La mia voce è solo mia
Il timbro vocale diventa un marchio. La strategia dei cantanti per proteggersi dalle copie dell’Ia

L’intelligenza artificiale sa creare tante cose apparentemente dal nulla mentre, in realtà, è solo un’ottima copiona. Prende qua e là quel che le serve per le sue creazioni: volete una canzone con la voce di Taylor Swift? È pronta in un attimo, parole, musica e – appunto – voce. Un falso, però, anche se ben fatto. Capite bene che questa capacità dell’Ia di replicare voci, immagini ed espressioni diventa un problema per attori, cantanti e doppiatori. Per tutelarsi, Taylor Swift ha registrato il suo timbro vocale come se fosse un marchio, in modo che nessuno possa riprodurlo senza il suo consenso. Proprio in questi giorni, l’italiana Giusy Ferreri è stata la prima cantante europea a seguire l’esempio della sua collega americana: anche lei ha trasformato la sua voce in un marchio depositato presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. In questo modo il timbro vocale diventa un bene protetto dalla legge, più facile da difendere dalle eventuali imitazioni o dagli utilizzi non autorizzati di cui è capace l’Ia. Che non agisce di propria volontà: a istruirla è un essere umano in carne e ossa, non sempre con buone intenzioni ■
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