Diritto, nome e identità sono tre parole che sempre più spesso chi si interessa di onomastica, cioè dello studio dei nomi propri di persona e di famiglia (ma anche di luoghi, strade, marchi commerciali ecc.), trova sul proprio cammino. Il diritto all’identità è garantito dal nome (singolo o multiplo che sia, semplice o abbinato a un cognome). Non c’è identità senza nome.
Nei Paesi che furono colonizzati dagli Europei ha luogo da tempo il fenomeno del recupero dei nomi della propria tradizione linguistica e culturale, in grado di fornire una rinnovata identità anche ai siti geografici dei centri abitati, ai nomi dei mestieri, alle istituzioni. Lo stesso capita nell’Occidente industrializzato quando una potenza egemone impone il proprio repertorio onomastico che, dopo rivoluzioni o altri sconvolgimenti, viene spazzato via dalle nuove democrazie (e viceversa). Attualmente il processo più vivo in questo senso si registra – e non potrebbe essere altrimenti – nella de-russificazione onomastica dell’Ucraina.
Scambi e contagi
Ma in un mondo globalizzato i nomi si scambiano e si contagiano. Alcuni nomi internazionali ormai non esibiscono più un’identità precisa, non riconoscono più una sola patria. La distanza tra i continenti e tra gli Stati si riduce. I bambini portano talvolta i nomi di civiltà e lingue da cui i loro avi hanno preso le distanze da secoli o, al contrario, seguono tradizioni che si sono continuate senza interruzione dall’era antica o dal Medioevo. La fortuna dei nomi biblici nell’ultimo mezzo secolo ne è un buon esempio. Negli Stati Uniti, Paese di riferimento anche per le scelte onomastiche, tra i primi 10 nomi imposti con maggiore frequenza ai nuovi nati incontriamo Noah (ossia Noè, l’uomo dell’Arca), James (Giacomo), Mateo, Elijah (il più grande dei profeti dopo il Battista), Lucas e Benjamin; tra i primi 20 anche Levi, Ezra (profeta minore), Jack (curiosamente, diminutivo di John), Daniel, Samuel, Michael, Ethan (“vissuto a lungo” in ebraico. In Italia, sempre tra i maschi, sono analogamente d’origine biblica (Vecchio e Nuovo Testamento) Tommaso (terzo per frequenza), Mattia (il dodicesimo apostolo che sostituì Giuda), Gabriele (l’arcangelo dell’Annunciazione), Andrea (fratello di Simon Pietro) e nei primi 20 per frequenza risultano anche Matteo, Giuseppe, Samuele, appunto Pietro e Filippo; tra i primi 30 pure Giovanni, Noah, Elia, Davide, Michele, Gioele, Gabriel, Marco: più della metà. In àmbito femminile, accanto alla storia conta l’apprezzamento della bellezza, l’augurio di una vita felice; la classifica italiana, dominata negli ultimi 12 anni da Sofia, vola nel mondo fiabesco con Aurora e Ginevra, nel Medioevo con Beatrice e Matilde, nella tavolozza dei grandi pittori con Aurora, Bianca, Azzurra, Chiara, Celeste, Ambra, Giada, tra i fiori anche con Viola, Iris e Margherita e tra le stelle (notevole il successo odierno di Luna, Sole e Mariasole). Inoltre, attinge all’epica antica con l’esplosione recentissima di Enea, accompagnato da Lavinia e da Ascanio, o al lessico dei sentimenti, con Gioia, Gaia, Letizia, Diletta, Benedetta.
Gli onomaturgi, coloro che attribuiscono i nomi, sono per lo più i genitori. A mamme e papà è concesso di custodire questo diritto che va ricambiato con l’essere garanti della qualità del nome che porterà il figlio o la figlia. Occorre pensare con grande attenzione a questo privilegio che può suscitare nei figli soddisfazione e felicità ma anche sofferenze in età infantile e adolescenziale o per sempre.
Si chiameranno così tutta la vita
Quali consigli possono risultare utili sulla scelta del nome di una figlia o di un figlio? Care mamme e cari papà, evitate nomi imbarazzanti, strani, impronunciabili, legati a personaggi celebri che presto tramonteranno. È preferibile un nome non troppo diffuso né troppo raro. Se banale, il figlio o la figlia vivranno in mezzo a tanti omonimi. E se qualcuno di loro sarà più brillante e popolare, lui o lei resterà nell’ombra. Viceversa, con un nome rarissimo e sconosciuto, potrebbe essere preso in giro o frainteso. Certo, pochi di voi disporranno dei dati Istat aggiornati, ma in Rete si trovano varie classifiche e poi conta la vostra esperienza personale, basata sui nomi dei bambini che conoscete. Se lo desiderate, coinvolgete il fratellino o la sorellina maggiore, ma non date loro tutta la responsabilità. I piccoli conoscono i nomi degli amichetti dell’asilo, indicherebbero un nome di moda, magari già strausato. E poi potrebbero cambiare amici e avere presto a noia la prima scelta. Non va bene un nome troppo lungo se tale è già il cognome né troppo breve se la famiglia si chiama Bo o Fo. Evitate che l’accoppiata nome-cognome risulti buffa o ridicola, per esempio Massimiliano Stampachiacchiere, Pierferdinando Giuratrabocchetta o Gianalessandro Quondamangelomaria.
Saraconlacca e Abateconunabbissola
Non aggiungete una “h” o altre lettere inutili. La vostra Sarah sarà condannata per tutta la vita a specificare la grafia, il suo bel nome diventerà Saraconlacca. Specie se avete un cognome come Abate, che già vi costringe a specificare Abateconunabbissola… A proposito di cognomi, nel caso il vostro sia imbarazzante o troppo trasparente, specie se legato a una zona d’Italia ben riconoscibile, un nome di battesimo esotico non è consigliabile. Non si tratta di provvedere a un bilanciamento tra nome e cognome, ma di aprire la strada a un effetto che, almeno per alcuni, potrebbe risultare buffo: Chantal Pappalardo, Désirée Porcelli, Bryan Brambilla, Chloe Santonastaso, Nathan Bucalossi, Nicholas Strappaquerce, Kevin Taglialatela... Molto meglio, in questi casi, andare sul classico. Può risultare poco simpatico anche un nome che termina con la sillaba iniziale del cognome – Federica Carini, Angelo Lodi, Daniele Leone, Francesco Cozza – perché si rischia l’effetto balbuzie, come avevano già notato nel loro libro di onomastica gli scrittori di gialli Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Non è raccomandabile, poi, la stessa terminazione del nome e del cognome: l’effetto rima baciata si ha per esempio con Eleonora Bonora, Elisa Schisa, Riccardo Pardo, Francesco Tedesco, Guido Fido. Inoltre, considerate se sia una buona decisione porre come nome il singolare del vostro cognome – Martina Martini, Leonardo Leonardi, Valentino Valentini ecc. – o ripetere il cognome preposizionale: Lorenzo Di Lorenzo, Angela D’Angelo, Francesco De Francesco. Evitate senza indugio, poi, un nome che sia già contenuto identico nel cognome: Gianni Giannitrapani o Giorgia Giorgialongo, Franca Francavilla o Carlo Carlomagno possono dar luogo a confusioni ed equivoci.
I nomi dei gemelli
Nel caso di figli gemelli, valgono grosso modo le stesse considerazioni presentate sin qui. Ma con una differenza: che i nomi dei gemelli dovrebbero essere bene accostati e suonare bene. Ciò non obbliga a utilizzare la stessa lettera o sillaba iniziale o finale. Certo, attribuire nomi assai simili tra loro è una tentazione forte e più che accettabile, ma senza esagerare, evitando cioè l’effetto Bibì e Bibò (dai famosi personaggi del «Corriere dei piccoli»). Gli sdoppiamenti possono destabilizzare. Evitate di accontentare un nonno o una zia, se avete già deciso che poi chiamerete il figlio o la figlia in altro modo. Se siamo convinti che l’identità è importante, anzi fondamentale, concorderemo che gli sdoppiamenti possono scontentare tutti. Se scegliete il nome del nonno, tradizione ancora molto viva specie nel Sud d’Italia con il primogenito maschio a rappresentare la continuità della famiglia, appena possibile ditegli il motivo della decisione. Potrà sentirsi orgoglioso oppure no, ma almeno saprà che avete avuto una buona ragione. E, appunto, spiegate sempre ai figli i nomi assegnati. Anche se la ragione è banalmente: «Ci piaceva, è un bel nome». Ho conosciuto tanti ventenni che alla loro età non sapevano rispondere alla domanda: «Perché ti chiami così?».
Se poi per disgrazia avete perso un figlio, non date al nuovo nato lo stesso nome. Il secondo si sentirà per tutta la vita paragonato al primo e avrà il sospetto che se il fratello o la sorella non fossero scomparsi, lui o lei non sarebbero stati messi al mondo.
Discutete liberamente in famiglia del nome. Può essere un’occasione per conoscersi meglio. E chiedete a parenti e amici. Ma senza farvi influenzare troppo. Il figlio o la figlia sono i vostri!
In conclusione, riflettiamo sul fatto che non esistono nomi belli e nomi brutti, il gusto è personale. Si dice in genere che i fattori dietro l’attribuzione di un nome sono l’eufonia (il “bel suono”), l’originalità, la funzionalità, il desiderio di omaggiare o ricordare qualcuno. Ma il consiglio più utile è quello di utilizzare al massimo grado il buon senso. Ne verrà allora fuori un nome eufonico, originale, funzionale al quale il nuovo nato o la nuova nata
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