La febbre dei “cahiers de vacances”: così la Francia porta i compiti al mare (sfidando IA e smartphone)

di Daniele Zappalà, Parigi
Un rito nato quasi per caso nel 1933 è diventato un fenomeno nazionale da quasi 5 milioni di copie l’anno: tra nostalgia, desiderio di apprendere e bisogno di staccarsi dagli schermi, i quaderni estivi conquistano ormai anche gli adulti
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August 20, 2026
Fratello e sorella fanno i compiti della vacanze in tenda in Francia
Fratello e sorella fanno i compiti della vacanze in tenda in Francia / ALAMY
Se varcate la frontiera per qualche giorno di vacanza estiva in Francia, la loro presenza difficilmente potrà sfuggirvi. Basta entrare in un supermercato o fermarsi in una stazione di servizio autostradale, per imbattersi in grandi espositori molto vistosi pieni di fascicoletti coloratissimi, sormontanti magari da slogan come questo: «Quest’estate, decolla verso il successo!». Persino sulle spiagge, non è raro vedere gli stessi libriccini in mano a bambini, ragazzini, ma pure a qualche adulto. Oltralpe, i cahiers de vacances, ovvero le raccolte estive d’esercizi delle principali materie scolastiche, sono un’istituzione consolidata che non sembra affatto temere l’avvento dell’era digitale e dell’IA. Si tratta di compiti per le vacanze illustrati in modo allettante e dal taglio generalmente piuttosto ludico, da sfogliare e completare senza vincoli eccessivi, quasi con lo stesso piglio dei patiti di enigmistica. Furono inventati nel 1933 e da allora si sono vieppiù confermati come un grande fenomeno collettivo nazionale. Al punto che nel 2024, il volume complessivo si è avvicinato alla soglia dei 5 milioni di esemplari venduti, secondo una tendenza in crescita nell’ultimo decennio. Quasi il 90% delle vendite si concentra fra maggio e agosto. Una vera manna, dunque, per le case editrici capaci di sfruttare il filone d’oro. Nella scia di questo successo, nonostante la forte concorrenza, i prezzi si avvicinano a quelli dei libri tascabili, in media attorno agli 8 euro.
Ma perché spendere parte delle proprie vacanze a risolvere esercizi di matematica o d’inglese? Il fenomeno può sorprendere, soprattutto quando coinvolge anche gli adulti, come si è constatato negli ultimi anni. Ormai, le case editrici sfornano pure dei ‘quaderni’ esplicitamente rivolti «a tutta la famiglia». Certamente, i cahiers rispecchiano la centralità dell’universo scolastico nella società francese. Da sempre, è chiaro, tutto ciò può apparire un tantino pedante, soprattutto agli sguardi esterni. Ma di fatto, in un Paese in cui i risultati scolastici sono determinanti per l’accesso alle formazioni universitarie più richieste, è molto diffusa la preoccupazione di non dissipare del tutto, nelle settimane estive lontane dai banchi, quella voglia di apprendere che milioni di famiglie cercano pazientemente di trasmettere ai propri virgulti nel corso dell’anno di lezioni. Una preoccupazione rivolta soprattutto ai più piccoli, come conferma il ruolo trainante dei cahiers per gli alunni delle elementari. Per accrescere l’appetibilità dei fascicoli di esercizi, certi editori fanno ricorso, per le illustrazioni, pure a delle licenze di grandi marchi come Disney, o Dragon Ball.
I “cahiers de vacances” creati da una nota associazione francese, la DYS Positif – DYS+, che si dedica agli studenti con dislessia / FACEBOOK 
I “cahiers de vacances” creati da una nota associazione francese, la DYS Positif – DYS+, che si dedica agli studenti con dislessia
Nell’ottica di tanti genitori, i cahiers sono così divenuti una tappa e uno strumento irrinunciabili in vista della delicata rentrée di settembre. In questo senso, i fascicoletti illustrati svolgono indubbiamente pure una funzione rassicurante. Quasi come i bagnini sulle spiagge che vigilano sui rischi della balneazione. In certi casi, è proprio per affiancare i più piccoli e dare l’esempio che certi genitori scelgono a loro volta di buon grado di svolgere i compitini quotidiani sui cahiers, talora di difficoltà progressiva. Quelli esplicitamente rivolti agli adulti coprono ormai il 15% del mercato, in forte crescita. A volte, può trattarsi pure di una scelta legata a una dolce forma di nostalgia per un rito d’infanzia. Fra i meno giovani, ad esempio, sopravvive pure il ricordo degli anni Cinquanta dorati del decollo economico, quando i cahiers perfettamente completati permettevano pure di vincere dei premi anche importanti, come viaggi e persino automobili. Anche grazie a queste reminiscenze, oggi, prendere in mano un cahier è divenuto il simbolo di una Francia intramontabile. Più in generale, secondo certi sociologi, pesa pure il piacere di accantonare almeno un po’ in estate i terminali digitali, riassaporando i piaceri lenti legati alla manualità della scrittura.
In questo senso, la collana di maggior successo ha un nome, Passeport, divenuto doppiamente evocatore. Per i ragazzi, ciò ricorda l’importanza di non disperdere le nozioni per il seguito del proprio percorso d’apprendimento verso l’università. Per gli adulti, invece, il ‘passaporto’ in questione suona come un diritto estivo d’uscita dal perimetro della vita professionale, sempre pronta ad allungare i propri tentacoli, attraverso l’insieme dei canali digitali, anche durante le ferie. In certi casi recenti, come nelle serie speciali dedicate al ciclismo del Tour de France, i cahiers tendono ad allontanarsi decisamente dalla sfera scolastica, finendo per lambire di fatto sponde molto più simili a quelle dell’enigmistica pura. E dire che nel 1933, tutto cominciò quasi per caso. L’inventore dei cahiers, Roger Magnard, puntò inizialmente sul prodotto semplicemente per smaltire in qualche modo i propri stock invenduti di carta. Una scommessa divenuta con il tempo un vero fenomeno di costume nazionale.

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