Con i droni si apre una nuova stagione per il lavoro

Il comparto ha superato il valore di mezzo miliardo di euro e punta a raggiungere 1,4 miliardi entro il 2030
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August 12, 2026
Con i droni si apre una nuova stagione per il lavoro
Simone Lo Russo, ad di Impianti Spa
L’era della tecnologia aerea radiocomandata ha superato da tempo la fase pionieristica per trasformarsi in uno dei pilastri della nuova economia digitale e industriale. Se inizialmente il drone era associato soprattutto alla fotografia amatoriale o all’ambito ludico, oggi rappresenta uno strumento operativo sempre più importante per l’economia civile. Dalle ispezioni termografiche delle infrastrutture all’agricoltura di precisione, dal monitoraggio del territorio alla gestione delle emergenze fino alla logistica sanitaria, il mercato dei droni sta ridisegnando interi processi produttivi e creando nuove figure professionali.
«Non siamo più di fronte a una nicchia per appassionati, ma a un vero motore di trasformazione economica - spiega Simone Lo Russo, amministratore delegato di Impianti Spa, azienda quotata su Euronext Growth Milan e attiva come integratore di sistemi nelle tecnologie per l’Advanced Air Mobility e la sicurezza dello spazio aereo -. Il mercato cresce perché aziende e pubbliche amministrazioni hanno compreso il valore operativo di queste tecnologie. La sfida, oggi, non è più soltanto disporre del drone migliore, ma integrare sistemi, reti, sensori, sicurezza e dati all’interno di servizi realmente operativi».
Parliamo di numeri concreti: il comparto della mobilità aerea avanzata e dei servizi aerei digitali in Italia ha superato il valore di mezzo miliardo di euro e punta a raggiungere oltre 1,4 miliardi entro il 2030, all'interno di un mercato globale destinato a toccare quasi 60 miliardi di dollari. «Anche il segmento più tradizionale delle operazioni aeree professionali viaggia su un valore consolidato di circa 170 milioni di euro a livello nazionale - sottolinea Lo Russo -. Il mercato cresce a ritmi sostenuti. Tuttavia, la vera sfida d'ora in avanti non sarà più soltanto legata all'hardware, ma alla capacità di integrare i sistemi, gestire la sicurezza e rendere i dati immediatamente fruibili per i processi decisionali. I cinesi pensano sul lungo, gli americani pensano in grande, noi europei pensiamo complicato. Questo settore cerca soluzioni pronte all'uso».
Infatti negli ultimi anni, l’evoluzione del settore non si è concentrata soltanto sui velivoli, ma sulla loro capacità di raccogliere, elaborare e integrare dati all’interno di ecosistemi complessi. Il drone non è più un semplice oggetto che vola, ma un sensore interconnesso attraverso reti di nuova generazione e integrato con piattaforme digitali, sistemi di controllo e algoritmi di intelligenza artificiale.
Questa trasformazione sta favorendo lo sviluppo dell’Advanced Air Mobility e dell’U-space, l’insieme di servizi digitali e regole europee pensato per consentire la gestione sicura e coordinata del traffico dei droni a bassa quota. Gli ambiti di applicazione sono in costante crescita: controllo di pale eoliche e reti elettriche senza esporre gli operatori a situazioni di rischio, mappatura dei terreni con camere multispettrali, monitoraggio ambientale, rilievi infrastrutturali, protezione civile e soccorso in aree difficilmente raggiungibili. In un tale scenario, l’impatto sul mercato del lavoro sarà profondo. La figura del pilota di droni sta già evolvendo da operatore del volo manuale a tecnico specializzato e gestore di processo. «Il valore non sarà dato soltanto da chi sa pilotare un mezzo, ma da chi è in grado di gestire l’intero flusso operativo - evidenzia l'ad -. Il pilota del futuro dovrà saper dialogare con tecnologie avanzate, sistemi automatizzati e un quadro normativo in continua evoluzione».
Nelle operazioni più complesse, infatti, i voli saranno sempre più gestiti a distanza attraverso sale controllo dedicate. Da queste centrali operative verranno pianificate, autorizzate e monitorate le missioni, secondo il quadro europeo definito dall’Easa e quello nazionale applicato dall’Enac. Gli operatori dovranno verificare le condizioni di volo, controllare lo stato dei mezzi, valutare eventuali anomalie e intervenire in caso di necessità. Con lo sviluppo delle operazioni Bvlos, cioè oltre la linea di vista del pilota, sarà possibile gestire missioni a distanza sempre maggiore, attraverso collegamenti sicuri e sistemi digitali di controllo dello spazio aereo.
Non bisogna quindi immaginare soltanto un pilota con un radiocomando, ma vere squadre operative composte da più professionalità. Accanto agli operatori delle sale di controllo serviranno manutentori specializzati in motori, batterie, avionica e sensori; tecnici delle telecomunicazioni e della cybersecurity; esperti nella gestione delle flotte; responsabili della sicurezza delle operazioni; progettisti di missione e professionisti capaci di predisporre la documentazione necessaria per ottenere le autorizzazioni.
Una parte importante dell’occupazione nascerà inoltre attorno ai dati raccolti durante il volo. Geometri, ingegneri, agronomi, geologi e analisti dovranno trasformare immagini, rilievi termografici, mappe fotogrammetriche e dati Lidar (ossia immagini digitali tridimensionali) in informazioni utilizzabili per la manutenzione di un ponte, il controllo di una coltivazione, la verifica di una linea elettrica o la prevenzione di un dissesto idrogeologico.
Lo sviluppo dell’U-space richiederà inoltre figure capaci di coordinare il traffico dei droni, gestire l’identificazione dei mezzi, condividere le informazioni di volo e garantire la sicurezza e la continuità dei servizi.
Si sta quindi formando una vera filiera industriale: piloti remoti, supervisori di missione, manutentori, analisti dei dati, sviluppatori software, tecnici delle reti, operatori U-space e specialisti delle infrastrutture di decollo, atterraggio e ricarica.
«Il rischio per il nostro Paese è concentrarsi sull’acquisto dei mezzi e scoprire troppo tardi di non avere abbastanza persone preparate per farli operare in modo sicuro e continuativo - sottolinea Lo Russo -. La Drone Economy non si costruisce soltanto importando tecnologia. Occorre sviluppare competenze, centri di controllo, capacità di integrazione, manutenzione e servizi».
Per questo Università, Istituti tecnici superiori, Centri di formazione e imprese dovranno collaborare nella definizione di nuovi percorsi professionali. Alla formazione aeronautica dovranno affiancarsi competenze informatiche, elettroniche, meccaniche, normative e di analisi dei dati.
Si tratta di un’opportunità particolarmente significativa per i giovani. Molte delle professioni richieste non esistevano fino a pochi anni fa e potranno essere sviluppate anche attraverso percorsi tecnici e professionalizzanti, senza limitare l’accesso al settore ai soli laureati in ingegneria aerospaziale.
Impianti Spa investe da anni nella selezione e nell’integrazione di piattaforme, sensori, sistemi di controllo e soluzioni per le operazioni con droni.
«Abbiamo scelto di prepararci prima che il mercato raggiungesse la piena maturità - conclude l'ad -. Oggi siamo pronti ad accompagnare imprese e pubbliche amministrazioni dalla sperimentazione alla gestione di servizi realmente operativi. Ma questa non può essere la sfida di una sola azienda: l’Italia deve costruire un ecosistema industriale».
La Drone Economy non rappresenta quindi soltanto una nuova modalità per svolgere più rapidamente rilievi, ispezioni e trasporti. È una nuova onda industriale, capace di ridurre i rischi per le persone, generare occupazione qualificata e valorizzare le competenze tecnologiche del Paese.
L’Italia possiede una tradizione aeronautica, manifatturiera e ingegneristica che le consente di partecipare da protagonista. Ma occorre investire ora in formazione, infrastrutture e progetti operativi, perché questa nuova filiera industriale è già in costruzione e il Paese non può permettersi di perderla.

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