Al campo base di CasaOz, dove le famiglie (d'estate) vengono aiutate a ritrovarsi

Da quasi vent’anni il progetto nel Torinese accoglie bambini e ragazzi con malattie e fragilità insieme ai loro genitori in un luogo dove la cura nasce dalla condivisione
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June 20, 2026
Al campo base di CasaOz, dove le famiglie (d'estate) vengono aiutate a ritrovarsi
CampobaseOz / Rossella Donderi
Cinque settimane per esplorare le emozioni, imparare a riconoscerle e condividerle. È questo il filo conduttore di CampobaseOz 2026, il progetto estivo di CasaOz (associazione nata a Torino) dedicato a bambini e ragazzi che vivono situazioni di malattia, disabilità o fragilità. Non un semplice centro estivo, quindi, ma un’esperienza educativa costruita attorno alla relazione, all’autonomia e alla possibilità di sentirsi parte di una comunità. Quest’anno il viaggio attraversa cinque emozioni fondamentali – gioia, rabbia, tristezza, disgusto e paura – accompagnato dalla figura dell’Uomo di Latta, personaggio simbolo del Mago di Oz, universo narrativo da cui CasaOz trae ispirazione fin dalla sua nascita. Un percorso – quello del Campobase – che invita tutti e tutte a scoprire che la fragilità non è qualcosa da nascondere, ma una dimensione da accogliere e attraversare insieme agli altri.
Dietro CampobaseOz c’è una realtà che da quasi vent’anni lavora accanto a bambini e famiglie segnate dalla malattia, costruendo spazi in cui la quotidianità torna a essere occasione di benessere, incontro e crescita. Perché quando una diagnosi irrompe nella vita di un figlio, a essere coinvolta non è solo una persona, ma un intero nucleo familiare. «Siamo ormai vicini ai vent’anni di CasaOz: nel 2027 festeggeremo questo importante traguardo», racconta Enrica Baricco, Presidente e Fondatrice FondazioneOz. «Quando abbiamo aperto, l’idea era quella di creare un luogo quotidiano per famiglie con figli affetti da qualsiasi tipo di malattia, perché la malattia crea sempre una frattura e interrompe la normalità. CasaOz nasce proprio in questo solco, per aiutare le persone a sentirsi nuovamente dentro la vita. È ciò che chiamiamo la quotidianità che cura».
Una quotidianità di gesti semplici ma essenziali, immersa in un luogo circondato dal verde e dalla bellezza, dove bambini e ragazzi possono studiare, fare teatro, partecipare ad attività educative e ricreative, accompagnati da educatori, operatori e volontari. «Anche di fronte alla sfortuna – spiega la presidente – ogni bambino ha il diritto di fare le stesse esperienze degli altri». L’attenzione, però, non si ferma ai più piccoli. In questi anni CasaOz ha imparato che la malattia di un bambino coinvolge inevitabilmente tutta la famiglia: «La malattia trascina genitori, fratelli e sorelle in un vortice che cambia ogni equilibrio. Molto spesso sono le madri a ritrovarsi sole ad affrontare ricoveri, terapie, degenze e interruzioni del lavoro per seguire il figlio. La malattia interrompe vite».
Per questo il lavoro della struttura è rivolto anche agli adulti, offrendo occasioni per recuperare spazi personali che spesso sembrano scomparire. «Bere un tè in tranquillità, partecipare a una seduta di shiatsu, fare yoga, dedicarsi a sé stessi per un momento. Sono piccole cose, ma rappresentano una riconquista importante». Un ruolo che CasaOz definisce di “facilitazione”: creare cioè occasioni di incontro tra famiglie che, pur provenendo da contesti diversi, scoprono di condividere paure, difficoltà e bisogni comuni. La stessa logica ha portato alla nascita delle residenze dedicate alle famiglie costrette a trasferirsi per seguire le cure dei figli. «Negli anni abbiamo capito che servivano anche luoghi in cui accogliere le famiglie provenienti da lontano», spiega ancora Baricco. «In alcuni casi queste famiglie sono riuscite a costruirsi una nuova vita, trovando un lavoro e una propria autonomia».
Autonomia che resta uno degli obiettivi principali anche per i ragazzi e le ragazze di CasaOz. «Ricordo un ragazzo con gravi difficoltà motorie e visive. All’inizio dipendeva completamente dagli altri. Oggi la gioia più grande è vederlo arrivare da solo da noi dopo la scuola. È questo che ci emoziona: vedere le persone crescere e conquistare nuovi spazi di libertà», dice Baricco. CampobaseOz nasce dall’esperienza dell’estate ragazzi di CasaOz, avviata nel 2009. «Durante il Covid l’abbiamo tradotta in Campobase», racconta Baricco, «come in montagna, quando arrivi al campo base, riprendi le forze e ti prepari a ripartire». Per l'edizione 2026 la scelta è caduta sulle emozioni. «Ci è sembrato che non ci fosse nulla di più importante. Imparare a riconoscerle, distinguerle e attraversarle è fondamentale per tutti, e in particolare per bambini e ragazzi che vivono situazioni di fragilità, così come per le loro famiglie».
Un percorso – quello del Campobase – che si sviluppa attraverso attività concrete, dall’orto al gioco, dal contatto con la natura agli spazi aperti, lontano dai ritmi e dalle regole della scuola. E che trova una sua espressione anche nella RedazioneOz e nel TgOz, il telegiornale realizzato dai ragazzi insieme a giornalisti, videomaker ed educatori. «Non è soltanto un laboratorio: è uno strumento che permette ai ragazzi di osservare, raccontare e interpretare la realtà. È il nostro modo per dare loro una voce e renderli protagonisti». Tra le emozioni che attraversano le storie accolte da CasaOz, la presidente individua soprattutto un sentimento: lo smarrimento. «Quando la malattia entra nella vita di una famiglia si perde l’orizzonte. C’è bisogno di conforto, ma soprattutto di ritrovare una direzione. Bisogna ricostruire il mondo intorno a sé». Per questo diventa fondamentale creare luoghi in cui sentirsi di nuovo a casa. «Più una persona si sente a casa, più si sente libera di mostrare anche le proprie fragilità».
Ed è proprio la fragilità, spesso percepita come un limite, a trasformarsi in una risorsa condivisa. «Qui la fragilità non viene nascosta. Anzi, viene riconosciuta come parte della vita. E riuscire ad attraversarla e superarla diventa una forza». Una visione che trova la sua sintesi nell’immaginario del Mago di Oz e nella scelta dell’Uomo di Latta come guida simbolica di questa edizione. «Nel mondo di Oz ogni personaggio sente di avere una mancanza: chi pensa di non avere coraggio, chi intelligenza, chi cuore. Eppure è proprio grazie all’incontro con gli altri che ciascuno scopre le proprie risorse. In fondo a tutti noi manca qualcosa. Ma quando ci si incontra, si condividono le proprie fragilità e si cammina insieme, si riesce ad andare molto più lontano di quanto si può immaginare».

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