Politiche più efficaci a sostegno dell’imprenditorialità
Italia al 30esimo posto su 48 Paesi per tasso di attivazione. Quasi un italiano su cinque vorrebbe avviare un’azienda, ma solo una parte riesce a farlo. L'Universitas Mercatorum presenta il "Rapporto Gem"

L’Italia si posiziona al 30esimo posto nel ranking globale del Gem-Global entrepreneurship monitor per propensione all’imprenditorialità. Nonostante il recupero registrato dopo la crisi pandemica, il Paese continua a scontare un ritardo strutturale rispetto alle principali economie avanzate. Nel contesto italiano, i dati mostrano una stabilizzazione delle iscrizioni di nuove imprese rispetto al 2024, dopo la ripresa osservata nel biennio 2024-2025: dalle oltre 400mila nuove iscrizioni del 2010 si è passati a circa 325mila nell’ultimo biennio. Il ridimensionamento interessa soprattutto il comparto manifatturiero, dove le nuove iscrizioni sono scese da oltre 21mila a meno di 13mila, mentre i settori ad alta tecnologia mostrano segnali di maggiore vitalità, trainati in particolare dalle attività dei servizi. È quanto emerge dal Rapporto Gem Italia 2025-2026 presentato da Universitas Mercatorum - l’Università delle Camere di commercio italiane del Gruppo Multiversity - a Roma, presso gli Horti Sallustiani, nell’ambito dell’evento L’imprenditorialità per la crescita del Paese.
L’indagine Gem evidenzia la necessità di adottare in Italia politiche più efficaci a sostegno dell’imprenditorialità. La riduzione degli oneri burocratici, un migliore accesso al credito, il rafforzamento della formazione imprenditoriale e il superamento del divario di genere rappresentano leve strategiche per favorire la nascita e la crescita delle imprese, promuovendo uno sviluppo economico più sostenibile, inclusivo e competitivo. Il Gem è il principale osservatorio internazionale sull’attività imprenditoriale e un punto di riferimento per la ricerca accademica e i decisori politici. L’edizione 2025 ha coinvolto 48 Paesi, con oltre 100mila interviste a cittadini e circa 2mila a testimoni privilegiati. Il Rapporto analizza i fattori che favoriscono o ostacolano la nascita di nuove imprese e le ragioni del divario tra intenzione imprenditoriale e avvio effettivo di un’attività.
Nel 2025 il Tea-Total early-stage entrepreneurial activity raggiunge circa l’11%, il valore più elevato del periodo osservato, trainato soprattutto dall’imprenditorialità per opportunità. Resta però ampio il divario tra intenzione e azione: quasi un italiano su cinque vorrebbe avviare un’impresa, ma solo una parte riesce a farlo. A frenare contribuiscono una limitata percezione delle opportunità, ferma intorno al 35%, e il timore del fallimento. Il divario di genere continua a rappresentare una criticità: le donne mostrano una minore propensione all’imprenditorialità rispetto agli uomini, con un Tea di poco superiore all’8% contro circa il 13% maschile. Pesano una più bassa percezione delle opportunità, una minore fiducia nelle proprie capacità e una maggiore paura di fallire.
«Il Rapporto Gem permette di approfondire i fattori che favoriscono o ostacolano la nascita di nuove imprese in Italia. Questo è un tema centrale per l’Universitas Mercatorum, che ha scelto di impegnarsi in questa ricerca con l’intento di fornire un contributo scientifico e sociale significativo. La nostra Università ha sostenuto l’indagine nazionale nella consapevolezza dell’importanza di promuovere innovazione, competenze e crescita del tessuto imprenditoriale italiano», spiega Giovanni Cannata, rettore dell’Universitas Mercatorum.
«La capacità di attrarre, formare e, in particolare, trattenere i talenti rappresenta oggi una delle principali sfide per la competitività del sistema produttivo del nostro sistema Paese. Il Rapporto Gem evidenzia come il vero limite del Paese non sia soltanto il tasso di attivazione imprenditoriale, che malgrado il recupero post pandemico rimane strutturalmente basso rispetto agli altri 48 Paesi oggetto dell’indagine, ma la difficoltà di trasformare competenze, intenzioni e opportunità in iniziative concrete. Permane un ampio divario tra chi vorrebbe intraprendere e chi riesce realmente a farlo. Tale gap imprenditoriale è alimentato dalla limitata percezione delle opportunità, dalla paura del fallimento, da un ecosistema ancora caratterizzato da una eccessiva burocrazia, una rilevante difficoltà di accesso alle risorse e, soprattutto, da una formazione imprenditoriale ancora limitata per tutti i livelli di istruzione», commenta Alessandra Micozzi, docente di Economia Applicata presso l'Universitas Mercatorum e coordinatrice scientifica del Gem Italia.
In questo scenario, gli Its-Istituti tecnologici superiori rappresentano uno strumento fondamentale per l'inserimento lavorativo dei giovani. Garantiscono una formazione altamente professionalizzante, costruita assieme alle imprese, che rappresentano la domanda di lavoro ed è caratterizzata da elevati tassi di occupazione, contribuendo a ridurre il disallineamento tra domanda e offerta di competenze. Tuttavia, non possono essere considerati una risposta esaustiva per affrontare le crescenti sfide in ambito sociale, digitale e ambientale. In questo senso, il tasso di obsolescenza della conoscenza è molto alto e occorre adottare, sia una logica di apprendimento continuo e sviluppo del pensiero critico orientato alla “imprenditività” e alla capacità di gestione del cambiamento, che un approccio co-creativo in cui l’individuo è componente dell’ecosistema formativo contribuendo al miglioramento e all’adeguamento dell’offerta formativa.
«È proprio in questa prospettiva che Universitas Mercatorum sta svolgendo un ruolo, che per molti territori marginali si erge a concreto impegno sociale, costruendo percorsi integrati che consentano agli studenti Its di proseguire gli studi senza interrompere il rapporto con il lavoro, valorizzando le conoscenze acquisite, grazie al riconoscimento di crediti formativi e orientando i percorsi di laurea alle reali esigenze delle imprese. Questo sforzo consente di rafforzare quelle capacità trasversali individuate dal Rapporto Gem come fondamentali per trasformare l’intenzione imprenditoriale in una nuova impresa. La collaborazione tra Its e Universitas Mercatorum, inoltre, si sta evolvendo verso la creazione di laboratori sull’imprenditorialità e per l’imprenditorialità capaci di garantire una contaminazione di esperienze e reti che, però, non perdono di vista le reali capacità ed esigenze del contesto. In questo modo si costruisce un ecosistema in cui la formazione tecnica di tipo secondario, la formazione universitaria e il sistema produttivo possano creare un circolo virtuoso in grado di generare non solo valore per il sistema economico ma anche innovazione sociale, per i territori in cui queste si sviluppano, contribuendo a invertire i trend sociali caratterizzati da spopolamento, invecchiamento della popolazione e basse conoscenze delle nuove tecnologie. Per concludere, il valore del Rapporto Gem è non solo espresso dall’impalcatura metodologica che consente di avere una visione interdisciplinare e olistica del fenomeno imprenditoriale, ma allo stesso tempo consegna un quadro composto da “alert” e “stimoli” rispetto ai quali Universitas Mercatorum, per la sua vocazione di servire conoscenza in tutto il territorio nazionale, sta da anni contribuendo a evitare l’emarginazione di potenzialità che altrimenti non troverebbero risposte alle esigenze di acquisire nuove conoscenze e competenze se non allontanandosi da luoghi in cui sono risorse per approdare in luoghi in cui sarebbero commodity», conclude Giampaolo Basile, ordinario di Economia e Gestione dell'impresa presso l'Universitas Mercatorum.
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