È iniziata la guerra all'Iran. Israele e Usa in azione. Trump: «Elimineremo le minacce del regime»
di Giulio Isola
Due colonne di fumo nero a Teheran, esplosioni in altre città. L'ayatollah Khamenei portato in una località sicura. Le parole del ministro della Difesa israeliano, Katz: dobbiamo rimuovere le minacce al nostro Stato. Sirene a Gerusalemme. Padre Faltas: in Terra Santa paura come per il 7 ottobre

Due colonne di fumo nero si vedono nel cielo della capitale iraniana, Teheran. Almeno tre le forti esplosioni avvenute nel centro della città. È questo il segnale dell'inizio del conflitto in Iran.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha comunicato che «Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l'Iran per rimuovere le minacce allo Stato». Di conseguenza, ha aggiunto, «si prevede un attacco missilistico e con droni contro lo Stato di Israele e la sua popolazione civile nell'immediato futuro». A Gerusalemme sono suonate le sirene per un'allerta "grave". Ma alla popolazione non è stato chiesto, almeno per il momento, di scendere nei rifugi. Chiuso per precauzione, però, lo spazio aereo israeliano.
Il ministro ha anche aggiunto che «verrà imposto uno stato di emergenza speciale sul fronte interno in tutto il territorio dello Stato di Israele». Ma a fianco di Tel Aviv, secondo il Wall Street Journal, ci sono anche gli Usa: si tratta dunque di un attacco congiunto contro il regime. Decine di caccia, secondo un funzionario americano citato dal New York Tomes, sono partiti dalle portaerei e dalle basi in Medioriente: gli attacchi sono in corso. «Abbiamo iniziato un grande operazione in Iran. L'obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano» afferma Donald Trump in un video pubblicato su Truth. «Abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alla sue ambizioni nucleari».
Secondo le prime informazioni, sarebbe stato colpito il complesso del Ministero dell'Intelligence in via Shahid Araghi, nel nord-est di Teheran. Gli attacchi hanno preso di mira anche l'area in cui si trovano una residenza del leader supremo Ali Khamenei, il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e l'ufficio presidenziale. Khamenei sarebbe stato portato in una località "sicura". Ma la situazione è in rapida evoluzione, a Teheran si vivono ore di grande angoscia e confusione. Esplosioni si sono sentite anche a Isfahan e in diverse altre città dell'Iran, come Qom, Karaj, e Kermanshah: lo ha riferito l'agenzia Fars. Intanto, Teheran ha dichiarato chiuso "fino a nuovo ordine" lo spazio aereo del Paese, secondo l'agenzia Tasnim.
Secondo le prime informazioni, sarebbe stato colpito il complesso del Ministero dell'Intelligence in via Shahid Araghi, nel nord-est di Teheran. Gli attacchi hanno preso di mira anche l'area in cui si trovano una residenza del leader supremo Ali Khamenei, il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e l'ufficio presidenziale. Khamenei sarebbe stato portato in una località "sicura". Ma la situazione è in rapida evoluzione, a Teheran si vivono ore di grande angoscia e confusione. Esplosioni si sono sentite anche a Isfahan e in diverse altre città dell'Iran, come Qom, Karaj, e Kermanshah: lo ha riferito l'agenzia Fars. Intanto, Teheran ha dichiarato chiuso "fino a nuovo ordine" lo spazio aereo del Paese, secondo l'agenzia Tasnim.
Da Gerusalemme arriva la testimonianza drammatica di padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole di Terra Santa: «Sono suonate le sirene. È aumentata la tensione e la paura in tutta la Terra Santa. Come il 7 ottobre 2023, come oggi era sabato, stiamo vivendo il terrore di una violenza che non non ha mai abbandonato questa terra. Come quel tragico giorno, l'annuncio di un attacco attraverso il suono delle sirene, è arrivato mentre i bambini cantavano l'inno della scuola prima di entrare in classe. Ho visto il terrore nei loro occhi e ho sentito la loro voce tremare, fa male non poterli rassicurare ed è sempre più difficile dire loro di stare tranquilli e di non avere paura».
L'attacco all'Iran segue ad alcuni giorni di tentativi diplomatici falliti, tanto che venerdì sera il presidente Usa Donald Trump aveva ammesso che l'amministrazione Usa doveva prendere «una decisione importante» riguardo a Teheran. I rappresentanti del governo di Teheran «sono persone molto difficili», ha insistito Trump, in un momento segnato da negoziati bilaterali e dalla «crescente possibilità» che Washington bombardasse la Repubblica islamica.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva parlato di «Stato che pratica detenzioni illegittime. Il regime iraniano deve smettere di prendere ostaggi e rilasciare tutti gli americani ingiustamente detenuti, passi che potrebbero porre fine a questa designazione e alle azioni associate", ha detto il segretario di Stato americano in una nota.
La Cina stessa ventiquattr'ore fa aveva consigliato «ai cittadini cinesi attualmente presenti in Iran di rafforzare le misure di sicurezza e di evacuare il prima possibile», in considerazione di un «significativo aumento dei rischi per la sicurezza esterna».
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