La domenica in famiglia

di Sofia
Messa, pranzi, gite: i riti familiari nel giorno del riposo (se si riposa...). Ecco il nuovo numero della newsletter “Sofia” dedicata a genitori e figli
February 3, 2026
Un posteggio riservato alle famiglie in un supermercato
Un posteggio riservato alle famiglie in un supermercato
“Sofia” è la newsletter di Avvenire dedicata alla famiglia. Esce ogni due domeniche e vuole offrirti uno sguardo profondo ma leggero su quel luogo complicato, fragile, bellissimo che è la vita familiare. Ci trovi notizie, segnalazioni, curiosità, più spesso storie, testimonianze, riflessioni. Molte adatte a te, molte ai tuoi figli, piccoli e più grandicelli. Se non sei ancora iscritto, fallo subito: procedi con il login, poi vai nella sezione “newsletter” del nostro sito e clicca su Sofia. Bastano due minuti.  

Numero #8| 18 gennaio 2025

È difficile parlare di famiglia dopo i giorni di Crans-Montana. Abbiamo stampati negli occhi i volti sorridenti e pieni di vita delle ragazze e dei ragazzi inghiottiti nell'incendio della notte di Capodanno, abbiamo nel cuore l'angoscia dei loro genitori, dei nonni, dei fratelli e delle sorelle stretti attorno alle bare o appesi a un filo di speranza nel centro Grandi ustionati dell'ospedale Niguarda di Milano, dove da ormai tre settimane Sofia, Giuseppe, Kean, Leonardo e gli altri lottano per sopravvivere. Lì, in quell'attesa, le famiglie si sono come trasformate in una: ci si abbraccia, ci si consola, qualcuno prega.
Tra le immagini che più hanno commosso l'Italia nel giorno dei funerali delle vittime, proprio a Milano, c'è quella della mamma di Achille Barosi che davanti al feretro di suo figlio s'è messa a cantare sulle note di una canzone di Achille Lauro. Quando le hanno chiesto la ragione del gesto, la donna ha raccontato che cantare così, a squarciagola, soprattutto durante i tragitti in macchina, era una delle cose che faceva sempre col suo, di Achille. Un loro “rito”, tra madre e figlio.
La canzone in questione si intitola Perdutamente e sembra scritta apposta per i ragazzi di Crans-Montana. Se ti va, ascoltala.
I riti di famiglia, e la domenica che quasi tutti li racchiude, sono invece l'argomento di questa Sofia. Se ti sei perso i numeri precedenti, li trovi qui. Se ancora non sei iscritto, procedi con il login, poi vai sul sito di Avvenire nella sezione “newsletter” e clicca sul tasto dedicato.
Adesso cominciamo.

Ma che domenica

Sulle pagine di Avvenire in questi giorni abbiamo riaperto un dibattito che ci sta a cuore e che ritorna, ciclicamente da qualche anno a questa parte, ad animare più che altro il mondo produttivo: se la domenica, cioè, non andrebbe più lavorata e piuttosto si dovrebbe sottrarla alla logica del consumo, per restituirla alla famiglia. La discussione viene per lo più affrontata con categorie economiche o giuridiche, ma raramente con lo sguardo rivolto a ciò che accade davvero nelle case, e cioè nelle famiglie in carne ed ossa, che vivono attraversate da turni, riunioni, incombenze, spese, impegni sportivi dei figli e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, dibattiti (pur meritevoli) a parte, la domenica è davvero il giorno della famiglia? O meglio, riesce ancora ad esserlo? In mancanza di ricerche o statistiche in proposito – che tra l'altro auspichiamo possano presto essere realizzate –, noi lo abbiamo chiesto ad alcune persone di età e provenienza diversa. Ecco cosa ci hanno risposto.
«Assolutamente sì! Per noi il pranzo della domenica resta un punto fermo. Sono cambiate le case, i volti attorno al tavolo, ma non l’idea di ritagliarci un tempo per stare insieme senza fretta. Ricordo i pomeriggi trascorsi dai nonni, il privilegio di guardare la serie “Discoring” con gli zii più grandi, le chiacchierate e dei giochi da tavola. La tradizione s'è trasferita al nostro modo, mio e di mio marito, d’essere famiglia. E così ai bambini, che oggi sono già diventati ragazzi: è passato a loro quasi naturalmente che la domenica fosse un tempo riservato, tutto per noi, nello spazio privilegiato di casa nostra»
Anna, 52 anni, cartolaia a Piacenza
«La domenica è la domenica. Siamo in 4 fratelli, mia moglie è la seconda di 3 sorelle, più o meno tutti abbiamo figli. Noi due cominciamo con la Messa insieme ai piccoli. Poi tutti alla base, che è la casa dei miei col giardino. Qui arrivano zii, cugini, nipoti. L'appuntamento è per il pranzo, ma alcuni passano solo per l’aperitivo, oppure solo per il caffè, i più ritardatari per la merenda. Se manca qualcuno, trova il modo e il tempo di recuperare, o in giornata o la domenica dopo»
Matteo, 40 anni, ingegnere a Roma (con la grande famiglia Orsini)
«Nella memoria della mia famiglia c'è un'auto che la domenica sera dopo cena segue le curve di una strada secondaria in campagna, affiancata da fossi e alberi. Era il viaggio di rientro dopo il pomeriggio passato a casa dei nonni materni. Papà alla guida, mamma che faceva i programmi della settimana e io sul sedile posteriore seduto accanto a mio fratello piccolo. Lui seguiva con lo sguardo fuori dal finestrino la fila dei cipressi: grande, piccolo, grande, piccolo... Io, noi, siamo ancora quella cosa lì, siamo quel viaggio di ritorno la domenica»
Luca, 47 anni, dentista a Palmanova
Potremmo andare avanti a lungo, con queste testimonianze: c'è chi ci ha detto delle gite, chi delle lezioni di uncinetto con la zia, chi delle cucinate con mamme e nonne, chi dei tornei di carte o alla play-station. Chi è sconfortato per non riuscire più a portare i figli a Messa, chi invece ci riesce. C'è anche chi la domenica la rimpiange, perché è rimasto solo. Anche tu senz'altro avrai la tua domenica da ricordare e da raccontare: non un giorno in astratto del calendario fissato per dovere, o per abitudine, ma il momento concreto in cui la famiglia ha sempre ritrovato e continua a ritrovare uno spazio per se stessa e per darsi un significato.
In un mondo in disgregazione, d'altronde, i “riti” della famiglia – di cui la domenica è il contenitore privilegiato – tengono (l'ultimo rapporto del Cisf ha dedicato alla faccenda un capitolo): parlare, andare in profondità nelle cose, mangiare insieme, progettare una vacanza, sono ancora attività che sia i genitori che i figli reputano fondamentali non solo per le relazioni reciproche, ma anche per la formazione della propria identità, per essere felici, per interagire meglio con gli altri fuori da casa. E per queste attività serve un tempo “altro”, strappato all’efficienza e alla prestazione, non funzionale a qualcosa, gratuito.

Non importa che sia di domenica, se la domenica proprio non è possibile. Importa che una domenica, un tempo così, esista.
Importa che questo tempo torni, che si celebri, che sia sacro, che dica: qui ci siamo noi.

🧰 La cassetta degli attrezzi

A metà tra la bussola e l'archivio
Iperproduttività, aperture ad ogni costo, agende zeppe di impegni, figli sempre in movimento. Sembra che, infine, anche la domenica ci sia stata rubata.
Dati: in Italia oltre un terzo degli occupati lavora abitualmente nel fine settimana e circa 1 su 5 anche la domenica. Nei settori del commercio, della ristorazione, del turismo e della sanità, il lavoro festivo non è più un’eccezione ma la norma. Appuntamenti sportivi e agonistici si concentrano con oneri sempre maggiori nel giorno della festa.
Rischi: il tempo comune scompare, la famiglia rischia di ridursi a un incastro logistico (indifferenza, relazioni svuotate, ruoli precostituiti).
Opportunità: recuperare i riti familiari, non grandi eventi ma gesti ricorrenti capaci di generare appartenenza e memoria (passeggiate, film, giochi da tavola).
Concretamente, che si fa? Come si salva la domenica (e la domenica cristiana)?
Questo è il momento per fermarti e immergerti nella nostra raccolta di domande e risposte di senso fatta apposta per te. È un testo lungo, articolato, fatto per essere letto con calma, anche a più riprese. Riflettici su.

🖋️ Scritto in piccolo

Lo spazio a misura di bambino
Da sempre l’uomo usa la pelle come luogo di comunicazione. I tatuaggi – ma anche le scarificazioni – sono stati molto importanti nelle culture primitive: spesso disegni e cicatrici venivano impressi durante i riti che segnavano il passaggio all’età adulta, identificavano i guerrieri o rendevano evidenti le gerarchie. Un rito lo sono probabilmente ancora adesso. Perché, ieri come oggi, l’operazione è tutt’altro che indolore e, anzi, ci sono punti in cui gli aghi fanno un male cane: e chi sopporta il dolore? Chi è eroico, secondo i ragazzi. Di come i tatuaggi li fanno sentire, e dei rischi che sottovalutano, ha raccontato tutto la psicoanalista Maura Foresti ai lettori di PopUp, il mensile destinato ai preadolescenti, in un articolo che dovrebbero leggere (e anche tu, se vuoi).

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Famiglie sui social e in Rete 
Il fotografo Andrea Petinari
Il fotografo Andrea Petinari
Sono uno dei riti più silenziosi e tenaci, le foto di famiglia: album sfogliati, cornici sul mobile, immagini che tengono uniti i vivi e i morti, il passato e il presente. Andrea Petinari fa qualcosa di simile nello spazio pubblico: ferma le persone, le ascolta, le fotografa, restituendo dignità a legami, memorie, solitudini. Ogni volto che incontra è figlio, padre, madre. E ogni fotografia diventa un gesto che tiene insieme. Noi l'abbiamo incontrato.

⌛ Tempo al tempo

Cose da leggere, vedere, ascoltare e fare in famiglia
• Per i caregiver la domenica, spesso, non esiste: il prendersi cura di un familiare malato o disabile non chiude mai. Eppure la loro è la forma più radicale del dedicare tempo vero alla famiglia. Questa settimana il governo ha approvato un decreto che li riguarda: qui puoi leggere cosa prevede, qui invece Francesco Riccardi ti spiega perché è una svolta, ma non può bastare.
• Ci sono riti, o meglio abitudini, che fanno male. Uno studio di Harvard le ha messe in fila e – manco a dirlo – c'è lo smartphone.
• Anche merendine, hamburger e patatine fanno male. In Inghilterra è entrato in vigore da qualche giorno il divieto alla pubblicità in tv sul cibo spazzatura prima delle 21. Una norma di buonsenso. In Italia, però, non si fa nulla in proposito.
• A proposito di smartphone invece: li usano sempre di più anche i nonni, anche se a questi ultimi non fanno male come ai bambini. Che invece non dovrebbero toccarli prima dei 13 anni.
• Riti e abitudini della famiglia di Palmoli sono stati contestati dai giudici e dagli assitenti sociali, la vicenda la conosciamo bene. Questa settimana Avvenire ha intervistato il perito di parte della loro difesa, Tonino Cantelmi. Il suo punto di vista sulla vicenda è interessante.
• E un rito, per molte famiglie, era diventato quello di guardare insieme la serie tv campione d'incassi di Netflix Stranger things. Marco Erba spiega perché tutti i genitori, gli educatori e gli adulti in genere dovrebbero vederla.
• Tra l'altro un altro bellissimo articolo di Marco Erba, che di mestiere fa l'insegnante e scrive spesso di scuola su Avvenire, è diventato un cortometraggio e ora è candidato al David di Donatello. Si intitola Carolina. È la buona occasione perché tu, l'articolo in questione, lo legga.
• Sofia è ancora il nome preferito dagli italiani per una figlia femmina. Ne ha scritto il linguista Enzo Caffarelli sul sito della Treccani e vale la pena sapere perché (oltre che conoscere gli altri nomi più diffusi).

Il nostro padre ignoto e l'amica di Internet (aiuto, le tecnologie...)

Affrontare con i figli le sfide del mondo della Rete. Partendo dal presupposto che i primi a dover essere aiutati siamo noi adulti (ma chi può farlo?)

🗣️ La tua Sofia

La famiglia non si racconta da sola, servi anche tu
Hai una storia da raccontare? Una domanda da farci o una riflessione che vuoi condividere a proposito di tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora?
📩 Scrivici a sofia@avvenire.it
Grazie di averci aperto la porta di casa.
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Torneremo da te domenica 1 febbraio.
👋 Alla prossima!
— La redazione di Avvenire con Viviana Daloiso e in questo numero: Massimo Dezzani, Nicoletta Martinelli, Luciano Moia, Chiara Vitali

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