono molti i giuristi, tuttavia, anche non vicini alla destra, che esprimono dubbio sulla fondatezza giuridica dell’operazione.
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