Start up, dal 2012 al 2024 generati quasi 244mila nuovi posti
Rallenta la crescita degli occupati rispetto agli anni precedenti, ma il sistema si consolida. Aperte le iscrizioni a "Brava Innovation Hub" e al Premio Miotto

Negli ultimi anni l'Italia ha visto nascere migliaia di nuove iniziative imprenditoriali legate all'innovazione, ma la loro crescita continua a scontrarsi con un limite ricorrente: la difficoltà di reperire capitali e competenze nelle primissime fasi. Secondo i dati aggiornati a gennaio 2026 dell'Osservatorio Start Up Innovative di Cribes, l’Italia conta 11.090 start up innovative, in calo del 4,2% rispetto al 2024 quando erano 11.565. Le start up innovative a conduzione femminile o a partecipazione femminile sono 1.052, mentre le imprese la cui media delle età dei soci e degli amministratori è inferiore a 35 anni sono 3.690. L’area con la concentrazione maggiore di realtà innovative è il Nord-Ovest (36,9%), seguito da Sud e isole (27,8%), Centro (19,1%) e Nord Est (16,2%). La regione italiana che presenta il maggior numero di start up innovative è la Lombardia con una percentuale pari al 29,1%, seguita dalla Campania (12,4%) e dal Lazio (11,4%). I settori con la percentuale maggiore di realtà innovative sono quelli che fanno riferimento all’attività di programmazione informatica (39,3%), di ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle altre scienze naturali e dell’ingegneria (11,4%), e le attività dei portali di ricerca sul web (4,9%). Nel 2025, il 26,7% delle start up innovative in Italia presenta un livello di digital attitude medio-basso, indicando che queste imprese investono poco o nulla in digital marketing, digital transformation e nell'utilizzo di Internet come canale per il business. Il 13,2% ha un livello medio, mentre quello del 18% è basso. L'innovation score, che valuta il livello di innovazione delle imprese, mostra che per il 35% del campione il punteggio è medio-alto. Il 26,1% si colloca su un livello medio, mentre il 17,7% presenta un livello alto.
Dal 2012 al 2024 le start up hanno generato quasi 244mila nuovi posti di lavoro. Il report L’impatto occupazionale delle start up innovative italiane tra il 2012 e il 2024, curato dal Centro studi di Assolombarda, in collaborazione con l’Area Life Science, Healthcare & Startup di Assolombarda, ha analizzato le 24.261 start up ed ex startup attive in Italia. Mentre l’Associazione InnovUp, partendo dalla ricerca e aggregando i dati di alcuni importanti studi e ricerche di settore, ha stimato che nel 2024 la filiera dell’innovazione italiana ha comunque mobilitato risorse per un valore complessivo di 6,95 miliardi di euro. Questo dato comprende 1,5 miliardi di investimenti di venture capital, 750 milioni dedicati all’Open Innovation, 700 milioni di prestiti garantiti dal Fondo di Garanzia e quattro miliardi di euro di fatturato generato dalle realtà coinvolte. Queste risorse hanno permesso di abilitare 32.724 persone. Sul lungo periodo, nel decennio 2012-2024, il valore mobilitato dalla filiera dell’innovazione italiana hanno raggiunto quota 46,95 miliardi di euro. «Questi dati testimoniano il salto di qualità che la filiera italiana dell’innovazione ha compiuto negli ultimi anni: la crescita degli investimenti, l’ampliamento delle risorse mobilitate e l’impatto sulle persone abilitate dimostrano che il settore è sempre più maturo e ha un ruolo trainante per l’occupazione e la competitività del Paese. Ora la sfida è capitalizzare su questi risultati, continuando a sostenere politiche di investimento, strumenti di supporto e collaborazione tra pubblico e privato, affinché si possa generare ancora più valore diffuso sul territorio e opportunità concrete per il mercato del lavoro», ha spiegato Chiara Petrioli, presidente di InnovUp e ceo della scale-up WSense.
Dal punto di vista dell’occupazione, queste start up hanno creato 68.526 posti di lavoro e coinvolto 104.687 soci distinti. I posti di lavoro creati dalle startup rappresentano il 4% dell’aumento occupazionale italiano nel periodo 2012-2024. L’incremento occupazionale nei primi cinque anni di vita delle start up e delle ex startup innovative è stato di +219%, mentre per il totale delle nuove imprese la crescita si attesta a +113%. Questi dati confermano il ruolo chiave delle nuove realtà. La crescita degli occupati, dal 2018 al 2023 stabile tra il 20% e il 30% annuo, ha registrato un indebolimento negli ultimi anni, con un aumento del 13% nel 2023 e solo del 4% nel 2024: un rallentamento dovuto principalmente a una stabilizzazione nel numero di start up ed ex startup attive, dopo diversi anni di continua crescita. L’80% delle start up ed ex start up ha comunque mantenuto stabile o incrementato il numero di dipendenti nel corso dell’ultimo anno finanziario. Inoltre, l’incremento occupazionale delle start up resta superiore rispetto alle nuove imprese non innovative: analizzando le coorti di start up nate tra il 2018 e il 2019, si rileva un aumento dei dipendenti rispettivamente del 229% e del 209% nei primi cinque anni di vita, un dato nettamente superiore a quello del totale delle nuove imprese secondo Istat (+113% nel 2018).
«Dati significativi, che evidenziano un ecosistema innovativo in costante evoluzione, in grado di generare valore condiviso e posti di lavoro specializzati. Oltre alle cifre, traspare un segnale netto: supportare l'imprenditoria innovativa rappresenta una strategia di politica industriale e sociale. Dove c'è innovazione, prospera la crescita e nascono opportunità lavorative di alto livello che sono e saranno essenziali per garantire la crescita economica e la sostenibilità del nostro Paese nel medio/lungo periodo», ha dichiarato Giorgio Ciron, direttore di InnovUp e direttore dell'Area Life Science, Healthcare & Startup di Assolombarda.
Gli oltre 68mila dipendenti si rivelano particolarmente concentrati in un gruppo ristretto di start up. Il 92,4% delle imprese innovative è infatti micro, con meno di dieci addetti o addirittura nessuno per il 56,7% delle aziende analizzate, mentre le piccole e medio-grandi, con oltre dieci addetti, pur essendo solo il 7,6% del totale, generano il 67,3% dell’occupazione totale. Oltre ai dipendenti, nel 2024 sale a 104.687 il numero di soci distinti coinvolti, con una prevalenza di persone fisiche e famiglie, 88,8 mila, mentre gli investitori corporate di medie e grandi dimensioni restano una minoranza. Si registra invece una crescita delle start up che ricevono investimenti da fondi di private equity, venture capital e incubatori, che arrivano a quota 993. Dal punto di vista dei risultati economici, il fatturato totale stimato per il 2024 è di 14,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 13,4 miliardi del 2023, mentre il valore aggiunto raggiunge i 3,7 miliardi di euro (3,3 nel 2023). La produttività, misurata come valore aggiunto per dipendente, sale a quasi 53 mila euro, con un incremento del 47% rispetto al 2019.
A queste performance hanno contribuito anche 13 nuove “Gazzelle”, ovvero imprese con aumenti di fatturato o dipendenti superiori al 20% per tre anni consecutivi nei primi cinque anni di vita. In totale, nel nostro Paese ci sono 75 “Gazzelle” ancora attive tra le startup ed ex-startup, che al 2024 hanno creato 4.872 posti di lavoro, con una dimensione media di 74 dipendenti, e che vantano anche importanti risultati economici, con un fatturato medio di 11,6 milioni di euro e un valore aggiunto medio di 5,1 milioni di euro.
Negli ultimi anni, però, il contesto è cambiato rapidamente. Manager, imprenditori seriali e professionisti del digitale hanno introdotto un approccio più tecnico e consapevole all'early-stage investing, sostenuto da una crescente domanda di formazione avanzata e percorsi dedicati alla valutazione delle start up. Un esempio è il Business angel summit, l'iniziativa nata da Startup Geeks, per offrire strumenti concreti e occasioni di dialogo tra investitori esperti e nuovi operatori del settore, contribuendo a diffondere una cultura dell'investimento più solida e collaborativa, condizione essenziale per colmare il divario con gli ecosistemi europei più maturi. «La formazione e la costruzione di reti solide sono oggi la leva decisiva per accrescere l'impatto del capitale informale in Italia. Stiamo assistendo alla nascita di una generazione più consapevole, che investe tempo oltre al capitale e che riconosce il valore del lavoro condiviso. Non servono più investitori soltanto numerosi, ma investitori preparati: capaci di collaborare, scambiare competenze e strutturare un vero dialogo professionale. E' questa maturità collettiva che può davvero trasformare il primo miglio dell'innovazione italiana», ha sottolineato Manuel Urzì, coo e head of growth di Startup Geeks. Dall'incrocio di queste dinamiche emerge un nuovo modello di investitore: più tecnico, più consapevole, più radicato nel territorio e allineato agli standard europei. È il modello dello smart capital, una forma di investimento che non si limita a sostenere un progetto, ma partecipa in modo attivo alla sua costruzione. L'Italia non punta necessariamente a diventare il mercato più grande, ma sta lavorando per diventare uno dei più qualificati. Se questa traiettoria sarà consolidata attraverso politiche più efficaci, reti professionali integrate e percorsi di formazione avanzata, il Paese potrebbe ridurre rapidamente il divario con gli ecosistemi più maturi e, su alcuni fronti, come la qualità dell'accompagnamento, la diversità degli investitori e l'impatto territoriale, diventare un riferimento. La trasformazione non riguarda solo le competenze, ma anche la composizione della comunità degli investitori informali. Parallelamente alla crescita professionale, l'Italia sta registrando un aumento della presenza femminile: oggi le donne rappresentano il 14% dei business angel attivi, una quota in crescita rispetto agli anni precedenti e indicativa di una maggiore apertura del settore. Allo stesso tempo si rafforza l'attenzione verso progetti con impatto sociale e territoriale, con sempre più investitori che orientano le proprie scelte non soltanto in base alle metriche finanziarie, ma al valore generato per i territori e per le comunità. Questa diversità si riflette direttamente sulla qualità degli investimenti. Le startup sostenute da gruppi di investitori eterogenei mostrano una maggiore resilienza, una migliore capacità di analisi e una più alta probabilità di superare le prime fasi critiche. La diversità, dunque, non è un elemento marginale: è un fattore competitivo che rafforza l'intero ecosistema e amplia la capacità del Paese di attrarre talenti.
Aperte le candidature a "Brava Innovation Hub" e al Premio Miotto
Con l’open call di Roma, aperta fino al 3 marzo 2026, parte ufficialmente Brava Innovation Hub, il programma di accelerazione dedicato a start up, micro e piccole imprese a leadership femminile, promosso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy e realizzato da Invitalia, in collaborazione con Tree (Gruppo Opinno Italy), Fabrick e SheTech. Brava Innovation Hub è parte di Imprenditoria Femminile, il programma finanziato dal Mimit con risorse del Pnrr - Next Generation EU e gestito da Invitalia, che punta a diffondere la cultura imprenditoriale tra le donne e ad aumentarne la presenza nel mondo del lavoro e dell’impresa, soprattutto negli ambiti scientifici e tecnologici. L’edizione di Roma inaugura un percorso nazionale articolato in tre programmi di accelerazione che si svolgeranno nel corso del 2026 anche a Novara e Salerno. L’obiettivo è accompagnare complessivamente 30 imprese femminili in un percorso strutturato di crescita e posizionamento sul mercato per sviluppare strategie di crescita solide. Le imprese ammesse avranno accesso a: un grant di 40mila euro; oltre 60 ore di mentoring individuale con esperti del mondo imprenditoriale, tecnologico e finanziario; formazione avanzata su strategia di business, finanza, marketing, comunicazione, aspetti legali e leadership; spazi di lavoro dedicati, attività di networking, business matching e open innovation; tre momenti chiave di confronto e visibilità: evento di apertura, Benchmark Day e Demo Day finale con investitori e partner. L’open call è rivolta a società costituite da non più di 60 mesi in cui le donne detengono almeno il 50% del capitale sociale e costituiscono la maggioranza dei soci oppure detengono almeno il 50% delle quote di partecipazione e dei ruoli negli organi amministrativi dell’impresa. È prevista una premialità per le imprese in cui le donne detengono almeno i due terzi del capitale e dei ruoli negli organi amministrativi. Il programma di accelerazione di Roma si svolgerà dal 13 aprile al 10 luglio 2026. Le candidature possono essere presentate fino al 3 marzo 2026 secondo le modalità indicate nel Regolamento disponibile sulla pagina dedicata del sito Imprenditoria Femminile.
Dopo il successo dell’edizione 2024 - che ha registrato oltre 86 candidature provenienti dall’intero territorio nazionale (di cui 21 dal Veneto) - sono aperte le iscrizioni per l’VIII edizione del Premio Start Up d’Impresa Luciano Miotto, iniziativa ideata da t2i - Trasferimento Tecnologico e Innovazione, società consortile partecipata dalle Camere di Commercio di Treviso-Belluno | Dolomiti, di Verona e di Venezia-Rovigo, in ricordo dell’ingegnere Luciano Miotto, imprenditore visionario, aperto al futuro e all’innovazione, prematuramente scomparso nell’estate del 2018. Il progetto nasce con l’obiettivo di promuovere la digitalizzazione e l’innovazione italiana, incoraggiando la sinergia tra startup, centri di ricerca e imprese, favorendo in particolar modo le giovani startup innovative con il maggior potenziale di crescita. Una missione che, da sempre, vede impegnata t2i tramite l’azione dell’Incubatore Certificato, il primo Incubatore certificato pubblico partecipato completamente dal sistema camerale veneto (accreditato presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy): nel 2025 sono state infatti 62 le start up e le pmi innovative supportate e oltre 700 ore di consulenza personalizzata per l’avvio di nuove imprese. Aperto a progetti imprenditoriali innovativi e digitali provenienti da tutta Italia, il bando è rivolto a singole persone, team di progetto o nuove imprese che offrano o intendono offrire soluzioni innovative nei seguenti settori: Hi-tech&Digital; industria 5.0 e intelligenza artificiale; innovazione sociale ed economia circolare; tecnologie e innovazione per l’internazionalizzazione; sostenibilità ambientale, economica e sociale; Green economy. Sempre nell’ambito di questa edizione, torna anche il Premio Speciale Start up Femminile, nato per conferire un riconoscimento alle giovani imprese il cui nucleo (soci e quote di partecipazione) è composto almeno al 51% da donne. Novità di quest’anno, invece, il Premio Speciale Sostenibilità, promosso dalla Camera di Commercio di Treviso-Belluno Dolomiti, che testimonia la volontà dell’Ente camerale di integrare la sostenibilità come motore di innovazione e competitività. I soggetti interessati possono presentare la propria candidatura entro il 13 febbraio 2026, compilando l’apposito form scaricabile a questo link e inviandolo all’indirizzo mail incubatore@t2i.it. Per maggiori dettagli sul regolamento e la modalità di partecipazione al concorso, è possibile consultare il bando a questo link.
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