Neo-genitori vulnerabili. Il vuoto italiano nel sostegno

Durante il periodo della gravidanza e nei primi anni di vita, molte famiglie affrontano fragilità economiche, relazionali e psico-fisiche. Serve un accompagnamento
January 18, 2026
Neo-genitori vulnerabili. Il vuoto italiano nel sostegno
/Foto Icp
Nel periodo che comprende la gravidanza e i primissimi anni di vita molti nuclei familiari si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità sul piano delle risorse economiche, della socialità e della salute fisica e mentale. Un nucleo familiare su 7 affronta la gravidanza in una situazione di povertà assoluta; una su 8 gravidanze è ad alto rischio per condizioni mediche o psicosociali; una madre su 6 e non pochi padri presentano problematiche di salute mentale per le quali l’accesso a una presa in carico è spesso carente. La maggioranza, infine, come indicato da diverse indagini, vive l’esperienza genitoriale con un forte senso di solitudine, con la preoccupazione di non essere all’altezza della sfida educativa e con la fatica di bilanciare vita familiare e lavoro senza supporti appropriati. Prima ancora delle indagini sociologiche è il personale dei servizi educativi e sanitari che segnala le crescenti difficoltà delle famiglie nello svolgere il loro ruolo educativo.
Poiché questo è un periodo cruciale per la crescita e lo sviluppo di bambine e bambini, dove si creano le basi di quelle competenze – cognitive, emotive e sociali – e del rapporto con se stessi e con gli altri che condizioneranno gli itinerari di vita individuali e il futuro delle comunità, la necessità di un supporto precoce ai neogenitori (oggi la maggioranza a causa del progressivo prevalere di nuclei con un solo figlio) è concordemente indicata come necessaria. Tuttavia, in Italia, questo supporto, già esiguo sul piano economico, viene attivato sul piano sociosanitario e socioeducativo solo quando sono già presenti fattori di rischio o difficoltà conclamate. Questo approccio selettivo è oggi inadeguato. Come le cronache quotidiane dimostrano, fragilità ed eventi negativi che riguardano famiglie e minori sono sempre più trasversali ai gruppi sociali e si manifestano anche in contesti familiari che appaiono adeguati. Un’azione di accompagnamento rivolta a tutti i genitori che si apprestano ad accogliere un nuovo nato, condotta da personale qualificato tramite contatti e visite domiciliari lungo il percorso perinatale, può consentire di individuare tempestivamente situazioni che richiedono un supporto, di attivarlo ben prima che le difficoltà si manifestino in forme ed eventi ben più ardui da affrontare, evitando tra l’altro la connotazione percepita come stigmatizzante di servizi selettivi. Al contrario, il suo carattere universale consente l’espressione di difficoltà che altrimenti andrebbero taciute e di affrontarle prevedendo un’azione di supporto ulteriore in relazione all’emergere di bisogni specifici.
Esistono in Italia diverse esperienze di servizi di visite domiciliari, la gran parte dei quali si attivano solo in presenza di situazioni di rischio, e alcune esperienze di approcci universali ma attuati su scala limitata. Da queste e da esperienze condotte in vari paesi europei si possono trarre utili indicazioni. Tra l’altro, è degno di nota che l’unica esperienza italiana su scala sufficientemente ampia di supporto postnatale su base universale, quella attuata a Bolzano, si accompagna al più elevato tasso di fecondità in Italia (1,58, ben superiore alla media italiana di 1,18).
L’azione richiesta si configura come coordinata tra figure professionali appartenenti a settori diversi (sociale, sanitario ed educativo in primo luogo), e con competenze specifiche, per fare opera di prevenzione e cura di problematiche di salute, promuovere buone pratiche per la crescita e lo sviluppo, identificare vulnerabilità personali e del contesto familiare, dare supporto facendo leva sulle risorse esistenti sia del nucleo familiare che del territorio. L’opera di figure non professionali, quali le doula o le “assistenti materne” recentemente proposte dalla ministra Roccella, possono certamente svolgere un ruolo aggiuntivo di supporto, emotivo e “domestico”, che tuttavia non può essere sostitutivo dell’opera di professioniste altamente qualificate e con un chiaro mandato e riferimento nel sistema dei servizi.
Pediatra, presidente del Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini

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