Questa è l'ora dei Giusti per la pace

Di fronte a questa degenerazione siamo tutti chiamati a ricostruire l’idea di collaborazione tra Paesi e popoli diversi del mondo
March 31, 2026
Proviamo a immaginare se improvvisamente nella nostra vita quotidiana, con i nostri figli, i nostri genitori, i nostri amici e colleghi, pensassimo che ogni rapporto umano fosse basato sul potere e sulla legge del più forte e si abolisse qualsiasi sentimento di fiducia, di amore e di amicizia. La nostra vita sarebbe un inferno e ci muoveremo ogni giorno con un coltello o una pistola in tasca timorosi che se non lo facessimo qualcun altro ci potrebbe accoltellare o sparare prima di noi. La grande forza degli esseri umani che ha permesso il progresso e la conquista di tanti risultati nella storia è sempre stata la cooperazione, e i sentimenti di amore, e di amicizia fino all’empatia del Buon Samaritano verso il diverso hanno avuto sempre la caratteristica di creare un legame tra gli esseri umani e sono sempre stati la fonte della nostra felicità. Per questo spesso si dice che l’amore verso il mondo e gli altri ci da sempre grande gioia
Le guerre e l’odio nella politica e nella quotidianità hanno sempre infranto questa dimensione umana. Oggi viviamo in un mondo dove la legge del più forte, la legge delle armi contro gli Stati, ma anche contro i popoli da parte di autocrazie, dittature, ma anche di paesi che negano i diritti di un altro popolo sembrano diventare la regola generale e rischi di portarci tutto un conflitto generalizzato nel mondo, come aveva intuito Papa Francesco, quando ammoniva che la guerra a pezzettini poteva portarci tutti di nuovo nell’abisso. Ci sono coloro che ripensando all’asse antinazista della Seconda guerra mondiale hanno immaginato che Trump con l’intervento in Iran stesse creando un asse del bene contro le dittature e ci dovesse per questo schierare come se si trattasse di partecipare ad una coalizione del Bene contro il Male. È una tentazione di alcuni che dobbiamo subito mettere in discussione. Non è questo che sta accadendo.
Colui che ha trasformato senza fare scandalo il ministero della difesa in ministero della guerra, proprio per la responsabilità di dirigere il Paese che fino a ieri era considerato il baluardo della democrazia occidentale sta creando una spirale pericolosa che legittima l’idea che ogni nazione può usare la forza militare e il potere per cambiare gli assetti internazionali a suo vantaggio. I primi a pagare questa deriva sono proprio gli iraniani, perché il regime ha già messo in atto nuovamente una terribile repressione interna, accusando gli oppositori di essere traditori e agenti sionisti ed americani. Ma anche Putin da questa guerra sarà legittimato a dire che nell’area di sua influenza e in particolare in Ucraina può fare quello che vuole. E la morsa della Cina su Taiwan potrebbe diventare inarrestabile. Il presidente americano così da un colpo alle relazioni di fiducia tra gli Stati che le Nazioni Unite avevano cercato di realizzare con la costruzione del Consiglio di sicurezza, che doveva diventare il baluardo della diplomazia nel mondo dopo le distruzioni terribili e della Seconda guerra mondiale e la soluzione finale degli ebrei.
Siamo per questo tutti chiamati a ricostruire, di fronte a questa degenerazione, l’idea di collaborazione, di pace, tra Paesi e popoli diversi di questo mondo. Va riaffermata senza esitazione l’idea che la complessità della pluralità umana la si governi sempre con il dialogo, la diplomazia e con metodi pacifici. Noi purtroppo non abbiamo il potere di arrestare queste guerre soltanto con l’indignazione, ma abbiamo il potere di fare conoscere tutti coloro che negli scenari di guerra oggi sono impegnati a lottare per una via alternativa. È il potere dei senza potere del nostro tempo. Per questo come Fondazione Gariwo ci impegniamo a fare conoscere coloro che in Israele, in Palestina, in Russia, in Cina, in Siria, in Armenia e in Azerbaigian sono impegnati per la costruzione dal basso di relazioni basate sul dialogo e il rispetto dell’altro. Combattere contro le guerre significa affermare il principio della sacralità della vita e il comandamento fondamentale di ogni religione: non uccidere.
E ci prendiamo l’impegno dopo avere lanciato il tema dei Giusti per la democrazia, di porre all’attenzione dei Giardini in Italia e nel mondo il grande valore dei Giusti per la pace che esistono oggi in tutti gli scenari, ma che non si vogliono vedere e che si considerano traditori. Dobbiamo capire che l’amore e l’amicizia che ricerchiamo quotidianamente nelle relazioni personali debba ritornare a essere l’idea di mondo in cui tornare a credere senza rassegnarci. È il messaggio che il regista iraniano Jafar Panahi, ha lanciato nel suo straordinario film “Un semplice incidente”, Palma d’oro a Cannes, dove i sopravvissuti alle prigioni iraniane, all’ultimo momento, decidono di risparmiare il carnefice per non assomigliare a lui e così continuare a immaginare un mondo senza odio. E questo messaggio lo ha ripreso la scrittrice Azar Nafisi, nella bellissima intervista su questo giornale di Lucia Capuzzi, quando afferma che l’unico modo per combattere una guerra è provar sentimenti, compassione, solidarietà, di fronte all’uccisione dall’umanità.

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