Mondiali 2026: Italia atto II. Per la Nazionale contro la Bosnia è vietato sbagliare

Martedì sera a Zenica sarà una bolgia: Džeko e i suoi fratelli bosniaci promettono di dare una lezione agli azzurri di Gattuso. Provaci ancora "Ringhio"
March 29, 2026
Mondiali 2026: Italia atto II. Per la Nazionale contro la Bosnia è vietato sbagliare
Il bomber della Nazionale Moise Kean festeggia il gol contro l'Irlanda del Nord (Reuters)
Come il monicelliano Amici Miei, anche per la Nazionale c’è stato un atto I, vittoria contro l’Irlanda del Nord, in cui alla fine abbiamo riso tutti di gioia per il 2-0, e ora c’è l’atto II: a Zenica, martedì 31 marzo, ore 20.45, il dentro fuori con la Bosnia che già mormora (l’avremmo derisa con l’esultanza scomposta di Dimarco per la loro qualificazione alla finale playoff) e non è affatto disposta a far passere lo straniero. Ergo, l’italiano, al quale preannuncia l’ex Roma e Juventus,  Miralem Pjanic: «L’Italia di Gattuso a Zenica troverà una bolgia». In altri tempi il calcio azzurro avrebbe sorriso, invece ora gli tocca chinare il capo e  tremare per questa trasferta con incognita a Zenica: quarta città per abitanti della Bosnia (115mila anime). Il catino della presunta bolgia è il Bilino Polje, capienza: 15mila spettatori, più o meno lo stadio del Como, ma gli ultrà bosniaci sono pronti a scatenare l’inferno. «Temiamo solo Dio. Siamo pronti a dare una lezione agli italiani», tuona il difensore del Sassuolo e nazionale bosniaco Tarik Muharemovìc. Senza scomodare i santi ma affidandoci ai nostri fanti, siamo certi che per i "Ringhio boys" la sfida contro la selezione del “debuttante” ct Sergej Barbarez non sarà una passeggiata di salute. La Bosnia è arrivata a questa finale-spareggio per l’accesso ai Mondiali 2026 superando il Galles a Cardiff, ai calci di rigore. Noi, dati causa e pretesto dopo 12 anni di assenza dall'ultimo Mondiale (Brasile 2014), ci accontenteremmo di fare lo stesso: strappare il pass anche all’ultima estrazione della lotteria dei calci dal dischetto. L’abbiamo anche vinto un titolo iridato così, ai rigori contro la Francia, ultimo Mondiale in bacheca, quello del 2006 a Berlino. Vent’anni dopo, con la penuria di talenti e di risultati conseguiti, può anche andar bene un passaggio in ombra e all’ultimo rigore. Perciò, alla vigilia di questo “derby” italo-balcanico c’è poco da esultare se la sorte ci ha messi davanti allo spettro bosniaco.
Ci vorrà calma e gesso contro la nazionale del vecchio Edin Džeko, l’eterno bomber che, a 40 anni, dopo 11 gare e una sola rete con la maglia della Fiorentina del redivivo Kean, ha salutato la Serie A ed è tornato in Bundesliga. Nel torneo tedesco è l’uomo dei record (330 presenze), Džeko allo Shalke 04 ha confermato ancora una volta la sua fama di realizzatore: 8 presenze e 6 pesanti marcature. Il bomber bosniaco ha messo la firma anche nel match di Cardiff e il suo 73° sigillo con la casacca della nazionale è stato provvidenziale per pareggiare i conti con il Galles (1-1) e portare i suoi fino al trionfo, di rigore. Contro uno così, caro stantuffo Dimarco, che per di più hai avuto Edin-gol compagno di squadra (Džeko nei due anni all’Inter ha segnato 21 gol in 69 partite), c’è poco da stare allegri ed esultare a vanvera. Vero che contro la Bosnia, n.71 del ranking mondiale, non perdiamo da trent’anni, ma non avevamo mai perso neppure con la Macedonia del Nord che la maggior parte degli italiani fino alla debacle azzurra (eliminazione alle qualificazioni dei Mondiali del 2022) non sapevano neppure dove si trovasse geograficamente parlando.
Contro la Bosnia oltre all’esperienza di Džeko e del difensore atalantino Sead Kolašinac (classe 1993), c’è da stare attenti alle geometrie di Ermedin Demirović, 28enne centrocampista dello Stoccarda e soprattutto all’imprevedibilità del mancino Kerim Alajbegovic, 18enne ala sinistra, scuola Leverkusen e attuale stellina del Salisburgo (già 7 reti nel campionato austriaco). Alajbegovic è stato l’uomo assist dell’1-1 al Galles e poi con la freddezza del veterano ha trasformato il rigore della vittoria. L’Italia un 2007 così non ce l’ha. E la gestione Gattuso, pur abbassando l’età media degli azzurri prosegue la tradizione italica, ovvero quella di un Paese per vecchi calciatori. Con l’Irlanda, solo sul 2-0 c’è stato il debutto di Marco Palestra, 21enne che l’Atalanta ha mandato a farsi le ossa al Cagliari, e il lancio del quasi coscritto Niccolò Pisilli che nella Roma di Gasperini ha trovato spazio soltanto dopo gli infortuni prolungati degli argentini Soulé e Dybala. Marco e Niccolò sono maggiorenni e vaccinati, ma per ora fanno panchina all’ombra dei veterani, ai quali è stato tassativamente chiesto di vincere e di riportarci ai Mondiali di Usa Messico e Canada 2026. Gattuso dopo l’atto I con l’Irlanda ha esultato come se avesse rivinto la Coppa del mondo, ma adesso a Zenica, per l’atto II si azzera tutto e si gioca un pezzo importante del suo futuro ma soprattutto c'è in ballo il destino del nostro calcio a livello internazionale. Rino sa bene che è vietato sbagliare e che il suo sogno è lo stesso di 60 milioni di italiani, e non può deluderli. Ribadiamo l’invito apotropaico: provaci ancora Ringhio.

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