Per un MetaMuseo della Scienza: il progetto dei Lincei

Con una lettera aperta ai ministri della Cultura, dell’Istruzione e dell’Università, l'Accademia romana ha lanciato una proposta strutturata per mettere in rete e valorizzare la galassia dispersa dei musei scientifici
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June 2, 2026
Per un MetaMuseo della Scienza: il progetto dei Lincei
La grande hall del Muse, a Trento / Mibac
Partire dal museo per andare “oltre il museo”, insieme ai cittadini, per una società più consapevole, sostenibile e resiliente: è questa l’idea di fondo che ispira il progetto di MetaMuseo nazionale della Scienza presentato alcune settimane fa dalla Commissione per i Musei naturalistici e i musei della scienza dell’Accademia Nazionale dei Lincei, presieduta dal prof. Carlo Di Castro, in occasione di un convegno che ha visto la partecipazione di esperti del patrimonio culturale, professionisti della comunicazione, della ricerca e dell’educazione. La proposta ha tre obiettivi fondamentali: la valorizzazione del patrimonio scientifico italiano (un arcipelago assai frammentario e in parte sconosciuto, distribuito su tutto il territorio nazionale, tra piccoli e grandi musei, scuole, università, collezioni private, archivi e biblioteche); la costituzione di una rete che possa favorire collaborazioni e partenariati ma anche “connessioni” tra oggetti, luoghi, personaggi, questioni scientifiche di ieri e di oggi, in una narrazione dinamica e flessibile, capace di restituire il fascino e la rilevanza di una dimensione del sapere che per molti rimane ancora sfuggente; e infine un polo formativo che possa realmente intervenire sulle difficoltà e le carenze che periodicamente le rilevazioni Ocse-Pisa restituiscono in merito alle scarse competenze degli italiani in ambito matematico e scientifico.
Con una lettera aperta rivolta ai ministri della Cultura, dell’Istruzione e del Merito e dell’Università e Ricerca, l’Accademia dei Lincei lancia così una grande sfida culturale e politica, che per un verso si proietta sul futuro – con una coraggiosa capacità di visione – dall’altra resta ben salda sul piano della concretezza, delineando un percorso progressivo, da avviare presso una sede esistente che disponga di spazi sottoutilizzati (tra le tante soluzioni possibili, si potrebbero considerare alcuni musei militari, che oltretutto offrono straordinarie raccolte di oggetti relativi alla storia della scienza e della tecnica), ma soprattutto attraverso un team di esperti “apripista” che possa mettere in atto – in poco tempo – le prime sperimentazioni.
Si prefigurano percorsi espositivi fisici e digitali (da promuovere anche in modalità itinerante, che è notoriamente la più economica ed efficace); kit didattici rivolti alle scuole; sistemi di adeguamento ai modelli internazionali di catalogazione; approcci innovativi alla tutela e alla conservazione. Lo sguardo sul patrimonio, che principalmente caratterizza il progetto, evidenzia la complessità del contesto su cui si intende lavorare: una varietà di materiali che spesso è custodita all’interno di collezioni di ogni genere, anche molto distanti dalla comune percezione della cultura scientifica. Un mondo articolato che comprende, per esempio, raccolte archeologiche, artistiche, etnografiche, missionarie. Tale ricchezza ed eterogeneità spiega la necessità di affidarsi ad un approccio collaborativo, ovvero ad una rete di istituzioni, musei e centri di ricerca che possa correlare mappature già esistenti, condividendo dati e metodologie di lettura. La prospettiva “integrata” che può derivare da questo approccio permette la riabilitazione ontologica degli oggetti stessi, riconfigurandoli nella loro essenza di manufatti e di reperti “operativi”, la cui natura è imprescindibile dall’ambiente biologico o dalla vita reale. È questa la cosiddetta “vita sociale delle cose” argomentata dall’antropologo statunitense Arjun Appadurai, secondo il quale «l’oggetto non è semplicemente una cosa passiva, ma un dispositivo che fa parte del mondo sociale, e il suo valore è qualcosa che viene negoziato e rinegoziato nel corso della sua vita».
Si chiederà: cosa rende questo progetto più valido di altri, più promettente e “utile” per il Paese? La risposta non è difficile: il MetaMuseo promuove un approccio di cura e di conoscenza per una parte importantissima e incredibilmente negletta del patrimonio culturale italiano, impegnandosi al tempo stesso sul fronte del benessere e del progresso sostenibile. Non si tratta soltanto di rendere accessibile una parte della nostra storia (scienza significa tecnologia, arte, architettura, ingegneria, medicina, comunicazioni, trasporti…), ma di elaborare – insieme ai cittadini – un futuro di riconciliazione con la natura e di fiducia verso un’idea di progresso che metta al centro la dimensione dell’umano. Promuovere cultura scientifica oggi significa anche rispondere alle domande che i giovani ci pongono in tema di crisi climatica, di economia delle risorse, di povertà e persino di contesti di guerra. Significa ragionare in termini di sicurezza delle persone, di salute e di tutela dell’ambiente, con uno sguardo di pace e di sostegno ai più deboli. Esiste una “scienza buona” che può salvarci dagli scenari apocalittici che opprimono il futuro dell’umanità: il MetaMuseo rappresenta anche un gesto di restituzione e di speranza di cui abbiamo tutti bisogno.
Membro della Commissione per i Musei naturalistici e i musei della scienza dell’Accademia Nazionale dei Lincei

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