La formula del Papa? Gerarchia, comando e obbedienza
Le parole usate da papa Leone ricevendo in udienza i carabinieri di Roma ci consegnano ciò di cui abbiamo bisogno. Nella società. Ma anche e soprattutto nella Chiesa, nei seminari, nei luoghi di formazione

Il diavolo è amante del disordine e della confusione. “Fare chiarezza” è il primo dovere di chi indaga dopo una tragedia. Papa Leone, ricevendo in udienza i Carabinieri di Roma, ha detto loro: «Voi siete militari e sapete bene che vuol dire gerarchia, comando, obbedienza. Queste parole le usiamo anche nella Chiesa trasformate dalla novità del Vangelo…». Eccola la magica formula che da tempo andiamo cercando per meglio servire Dio e gli uomini. Non sempre gli errori commessi sono frutto di cattive intenzioni. Al contrario, non poche volte accade che si sbagli per un eccesso di amore. È risaputo che il nostro è un tempo liquido. I liquidi non hanno forma, ma assumano, di volta in volta, quella del recipiente in cui vengono versati. Parafrasando, potremmo dire che queste persone non hanno spina dorsale. Il problema educativo è una vera emergenza. Gli esperti si danno da fare per trovare percorsi adatti per i bambini. Anche nella Chiesa il problema si fa sentire. Archiviate le antiche modalità per la formazione di chi si avvia al sacerdozio o alla vita consacrata, non sempre siamo riusciti a trovare strade alternative. Le vocazioni scarseggiano, i postulanti riflettono le fragilità dei loro coetanei, non è facile parlar loro di ordini e gerarchie. Come fare?
A riguardo, le ricette sono tante e tanto diverse tra loro. Uno dei problemi che, in ogni campo, si fa sentire, è l’abitudine di dividere l’umanità in buoni e cattivi; destra e sinistra; credenti e atei; tradizionalisti e progressisti; amici e nemici, dimenticando che la realtà è sempre più complessa e articolata di quanto appare a prima vista. È molto probabile che una persona che per tutta la vita ha affermato di avere difficoltà a credere in Dio, sul letto di morte mandi a chiamare un suo vecchio amico, prete. L’animo umano è un abisso. I formatori hanno il compito di calarsi in queste profondità e tentare di dare un nome a sensazioni, emozioni, gioie, paure, desiderio di fraternità, fragilità. Stati d’animo che, magari, nemmeno il diretto interessato sa interpretare. Essere accanto, accompagnare, incoraggiare, riprendere senza offendere, indicare la via senza pretendere di che venga per forza intrapresa. Di gerarchia, comando, obbedienza abbiamo bisogno nella società, ma anche e soprattutto nella Chiesa, nei seminari, nei luoghi di formazione. Le parole di papa Leone ci vengono in aiuto.
Distinguere, innanzitutto. Ho detto distinguere, non separare. Un padre non è, non deve essere, un semplice amico di suo figlio. Di amici, il ragazzo ne ha tanti, di padre uno solo. Se evapora questa importante figura, resterà un vuoto difficile da colmare. Unicuique suum. A ciascuno il suo. È bello, per noi preti, avere un vescovo che si fa compagno di viaggio, sia attento alle nostre esigenze più profonde, sia nostro amico e fratello. Senza mai cessare, però, di essere pastore, guida, esempio. E chi guida, deve fare attenzione: se sbaglia strada trascina nel baratro chi lo segue. Chi guida deve essere capace anche di riprendere, rimproverare, richiamare, punire se è il caso. Per amore, solo per amore. La gerarchia nella chiesa non è un optional, non un lusso. È servizio. Un indispensabile servizio di amore e di verità. Una chiesa locale senza il vescovo è orfana, come lo è la Chiesa universale senza il Papa. Gerarchia, comando, obbedienza: parole desuete, fraintese, bistrattate. Chi comanda deve tremare di fronte al compito che gli è stato affidato. Certo, l’abuso di potere si può nascondere ovunque; il delirio di onnipotenza può colpire chiunque. Siamo, in questi casi, nella patologia del potere che chi controlla deve assolutamente evitare. La santità sta nell’essere capaci di esercitare il potere come un servizio di amore. Il popolo pretende da chi sta più in alto che dia l’esempio; che metta in pratica quanto predica. Se sarà il primo a scendere in battaglia lo seguirà senza remore. «Studiatevi di farvi amare», consigliava san Giovanni Bosco ai suoi educatori. «Il Vangelo, lungo i secoli, ha permeato le strutture, i criteri, i modi di agire, e di pensare delle civiltà dove è penetrato. Lo ha fatto non con una rivoluzione violenta ma con una trasformazione pacifica, dall’interno, attraverso le coscienze, la conversione dei cuori», ha continuato il Papa. Se è accaduto ieri, possiamo stare certi che accadrà anche oggi. Grazie, Leone. Sei la nostra stella polare.
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