Sudare sui libri. Davvero!

In aula fa un gran caldo. Serve ritardare la prima campanella?
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September 1, 2026
Sudare sui libri. Davvero!
È settembre, l’autunno è alle porte ma gran parte d’Italia è ancora avvolta da un caldo torrido che non lascia tregua a nessuno. Compresi ai quasi otto milioni di ragazzi che si apprestano a tornare sui banchi di scuola. Nel nostro Paese gli istituti non sono attrezzati per le alte temperature, raramente hanno ventilatori e appena una manciata possono contare sull’aria condizionata. In queste condizioni le aule rischiano di trasformarsi in un forno. Pensate stare a 35 gradi per sei ore in una stanza in venti o trenta persone, vestiti con i pantaloni lunghi e magari persino coperti dal grembiule… Preoccupati dalla faccenda, nei giorni scorsi i sindacati hanno proposto di ritardare l’inizio delle lezioni: in alcune regioni, però, l’allarme è rientrato in tempo, grazie a un cambio di meteo; al Sud invece l’idea s’avvicina alla realizzazione. In Sicilia, per esempio, alcuni sindaci chiedono alla regione di posticipare la prima campanella al 21 settembre. Lo ha già fatto, firmando di suo pugno un’ordinanza, il primo cittadino di Rosolini. in provincia di Siracusa. Intanto per mettere un freno all’emergenza, il ministero dell’Istruzione ha investito venti milioni per installare – nei prossimi mesi – condizionatori nelle scuole. Ma la cifra non basta per attrezzare tutte le aule cui servirebbero. Subito.
Temperature eccezionali. Purtroppo no
Sui giornali, per strada e al bar, il caldo estremo che ha accompagnato l’Italia fino e ben oltre l’inizio di settembre viene ancora descritto come eccezionale. In realtà le temperature registrate in questo periodo sono sempre meno straordinarie: gli esperti concordano che il cambiamento climatico ha aumentato la probabilità di verificarsi di ondate di calore a partire da maggio – quando a scuola si va ancora – e fino a settembre inoltrato. Per questo motivo per mettere l’aria condizionata a scuola, a quelle di tutte le latitudini visto che le alte temperature colpiscono tutte le regioni, occorrerà affrettarsi. C’è da dire che negli ultimi quattro anni il numero degli edifici scolastici che hanno aggiunto un impianto di raffrescamento è raddoppiato; ciononostante oggi su quasi quarantamila istituti – è il calcolo ufficiale dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica, aggiornato all’anno scolastico 2024-2025 – hanno il condizionatore soltanto 2.835 scuole, ovvero il 7,20% del totale. E nemmeno qui il pericolo è scampato: la rete di condizionamento non sempre copre tutte le aule e si stima (non esistono, in proposito, calcoli ufficiali) che delle 365mila classi italiane siano attrezzate contro il caldo solo 26mila. Appena un’aula su 14.
I bambini i più accaldati
Il caldo nelle classi è una questione particolarmente seria: i bambini, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, si adattano alle alte temperature con più difficoltà rispetto agli adulti. Il loro organismo produce più calore in rapporto al peso ed è meno capace di disperderlo attraverso il sudore. E poi i più piccoli spesso non riconoscono subito la sete o i segnali di malessere e dipendono dagli adulti per bere, riposarsi o spostarsi in un luogo più freddo. Per tutti questi motivi, quando c’è un’ondata di calore, aumenta il numero di bambini che finiscono al pronto soccorso.
Contro l’inverno poca efficienza
Non attrezzate per l’estate, le scuole non sono messe meglio nemmeno per l’inverno. La maggioranza degli edifici – quasi sette su dieci – è scaldata a metano, un combustibile fossile che viene bruciato per scaldare l’acqua e distribuirla nei caloriferi e che, però, produce inquinanti e anidride carbonica. Quasi quattromila edifici, più di uno su dieci, risultano dotati delle caldaie a gasolio, ancora più inquinanti, mentre 41 usano addirittura l’olio. Solo 767 sono le scuole che dichiarano riscaldamenti elettrici, anche se non sappiamo quanti sono alimentati con fonti rinnovabili come pale eoliche o pannelli solari.

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