Napoli ostaggio di una camorra “sbriciolata”: violenza e paura nei vicoli, lo Stato risponda
L’ultima “stesa” mostra il paradosso di una città vittima dei “cani sciolti” della malavita

C’è un limite a tutto. In questi giorni le “stese” a Napoli si susseguono. L’ultima, del tutto anomala in questo triste panorama, è avvenuta nel quartiere Montesanto lunedì. Esponenti di clan rivali si affrontano in pieno giorno, davanti a centinaia di passanti increduli, bambini terrorizzati. Una maxirissa. Vola di tutto. La gente urla, disperata. Siamo a pochi passi dalla parrocchia, dalla stazione metropolitana, da un ospedale. Siamo, cioè, nel cuore della città antica. Nei video ripresi dagli stessi residenti, a un certo punto, compare un uomo vestito di nero che avanza, minaccioso, con un kalashnikov in mano. Un altro uomo, un amico evidentemente, lo vede, si accorge che potrebbe succedere una strage, lo avvicina e lo trascina in disparte. Un colpo viene esploso da una pistola. Napoli è sotto assedio.
Questi personaggi, lo hanno dimostrato mille volte, non hanno paura di niente e di nessuno. Sanno che la Napoli che conta è impegnata in mille cose, lontana dal loro quartiere e ne approfittano per rimettere le carte in chiaro. Sanno che le forze dell’ordine, per quanto si diano da fare, sono insufficienti per contrastare un fenomeno delinquenziale antico e virulento. La camorra napoletana, sempre più sbriciolata in piccoli clan, fa più paura di quando ai posti di comando sedevano criminali sanguinari più scaltri e organizzati. Non è un paradosso. Questi “cani sciolti”, autoproclamatisi capi di questo o quel rione, hanno bisogno di affermare la loro superiorità. Per farlo sono disposti a tutto. La sete di potere porta le nuove leve a non guardare in faccia nessuno. Le azioni isolate delle autorità nei loro confronti lasciano il tempo che trovano, serve invece un progetto unico, che voglia davvero estirpare il cancro della camorra dal cuore di Napoli.
Per farlo, lo Stato centrale, la politica regionale e cittadina, devono lasciare da parte le visioni politiche e agire insieme per amore della città e dei napoletani. Anche la magistratura, chiamata a giudicare, deve tenere presente la situazione del tutto particolare che si respira nei vicoli di Napoli. A ridosso delle grandi arterie e delle grandi piazze, rappresentano il cuore pulsante della città. È là che vivono, spesso in situazioni di estremo disagio, intere famiglie, costrette a rimanere mute per paura di ritorsioni. È là che crescono, nel terrore, o nella distorta ammirazione per i potenti criminali, i bambini, merce preziosa per i vari clan. Manovalanza pregiata, carne da macello, facile da reclutare.
Chi non accetta questa anomala condizione di vita, deve solo andare via. Non è possibile – o almeno è difficilissimo – coronare il sogno di iscriversi all’università, studiare in pace, inseguire un progetto, immaginare di mettere su una famiglia dove regna la serenità e la pace. Qualcuno ce la fa, è vero. Ma a loro viene richiesto un supplemento di intelligenza, di volontà, di caparbietà. Tanti si arrendono, tanti si perdono, tanti scappano, lasciando a loro, a questi nemici della città e della civiltà, campo libero per allargare i propri traffici criminali.
C’è un limite a tutto. E credo che lunedì scorso, benché non ci sia scappato il morto, l’orribile, pacchiana sceneggiata tutta napoletana, in una pubblica piazza sia stata di una gravità inaudita. Occorre dare ai napoletani e ai tanti turisti che da ogni parte vengono a renderle onore la serenità di cui hanno diritto. Rimanere prigionieri di una “stesa”, ve l’assicuro, è devastante. A mali estremi, estremi rimedi. Occorre lavorare su più fronti. Tenere fissi gli occhi sui minori, succulenta preda dei clan, estirparli dalle loro grinfie, riempire il loro tempo di giochi, studi, viaggi, curiosità, valori. Ed avere la mano fermissima contro coloro che tengono in vita la serpa maledetta. Lavoro a chi, pentito, desidera redimersi. Pene certe e severe ai camorristi che vogliono restare tali. È vergognoso che a quattro passi da una parrocchia, luogo di fede e di pace per eccellenza e di un ospedale, luogo di sofferenza e di speranza, il terrore, in pieno giorno, tiene in ostaggio la città.
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