Starmer cede alle pressioni e si dimette. Per succedergli corre da solo Burnham
Il passo indietro dell’inquilino di Downing Street è arrivato nel giorno in cui il suo sfidante, dopo aver ottenuto un seggio ai Comuni, ha giurato da deputato

Era il 2024 quando Keir Starmer riuscì trionfalmente a riportare i laburisti al governo dopo una lunga stagione conservatrice. Le aspettative erano alte: al nuovo primo ministro veniva chiesto di tracciare una rotta chiara e di ridare stabilità a un Regno Unito piombato nel caos, dove si erano alternati cinque premier in otto anni. La super maggioranza ottenuta e i provvedimenti promessi avevano convinto molti britannici che potesse essere la svolta attesa. Poi scandali, contestazioni interne, la recente sconfitta alle amministrative e una popolarità rapidamente crollata ai minimi termini. Dopo soli due anni al potere, ecco le dimissioni di sir Keir da leader del Partito laburista e da primo ministro.
Oggi, nell’annuncio commosso a Downing Street, Starmer ha ammesso come il gruppo parlamentare del partito non lo considerasse più il leader adatto a guidare il partito verso le prossime elezioni, e di averlo accettato «con serenità». Ma ha anche rivendicato quelli che ritiene essere i successi per il governo e i Labour sotto la sua leadership. In particolare, ha ricordato di aver ereditato il partito in una condizione di «bancarotta politica, finanziaria e morale» e di avergli restituito credibilità sul piano «dell’economia, della difesa, della sicurezza nazionale». «In soli due anni», secondo Starmer, il Regno Unito è riuscito ad avere «un’economia più forte, che cresce più velocemente rispetto ai concorrenti, con salari in aumento, a un ritmo superiore all’inflazione».
Che il suo governo fosse ormai al capolinea era nell’aria da tempo, nonostante i tentativi di resistere alle pressioni. Sono molteplici le questioni che nel corso dei mesi hanno eroso il gradimento popolare e messo in difficoltà l’esecutivo. Dalle polemiche che ha causato il taglio dei sussidi per il riscaldamento per milioni di pensionati, subito dopo l’insediamento, fino ad arrivare alle dimissioni del ministro della difesa John Healey, in disaccordo con le scelte di bilancio. «Non siete stati in grado, e il Tesoro si è rifiutato, di mobilitare le risorse di cui la nazione ha bisogno per difendere il Paese in questo momento di crescenti minacce», aveva scritto Healey nella lettera con cui ha lasciato due settimane fa l’esecutivo. Pochi mesi fa era poi esploso lo scandalo Epstein-Mandelson, punto di non ritorno per il governo.
Su Starmer nello specifico ricadono le accuse di deficit di carisma e di “indecisione cronica”, che secondo i critici l’avrebbe portato a continui cambi di rotta politici. Il «fallimento» di sir Keir «risiede nell’assenza di visione», il commento di Paul Sinclair, ex consigliere personale del primo ministro laburista Gordon Brown. «Starmer ha pagato lo scotto di essere stato eletto non perché popolare, ma perché unica alternativa ai disastri compiuti negli anni precedenti dai conservatori», ha proseguito Sinclair, come riporta l’Adnkronos.
E ora? Si spalanca la strada per Andy Burnham, sempre più apprezzato fuori e dentro il partito. Oggi, prima di giurare alla Camera dei Comuni come nuovo deputato per il seggio di Makerfield, ha confermato l’intenzione di candidarsi alla guida del Labour. La decisione di Starmer «segna l’inizio di una fase di transizione ed è importante che questo processo si svolga in modo ordinato e responsabile. Mi candiderò nell’ambito di questo processo», ha detto l’ex sindaco di Manchester, esponente della corrente “soft left” progressista del partito. Come spiegato dallo stesso Starmer, le candidature alle primarie interne per la leadership del partito potranno essere presentate dal 9 al 16 luglio. Per entrare nella corsa viene richiesto il sostegno di almeno 81 deputati laburisti, ma se non ci dovessero essere competitor alternativi, non ci sarebbe la necessità di passare dal voto degli iscritti nel corso dell’estate. Ed è proprio la nomina per acclamazione, definita “incoronazione” dai media britannici, l’ipotesi più probabile al momento. Burnham potrebbe dunque entrare in carica come nuovo premier già a metà del mese prossimo, dal momento che nel Regno Unito diventa primo ministro il leader del partito di maggioranza.
Uno dei possibili rivali del neodeputato per la leadership laburista, l’ex ministro della Sanità Wes Streeting, si è fatto da parte. Non solo non si candiderà, dopo essersi dimesso a maggio aprendo per primo la sfida a Starmer, ma ha annunciato di appoggiare Burnham. «Potremmo passare l’estate a esagerare le piccole differenze, oppure possiamo rimboccarci le maniche e aiutare Burnham a realizzare il cambiamento di cui il nostro partito e il nostro Paese hanno bisogno», ha detto Streeting.
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