Formazione aziendale sempre più strategica

Ha superato un fatturato stimato di 2,7 miliardi di euro, confermando una trasformazione strutturale verso modelli digitali e orientati all’impatto concreto
January 1, 2026
Formazione aziendale sempre più strategica
La formazione aziendale diventa sempre più strategica/ WEB
Il mercato della formazione aziendale in Italia sta assumendo un ruolo sempre più strategico. Aumenta il numero delle imprese che scelgono di investire risorse nello sviluppo delle persone, con l’obiettivo di sostenere competitività e risultati nel medio periodo. In questo scenario, lo stato dell’arte dell’innovazione educativa in Italia, secondo le stime di Italian EdTech Report 2025, ha superato un fatturato di 2,7 miliardi di euro, confermando una trasformazione strutturale verso modelli digitali sempre più orientati all’impatto concreto. E con l’aumentare della complessità dei mercati, le aziende stanno cambiando prospettiva: accanto alle competenze tecniche, diventano centrali vendita, negoziazione e soft skill trasversali, oggi considerate leve dirette di fatturato, marginalità e stabilità organizzativa. La formazione non è più letta come un’attività accessoria, ma come un investimento strategico e necessario per restare competitivi e avere uno spazio nel futuro. La formazione continua è ormai una priorità per le imprese italiane, e infatti il 60,3% ha già investito nell’aggiornamento del personale (fonte: Rapporto Inapp 2023). Un impegno spinto da un mercato in rapida evoluzione, dove il divario tra competenze disponibili e richieste aziendali resta uno degli ostacoli maggiori alla competitività.
L’indagine Piaac-Ocse (Programme for the international assessment of adult competencies) ciclo 2, condotta nel 2023, ha valutato le competenze degli adulti tra i 16 e i 65 anni in tre aree principali: literacy (comprensione e uso di testi scritti); numeracy (capacità di utilizzare informazioni matematiche); adaptive problem solving (risoluzione di problemi in contesti dinamici). I risultati per l’Italia evidenziano un quadro preoccupante rispetto alla media Ocse:
- Literacy: gli adulti italiani hanno ottenuto un punteggio medio di 250, significativamente inferiore alla media Ocse di 273.
- Numeracy: anche in questa area, i punteggi italiani sono inferiori alla media, con un divario che si accentua nelle fasce di età più avanzate.
- Adaptive problem solving: le competenze di problem solving degli italiani risultano tra le più basse, evidenziando difficoltà nell’adattarsi a situazioni complesse e dinamiche.
Questi dati riflettono un divario strutturale italiano rispetto ad altri Paesi. Solo il 20,1% degli italiani tra i 25 e i 64 anni possiede un titolo di studio terziario, contro una media Ocse del 32,8%. Per di più le regioni del Sud Italia mostrano livelli di competenze significativamente inferiori rispetto al Nord. Infine, la partecipazione degli adulti italiani a programmi di apprendimento permanente è tra le più basse in Europa.
Imparare a disimparare
Un mondo in continua trasformazione e dove la conoscenza e l’informazione proliferano o per meglio dire esplodono, grazie anche alla loro rappresentazione digitale, ci impone di vedere il processo di apprendimento come un percorso permanente, imprescindibile per le nostre vite. Come possiamo, dunque, potenziare la nostra capacità di apprendere in modo continuo? «La risposta  - spiega Nicola Spagnuolo, direttore di Cfmt- Centro formazione management del terziario - sta innanzitutto nell’adottare un metodo di apprendimento strutturato e consapevole, che consenta di trasformare l’esperienza in conoscenza e la conoscenza in competenza. Ma non basta. È fondamentale anche nutrire la curiosità, coltivare l’apertura mentale verso il nuovo e considerare ogni cambiamento come un’occasione di crescita. Solo così la formazione diventa un processo permanente, integrato nella pratica quotidiana del management. Le modalità di apprendimento contemporanee, spesso influenzate dai social media, hanno favorito la diffusione di informazioni per lo più non verificate e spesso non immediatamente verificabili. Appare evidente come tale paradigma possa risultare dannosamente deleterio per ogni sistema economico e di sviluppo attualmente esistente. Occorre iniziare sin da subito a porre rimedio ad ulteriori generazioni di un paradigma così distorto, cercando le strade più rapide ed efficaci per traghettarci verso il paradigma della “Nuova Conoscenza”, il cui fulcro non potrà che fondarsi attorno allo sviluppo di una nuova coscienza. Sembra contraddittorio, ma è sempre più evidente, a chi come noi si occupa di formazione, che per imparare  dobbiamo dominare la dimenticanza, rileggerla, utilizzarla come strumento a supporto di una strategia chiara. Dobbiamo  imparare a “disimparare”. Il concetto di “disimparare” non va inteso come mera cancellazione di competenze, esperienze e tecniche acquisite nel tempo, bensì come adattamento critico revisionale incrementale di quanto già si conosce alla luce dei cambiamenti, interni o esterni, nel frattempo intercorsi».
La formazione è uno strumento strategico a supporto di una crescita personale e professionale: tale strumento aiuta il singolo ad allenare le sue competenze, a scoprirne di nuove e a colmare i gap. L’apprendimento è da intendersi come un percorso, come un allenamento, non come un momento isolato e definitivo. Essere pronti a mettere in discussione e rielaborare le proprie conoscenze è una delle competenze più strategiche per chi opera in contesti complessi e in continua trasformazione. Questa disponibilità ad apprendere e riadattarsi stimola la plasticità cognitiva, favorendo la creazione di nuove connessioni mentali e migliorando la capacità di assimilare e applicare informazioni nuove.
In un ecosistema professionale in rapido mutamento, dove il sapere si rinnova con velocità crescente, la flessibilità mentale diventa una leva chiave: permette di aggiornare continuamente il proprio bagaglio di competenze, leggere con lucidità i cambiamenti e trasformarli in opportunità di crescita personale e organizzativa.
Inoltre, disimparare le conoscenze preconcette, spesso portatrici da bias, può incoraggiare una visione più equilibrata e oggettiva del mondo riducendo il rischio di pregiudizi e stereotipi e promuovendo una maggiore apertura mentale.
A questo punto, però, è necessario introdurre una prima distinzione tra due diversi ambiti di riferimento del concetto di formazione: da un lato abbiamo la formazione in “addestramento”, che attiene a competenze specifiche, oggettivamente misurabili e tangibili; dall’altro invece abbiamo le competenze che possiamo definire come “apprendimento educativo”.
La capacità di imparare presuppone dunque anche la capacità di disimparare.
Come ha osservato il premio Nobel per la letteratura André Gide, «non si scoprono terre nuove senza accettare di perdere prima di vista e per molto tempo ogni terra conosciuta». E quando il contesto – sociale e competitivo – si trasforma in modo rilevante, è fondamentale non solo apprendere il nuovo ma anche disapprendere il vecchio non più utile. Serve una distruzione creatrice anche nelle nostre competenze.
L'esempio di blackship e i consigli di Universe
In un contesto in cui la formazione diventa sempre più una leva competitiva, blackship, società di consulenza che aiuta aziende e professionisti a sviluppare competenze relazionali e commerciali, si inserisce come uno degli attori che incarnano questa evoluzione, portando sul mercato un approccio orientato ai risultati e alla misurabilità dell’impatto. Il 2025 si chiude con un incremento del fatturato di circa il 25%, oltre 20mila professionisti coinvolti tra percorsi aziendali, speech ed eventi, più di 700 giornate di formazione erogate e circa 25 grandi appuntamenti interaziendali dedicati a vendita, negoziazione e soft skill. Le aree più dinamiche dell’anno sono state gli eventi formativi, che hanno registrato incrementi del 27% anno su anno, e i percorsi dedicati alle soft skill, aumentati del 20% rispetto al 2024. Parallelamente, l’azienda ha ampliato le collaborazioni internazionali, avviando progetti con una delle principali realtà riconosciuta a livello globale nell’ambito della leadership. «Le aziende oggi non cercano semplicemente contenuti, ma impatto. Il nostro obiettivo è supportare le persone nel migliorare i propri risultati professionali – dalle vendite alla leadership – in modo concreto e misurabile. Quando le persone stanno meglio e hanno strumenti realmente applicabili, anche le organizzazioni crescono in maniera più sana e sostenibile», afferma Pasquale Acampora, ceo di blackship. Per il 2026 blackship punta a consolidare i risultati raggiunti e a proseguire su un percorso di sviluppo coerente con l’andamento del 2025. Le priorità riguardano il rafforzamento dei percorsi su vendita, negoziazione e soft skills, la crescita degli eventi interaziendali e l’avvio di nuove iniziative di networking professionale. Tra queste, il lancio, previsto per la prossima primavera, di “tortuga”, un people network pensato per imprenditori e liberi professionisti che desiderano confrontarsi in modo continuativo su sfide concrete di business e leadership. Un progetto in linea con una visione orientata alla crescita sostenibile, all’impatto sulle persone e, attraverso di esse, sulle organizzazioni. Parallelamente, l’azienda organizzerà quello che si prospetta essere il più grande PNL Practitioner in Italia nel 2026, consolidando la propria offerta formativa nel campo della programmazione neurolinguistica. È inoltre in programma la creazione di un gruppo di realtà affini per valori e modello di business, con l’obiettivo di moltiplicare l’impatto sul mercato attraverso collaborazioni strategiche.
Ma investire in formazione non basta, infatti l’efficacia dei percorsi dipende da come i lavoratori li affrontano, con risultati che possono variare in base a fattori come l’età o la dimestichezza con il digitale. Per capire meglio queste dinamiche Universe, startup innovativa attiva nella formazione aziendale, ha condotto un’analisi su un campione di dipendenti provenienti da diverse aziende italiane che hanno utilizzato la piattaforma di e-learning. Lo studio offre una fotografia inedita della formazione aziendale italiana, rivelando statistiche interessanti. La fascia 40-44 anni è la più rappresentata, e si distingue per equilibrio tra rapidità e successo formativo, e generalmente chi completa i corsi più velocemente ottiene anche i risultati migliori. Restano poi ampie le differenze nella dimestichezza con la piattaforma, confermando che non tutti approcciano la tecnologia con la stessa facilità. Partendo dai risultati di questo studio, Universe ha individuato cinque strategie fondamentali per massimizzare l'impatto della formazione aziendale.
 1. Personalizzare i percorsi di apprendimento
Ogni dipendente apprende con ritmi e competenze diverse, quindi percorsi standard rischiano di demotivare chi è più esperto e sovraccaricare chi parte da basi meno solide. Personalizzare la formazione consente a ciascuno di progredire al proprio ritmo
 2. Adottare microlearning e formati interattivi
Nell'era della comunicazione rapida, anche la formazione deve seguire i ritmi dell’attenzione. Il microlearning propone moduli brevi e facilmente digeribili, con lezioni concentrate e interattive che aumentano i tassi di completamento anche in contesti di lavoro intenso.
 3. Promuovere una cultura di apprendimento continuo
La formazione aziendale non è un evento isolato, ma un processo continuo. In un contesto tecnologico in rapida evoluzione, reskilling e upskilling continui mantengono aggiornate le competenze, a vantaggio di dipendenti e azienda.
 4. Monitorare i progressi e migliorare costantemente
Ciò che non si misura non si migliora. È importante valutare l'efficacia dei corsi attraverso dati e feedback, per capire se gli obiettivi sono stati raggiunti, dove intervenire e come affinare continuamente i programmi formativi.
 5. Allineare la formazione agli obiettivi aziendali
Per massimizzare l’impatto, i programmi formativi devono allinearsi alle priorità aziendali. Analizzare i fabbisogni e colmare le lacune di competenze consente ai dipendenti di apprendere meglio, grazie a contenuti vicini al loro contesto lavorativo.

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