Paglia: con l’IA in gioco il futuro dell’umanità, ci serve un risveglio spirituale
Una rivoluzione tecnologica che cambia non solo ciò che facciamo ma soprattutto il modo in cui pensiamo a noi stessi. L’intervento dell’arcivescovo presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita a un evento della Gates Foundation a New York

Pubblichiamo il testo del discorso che monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, pronuncerà il 21 ottobre a New York nell’ambito dell’evento “Goalkeepers. Make This Matter: AI, Equity, and the Choice We Can’t Delay” (Custodi di obiettivi. Facciamo in modo che conti: Intelligenza artificiale, equità e la scelta che non possiamo più rimandare), organizzato dalla Gates Foundation (www.gatesfoundation.org).
Ci troviamo di fronte a una sfida decisiva, che rende questo incontro diverso da quelli precedenti. Qualche giorno fa, Bill Gates ha avvertito che l’Intelligenza artificiale potrebbe diventare «un grande equalizzatore, oppure ampliare il divario». È proprio questa la scelta che ci si presenta. Ma la domanda che ci poniamo oggi è ancora più radicale: il futuro sarà ancora umano?
L’Intelligenza artificiale è entrata nel mondo del lavoro, della sanità, dell’istruzione, della democrazia, della guerra e delle nostre relazioni. Non sta cambiando solo ciò che facciamo. Sta cominciando a cambiare il modo in cui pensiamo a noi stessi. Siamo nel mezzo di un cambiamento epocale, che ha portato papa Leone XIV, nell’enciclica Magnifica humanitas, a richiamare il mondo all’insostituibile centralità della persona umana.
È in gioco il futuro umano dell’umanità. Nel 2020 abbiamo lanciato in Vaticano la “Rome Call for AI Ethics”. Volevamo affermare un principio semplice: anche gli algoritmi devono essere regolati dall’etica. Sono ancora orgoglioso di quell’Appello. Ma oggi non è più sufficiente.
Proprio in questi giorni alcune delle persone che stanno sviluppando i sistemi di IA più potenti si chiedono se non dovremmo rallentare. Altri sostengono che dobbiamo continuare ad andare veloci. Questo dibattito è importante. Ma la velocità non è la questione più profonda. Rallentare potrebbe farci guadagnare tempo. Ma tempo per cosa? Non basta cambiare la velocità. Dobbiamo cambiare la direzione. E questo ci porta a una domanda più ampia: nell’era dell’Intelligenza artificiale che tipo di umanità vogliamo costruire? Una macchina può calcolare. Può imparare. Può generare parole, immagini, decisioni. Ma l’essere umano non è solo calcolo e linguaggio. L’essere umano è relazione. È origine e destino. È fragilità e forza. È dipendenza e cura.
Guarda il tuo ombelico. È un piccolo segno. Quasi insignificante. Eppure ci dice qualcosa che nessuna macchina potrà mai dire di sé stessa: nessuno di noi si è creato da solo. Siamo tutti venuti al mondo grazie a un’altra persona. Siamo stati tutti accolti. Abbiamo tutti avuto bisogno di qualcuno. Ancor prima di poter dire “io”, ognuno di noi faceva già parte di un “noi”. Ed è proprio questo “noi” che oggi rischiamo di perdere.
Abbiamo bisogno di un risveglio spirituale. Lo chiamo «umanesimo planetario del diritto alla fratellanza». Dobbiamo imparare di nuovo a vedere il pianeta come una casa comune, l’umanità come una famiglia e la Terra come un’unica tavola da cui nessuno possa essere escluso.
Una casa. Una famiglia. Una tavola. Questo è il sogno di cui abbiamo bisogno. E l’Intelligenza artificiale può essere al servizio di questo sogno. Può favorire le relazioni, non sostituirle. Può proteggere il creato, non distruggerlo. Ridurre le disuguaglianze, non moltiplicarle. Promuovere la fratellanza, non il dominio dei forti sui deboli. Essere al servizio della pace, non rendere la guerra più potente.
Ma affinché ciò avvenga non basta che l’IA diventi più potente. Deve essere orientata verso ciò che rende la vita veramente umana: dignità, relazioni, cura, giustizia, pace. Per questo motivo, abbiamo bisogno di un’alleanza globale tra i leader in campo tecnologico e i governi – non solo attorno a regole comuni, ma attorno a una direzione comune.
L’abbiamo fatto per le armi nucleari. L’abbiamo fatto per il clima. Dobbiamo farlo per l’Intelligenza artificiale.
E forse è proprio da qui che può iniziare il dialogo: anche chi non è d’accordo sulla velocità potrebbe scoprire di poter concordare sulla direzione. Se riusciamo a immaginare un’alleanza del genere, allora possiamo iniziare a costruirla.
La vera sfida sarà diventare più umani.
Ci definiamo “Goalkeepers”. Ma oggi abbiamo bisogno di un sogno ancora più grande. Non basta proteggere gli obiettivi; dobbiamo cambiare il campo di gioco stesso: fare della fratellanza e della pace la direzione del nostro futuro comune.
Questo è il nostro sogno. Un sogno per ogni popolo, ogni nazione, ogni essere umano. Cominciamo a realizzarlo – a partire da ora.
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