San Benedetto ci insegna che la pace è una nostra responsabilità

di Luca Fallica
Nella sua Regola ci esorta a non dare una pace falsa: siano pertanto le nostre parole, i nostri gesti, le nostre vie autentiche, per cercare e perseguire una pace che sia davvero disarmata e disarmante
March 21, 2026
San Benedetto ci insegna che la pace è una nostra responsabilità
Scene della vita di San Benedetto, Monastero di San Magno a Fondi / SICILIANI
«Cerca la pace e perseguila». Questo versetto del Salmo 33 (34) viene citato da san Benedetto nel Prologo della sua Regola, in un contesto nel quale risuona la domanda urgente: «Chi è l’uomo che brama la vita e vuole vedere giorni felici?». Mentre celebriamo la solennità del Transito di san Benedetto, cioè del suo passaggio dalla terra al cielo di Dio, vorremmo che il cielo di Dio scendesse sulla nostra terra a rischiararla e a indicarle vie di vita e di pace. Lo facciamo da credenti in Gesù Cristo, che è la nostra pace, ma nel desiderio di unire le nostre voci a quelle di tutti coloro che, pur non condividendo la nostra stessa fede, desiderano trasformare le vie della guerra nei sentieri della pace. Da Montecassino, insieme alla città di Cassino e alle abbazie e città di Norcia e di Subiaco, unite nel segno della Fiaccola benedettina pro pace et Europa una, vogliamo anche noi, alla scuola di san Benedetto che ricordiamo oggi, essere pacis nuntii, messaggeri di pace, e sollecitare tutti coloro che bramano «giorni felici» a intraprendere questo cammino, anche se arduo e in salita, per cercare la pace e perseguirla con tutte le proprie energie, fisiche, mentali, spirituali.
La guerra contemporanea, con i suoi eserciti e i suoi strumenti sofisticati, sembra disporre di mezzi ineguagliabili, eppure, lo crediamo, le risorse del cuore umano, della sua intelligenza e della sua creatività, sono più forti e possiamo sperare vincenti. Come più forte del frastuono delle armi deve essere il grido di dolore che sale da tutte le vittime dei conflitti armati. Dio, colui che è l’Onnipotente misericordioso, ascolta sempre il grido del sangue di Abele che a lui sale dal suolo. Chiediamo ai potenti della terra, o a coloro che si ritengono tali, di ascoltare a loro volta il grido che sale dal sangue versato da troppe vittime innocenti. Chiediamo loro anche di tendere l’orecchio a quel desiderio di vita e di giorni felici nascosto nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, di ogni creatura che popola il cielo, la terra e il mare. È un sogno? Forse sì. Ma è il sogno di Dio. Il sogno di ogni uomo e donna di buona volontà, che con energie insospettabili osano anche oggi tornare a camminare su sentieri di pace, a costo di aprirli con coraggio e determinazione in foreste solo apparentemente inestricabili. Invochiamo su questo cammino l’intercessione di san Benedetto, patrono d’Europa, messaggero di pace, maestro dei cercatori della vita felice. San Paolo VI, proclamandolo patrono d’Europa, ha ricordato che egli è stato, anche grazie ai suoi discepoli, «realizzatore di unione e maestro di civiltà», e lo ha fatto attraverso la «Croce, il Libro, l’Aratro».
Proviamo anche noi a camminare verso la pace lasciandosi guidare dalla Croce, che esprime la fede dei credenti in Gesù Cristo, ma che al tempo stesso ricorda a ogni persona che non si può costruire la pace senza essere disposti a pagare un prezzo personale, a compiere una rinuncia, ad assumere la logica dell’anteporre l’interesse dell’altro e del bene comune al proprio particolaristico ed egoistico vantaggio. Il Libro ci ricorda la necessità di educare a una vera cultura della pace, a partire dagli ambiti più prossimi nei quali si gioca la nostra esistenza e si intrecciano le nostre relazioni. L’Aratro ci impegna non solo a lavorare con operoso ingegno per la pace, ma a comprendere che la pace esige giustizia in ogni ambito della convivenza umana. Ci sollecita perciò a immaginare sistemi sociali ed economici orientati al bene di tutti, contro ogni discriminazione, disparità sociale, diseguaglianza ed esclusione. Nella sua Regola san Benedetto ci esorta a non dare una pace falsa: siano pertanto le nostre parole, i nostri gesti, le nostre vie autentiche, per cercare e perseguire una pace che – come ci insegna papa Leone XIV – sia davvero disarmata e disarmante.
 Abate di Montecassino

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