I fantasmi del "cantiere Italia" appaiono solo quando muoiono

Due lavoratori in nero, alle dipendenze di un’impresa edile che ufficialmente non operava da dieci anni, sono morti nei giorni scorsi. Per la sicurezza servirebbero più ispettori, più mezzi e strumenti
April 14, 2026
I fantasmi del "cantiere Italia" appaiono solo quando muoiono
Il luogo dell'incidente a Palermo: il cestello della gru su cui stavano lavorano gli operai deceduti, Daniluc Tiberi Un Mai, di 50 anni, e Najahi Jaleleddine di 41, è caduto finendo sulla tettoia del gommista e ha ferito un altro lavoratore/ ANSA
I “fantasmi” hanno avuto un nome, si sono concretizzati, solo quando sono precipitati a terra. Vivi solo dopo la morte. Daniluc Tiberi Un Mihai, cittadino romeno di 50 anni e Najahi Jaleleddine, tunisino di 41 anni. Lavoratori in nero per un’impresa edile che ufficialmente non operava da dieci anni. Fantasmi, appunto. Ma “concretamente” appesi in quel cestello appeso a un breccio meccanico a 25 metri d’altezza. Che “concretamente” si è piegato di colpo sbalzandoli a terra. Perché “concretamente” non avevano quei dispositivi di sicurezza che la legge molto “concretamente” prevede, obbliga a predisporre, per salvare vite. Ma le vite dei fantasmi sembrano diverse. Non meritano regole e sicurezze. E continuano a morire. Pochi giorni fa abbiamo ricordato Abdellah, 38 anni, algerino, morto anche lui precipitando da un’altezza di 15 metri senza alcuna protezione. Senza contratto, in un cantiere fuori legge a San Marcellino nel Casertano, assieme a una decina di altri operai, tutti “in nero”. Fantasmi apparsi solo dopo quella morte. Tutti fantasmi perché a loro non si offre altro. Ma quelle morti sono invece molto concrete, “operaicidi”, come è drammaticamente giusto chiamarli. Morti inaccettabili e intollerabili, ancor più in un Paese che al primo articolo della nostra bellissima e attualissima Costituzione scrive «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Tornando più volte sul tema. Articolo 4: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto». Articolo 35: «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni». Articolo 36: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». Democrazia, diritto, proporzionata, esistenza libera e dignitosa. Come cozzano queste parole con quei due “fantasmi” precipitati a terra da 25 metri. La Nostra “concretissima” Costituzione e due “concretissimi” cadaveri. I dati dell’Inail ci dicono che anche in questi primi mesi del 2026 la strage degli “operaicidi” non cala, anzi in alcune regioni, come la Sicilia, cresce molto. E tra i morti tanti “fantasmi”. Immigrati, spesso doppiamente “fantasmi”, irregolari e in nero, e quindi doppiamente sfruttati perché più fragili e ricattabili. Ma anche tanti italiani, vittime dello stesso sistema economico che risparmia in primo luogo sui lavoratori, sulle loro vite. Immigrati e italiani, “fantasmi” del lavoro costretti ad accettare, a subire. Non sono certo loro a scegliere di non lavorare in sicurezza. Ma ci accorgiamo di loro solo quando i “fantasmi” si concretizzano con la morte.
Il recente VI Rapporto del laboratorio sullo sfruttamento lavorativo realizzato dal Centro di ricerca interuniversitario l’Altro Diritto in collaborazione con la Fondazione Placido Rizzotto-Flai Cgil, segnala che in dieci anni di applicazione della “legge anticaporalato”, la 199 del 2016, sono state aperte 54 inchieste per sfruttamento nel settore delle costruzioni, 11 in più nel 2025 rispetto al 2024, ma ancora pochissime, appena il 5% del totale delle inchieste in tutti i settori economici (1.249 dal 2016 al 2025). Numeri sottostimati, che “restano confinati nella “cifra oscura” del sommerso”, si legge nel Rapporto. Nelle costruzioni e nella cura alla persona. E non è certo un caso che sono i settori dove si riscontra la maggiore incidenza di incidenti sul lavoro. E non è certo un caso che siano i settori dove maggiore è la presenza di lavoratori e lavoratrici immigrati. I doppiamente “fantasmi”. Quelli che scopriamo solo quando le morte li fa concretizzare. Troppo tardi. Dovremmo cercarli prima, investendo di più in prevenzione e controlli. Più ispettori, più mezzi e strumenti. Soldi davvero spesi bene, come tutti quelli che tutelano la vita. Senza aspettare che altri “fantasmi” precipitino dal decimo piano.

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