
L’innovazione cerca (e trova) respiro nel capitale privato. Dal 2020 ad oggi, nonostante la pandemia e la situazione geopolitica globale instabile, Neva SGR – società di venture capital gestita totalmente dal Gruppo Intesa Sanpaolo – è riuscita a raccogliere complessivamente 600 milioni di euro di capitale, tramite i sei fondi di venture capital che gestisce: Neva First, Neva First Italia, Fondo Sviluppi Ecosistemi di Innovazione, Neva II, Neva II Italia e Fondo Neva II Parallelo Lombardia.
La SGR ha presentato oggi alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, in occasione del meeting annuale intitolato “Connettiamo l’innovazione alla crescita”, i risultati di sei anni di attività di fronte a rappresentanti del settore industriale, investitori e fondatori di start-up. La destinazione finale dei fondi raccolti finora? Supportare società altamente innovative in Italia e all’estero e ampliare i fondi italiani dedicati allo sviluppo dell'innovazione.Il bilancio delineato dall’amministratore delegato Mario Costantini e dal presidente Luca Remmert delinea una strategia mirata: 273 milioni di euro sono già stati investiti in oltre 50 realtà, tra società ad alto contenuto tecnologico in Italia e all’estero. Inoltre, Neva SGR ha incassato 55 milioni di euro dalle vendite di quote societarie a seguito della loro valorizzazione. «I nostri fondi di venture capital sono tra gli strumenti più efficaci e trasparenti per consentire agli investitori di accedere e contribuire all’innovazione attraverso un adeguato livello di diversificazione del rischio», ha commentato Remmert, presidente di Neve SGR, a margine del meeting.
Al di là delle cifre di bilancio, l’evento ha messo in luce le tendenze industriali su cui si stanno concentrando i capitali di rischio italiani. Il portafoglio di Neve SGR spazia infatti dai settori tradizionalmente presidiati dal venture capital ad ambiti ad alta intensità di capitale scientifico e infrastrutturale. Sul fronte delle scienze della vita e della medicina personalizzata figurano realtà come Tr1x, AAVantgarde Bio e Kamau Therapeutics, aziende impegnate nello sviluppo di terapie geniche e cellulari per malattie rare e patologie autoimmuni. Nel comparto dell’economia spaziale e delle infrastrutture di comunicazione orbitale operano D-Orbit e Leaf Space. La transizione energetica è invece rappresentata da Energy Dome, specializzata nell'accumulo di energia a lunga durata tramite la valorizzazione dell’anidride carbonica. Completano il quadro le piattaforme digitali XFarm Technologies e Desk Bird, che si occupano rispettivamente della digitalizzazione della filiera agricola e di strumenti per la gestione aziendale.
L’obiettivo della promozione dei fondi di venture capital non risponde solo a logiche di rendimento finanziario e diversificazione del rischio per gli investitori, ma vuole creare nuove filiere industriali che si integrino con il tessuto economico e produttivo europeo. «Se vogliamo che il nostro Paese continui a essere protagonista nel futuro, dobbiamo contribuire alla nascita e allo sviluppo di nuove filiere industriali e tecnologiche, individuando e supportando imprenditori e aziende che abbiano la visione, il talento e la capacità di diventare i campioni di domani», ha concluso Remmert.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di AvvenireTemi






