Così si formano i nuovi profili del nucleare

L'Italia non ha mai smesso di fornire competenze. Dalle Università alla Scuola interna di Sogin. Ansaldo Energia e Rina firmano un accordo. Enea partecipa al progetto europeo
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August 21, 2026
Così si formano i nuovi profili del nucleare
Belinda Sepe, responsabile Direzione Amministrazione, Risorse e Sistemi di Sogin
«L’Italia non ha mai smesso di formare competenze ingegneristiche nel settore dell’energia nucleare: penso a diverse Università come il Politecnico di Milano, di Torino o La Sapienza a Roma, solo per citarne alcune. Competenze che sono poi utilizzate all’estero: buona parte dei laureati in ingegneria energetica, infatti, spesso lavora presso importanti realtà estere». Lo afferma Belinda Sepe, responsabile Direzione Amministrazione, Risorse e Sistemi di Sogin.
L'energia nucleare sembra tornata di moda, anche se gli italiani sono ancora divisi: il 46% ne apprezza la spinta all'indipendenza energetica e il 36% il contenimento dei costi, ma il 47% ne teme le scorie radioattive e il 42% il rischio incidenti che deriverebbero dal suo utilizzo. È quanto emerge dalla ricerca realizzata dall'Istituto di ricerca Youtrend. Intanto si assiste a un forte sviluppo del nucleare, elemento sempre più rilevante per la sicurezza energetica e la decarbonizzazione, a livello globale. Sono operativi oltre 420 reattori nel mondo, con una potenza complessiva di oltre 400 GW, e più di 60 in costruzione. L’energia nucleare copre il 10% della domanda mondiale di energia elettrica. Secondo l’Aie-Agenzia internazionale per l’energia, gli investimenti globali nel settore raggiungeranno i 120 miliardi di dollari annui entro il 2030, con una triplicazione della potenza installata entro il 2050.
Flessibilità Ue per il nucleare
Via libera agli investimenti nelle centrali nucleari, alle pompe di calore, al solare, alle batterie domestiche, alle ristrutturazioni e alle colonnine di ricarica, restano fuori invece gli incentivi per l'acquisto di auto elettriche. La Commissione Ue mette nero su bianco il perimetro della nuova flessibilità sulle spese per la sicurezza energetica, che consentirà agli Stati di derogare temporaneamente ai vincoli del Patto di stabilità per finanziare investimenti destinati a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Per l'Italia lo spazio potenziale vale circa 14 miliardi di euro nel triennio 2026-2028. La comunicazione della Commissione, pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Ue dopo settimane di negoziato tra i Ventisette, contiene 22 tipologie di intervento. Tra queste figurano esplicitamente gli «investimenti in centrali nucleari», accanto alle rinnovabili, alle reti elettriche, allo stoccaggio, all'idrogeno prodotto con elettricità rinnovabile o a basse emissioni e al rafforzamento della sicurezza fisica e informatica dei sistemi energetici. 
Quando il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin parla di nucleare pronto in Italia entro il 2033-2034, non si riferisce alle grandi centrali del passato, quelle respinte dai referendum del 1987 e del 2011. La scommessa è su una tecnologia diversa, i cosiddetti Smr. La sigla sta per Small modular reactor, reattore modulare di piccola taglia. Si tratta di reattori nucleari di dimensioni ridotte, in genere fino a 300 megawatt elettrici, progettati per essere costruiti in serie in fabbrica e trasportati sul sito di installazione. La differenza con le centrali tradizionali è anzitutto di scala: dove un grande reattore supera abbondantemente i mille megawatt, un Smr si ferma a una frazione di quella potenza. Un reattore da 300 megawatt occuperebbe lo spazio di tre o quattro campi di calcio, contro le migliaia necessarie a un impianto fotovoltaico di pari produzione. 
L'aggettivo "modulare" è la chiave del concetto. L'idea è che una centrale basata su questa tecnologia non ospiti un singolo grande reattore, ma più moduli identici tra loro, in genere da quattro a 20, prodotti in serie. La logica ricorda quella di una linea industriale: si fabbricano unità standardizzate, riducendo le variabili che storicamente hanno fatto lievitare tempi e costi nella costruzione delle grandi centrali. Da qui derivano i vantaggi promessi: la produzione in stabilimento consente controlli di qualità più uniformi e può contenere le incertezze di cantiere, uno dei nodi che più ha pesato sui ritardi del nucleare tradizionale. La capacità si può inoltre aggiungere in modo graduale, installando nuovi moduli man mano che cresce la domanda. È il punto su cui i sostenitori della tecnologia insistono di più. I progetti attuali si basano su sistemi di sicurezza cosiddetti passivi, che non richiedono l'intervento umano né l'alimentazione elettrica esterna per funzionare. In caso di anomalia, lo spegnimento e il raffreddamento del reattore si affidano a fenomeni fisici naturali: la circolazione naturale dei fluidi, la convezione, la gravità. In pratica, l'obiettivo dichiarato è che il reattore si raffreddi da solo anche se qualcosa va storto, senza alcun intervento esterno. È una risposta diretta alla dinamica dell'incidente di Fukushima del 2011, dove furono proprio il guasto delle pompe e dei sistemi di raffreddamento, che richiedono un flusso costante d'acqua, a innescare la catastrofe. Diversi Smr puntano per questo su refrigeranti alternativi all'acqua: sodio liquido, gas o piombo liquido, che permettono di lavorare a pressioni più basse e con maggiore robustezza. Alcuni design a sali fusi tendono ad auto-spegnersi quando la temperatura sale oltre una certa soglia, per via delle proprietà fisiche del materiale. Un ulteriore vantaggio riguarda il combustibile: le centrali basate su Smr possono richiedere rifornimenti meno frequenti, ogni 3-7 anni, contro 1-2 anni degli impianti convenzionali.
Sulla carta la produzione in serie dovrebbe abbattere i costi, ma i progetti pionieristici raccontano una storia più complicata. Il caso simbolo è quello americano della NuScale, l'unica società ad aver ottenuto la certificazione del progetto negli Stati Uniti. Il costo di costruzione stimato per il suo impianto in Idaho è passato da 5,3 a 9,3 miliardi di dollari, con un aumento del 75%, e il progetto è stato infine cancellato nel 2023 per mancanza di sottoscrittori a fronte dei prezzi cresciuti. Sul costo dell'energia prodotta, le stime convergono su un punto: i primi Smr costeranno probabilmente tra gli 80 e i 150 dollari per megawattora, competitivi con il grande nucleare, ma non con solare ed eolico. Per confronto, i contratti di fornitura da rinnovabili sono oggi disponibili tra i 30 e i 50 dollari per megawattora. Il vantaggio economico, secondo gli analisti, emergerebbe solo con la produzione su larga scala, quando i costi potrebbero scendere a 50-80 dollari per megawattora. La società di analisi Wood Mackenzie stima per i primi reattori un costo intorno ai 180 dollari per megawattora, destinato a calare del 40% entro il 2030 grazie all'innovazione e alle economie di scala. Sui costi di costruzione per chilowatt, le stime private raccolte tra le aziende del settore indicano una media di circa 3.800 dollari per kilowatt per i design avanzati, con i progetti migliori sotto i 2.500. Ma il Dipartimento dell'Energia americano ha stimato che il costo reale possa superare i 6.800 dollari per kilowatt, ben oltre le previsioni ottimistiche dei produttori.
La filiera avrà comunque sempre bisogno di figure intermedie, in particolare, tecnici, addetti e profili operativi che, all’interno di un impianto nucleare — sia esso in fase di produzione, manutenzione o smantellamento — svolgono un ruolo essenziale. È su queste professionalità che sarà necessario investire, sviluppando percorsi scolastici di grado superiore capaci di colmare l’attuale divario formativo e di costruire le competenze di cui il nostro Paese avrà bisogno per sostenere il nuovo nucleare. «Il mio consiglio ai giovani che vogliono intraprendere un percorso in questo settore - spiega Sepe - è di accettare la sfida in un comparto in continua evoluzione dove, grazie alla sinergia tra mondo della ricerca e aziende, vi è la possibilità di accedere a una formazione continua in un ambito multidisciplinare e strategico per il futuro energetico del Paese. Sicuramente, la situazione attuale è in continua evoluzione, i mestieri necessari ad affrontare la transizione energetica comprendono competenze variegate dalle tematiche Stem classiche, ossia scienze, tecnologia, ingegneria e matematica, all’intelligenza artificiale, dalla sostenibilità alla pianificazione di importanti infrastrutture nel settore energetico. Credo ci sia spazio per tutti e tutte, con idee e competenze nuove tutte da scoprire».
La Scuola interna di Sogin
La Rams è la Scuola interna di formazione del Gruppo Sogin nata nel 2008 per tramandare l’esperienza di gestione e il know-how necessario per lavorare in zona controllata; attualmente la scuola è composta da personale Sogin e ha un corpo docente costituito «dalle colleghe e dai colleghi esperti nelle diverse tematiche oggetto dell’offerta formativa, si tratta di risorse per noi molto preziose che affiancano al loro lavoro quotidiano quello della docenza e della divulgazione». «Quando fu costituita la Scuola - racconta la responsabile Direzione Amministrazione, Risorse e Sistemi di Sogin - vi erano diversi colleghi che avevano lavorato quando gli impianti erano in produzione o comunque avevano vissuto la fase immediatamente successiva allo spegnimento, tecnicamente chiamata fase di “custodia protettiva passiva” (che voleva dire, in modo molto semplificato, affrontare lo smantellamento dopo anni di custodia, per l’appunto, passiva dei manufatti, anche al fine di ridurre quanto più possibile la radioattività di alcuni componenti contaminati, ed il costo delle attività connesse, oltre alla minimizzazione del volume dei rifiuti finali) poi, dagli inizi degli anni 2000, si passò alla fase di decommissioning vero e proprio. In tutti quegli anni i tecnici di Sogin, molti dei quali avevano visto le centrali e gli impianti in funzione o lavorato con chi le aveva fatte operare, hanno maturato esperienza nel campo della progettazione e della realizzazione dei progetti di decommissioning grazie anche alle numerose esperienze fatte all’estero. Tutto questo è diventato un know-how unico in Italia, che è stato tramandato sapientemente e che tutt’ora viene valorizzato attraverso un’offerta formativa che si arricchisce continuamente di nuove esperienze e di nuove tematiche, destinata al personale interno del Gruppo, ma non solo. La dimostrazione dell’elevata qualità formativa dei docenti della nostra scuola è riconosciuta a livello internazionale, attraverso i gruppi di lavoro della Iaea, della Nea e dell’Euratom cui i nostri esperti periodicamente partecipano anche con il ruolo di chairperson».
La Rams, inizialmente dedicata a formare il personale tecnico di Sogin, ha ampliato progressivamente il suo raggio di azione rivolgendo la propria azione formativa anche alle risorse della società Nucleco (società del Gruppo Sogin), poi ai dipendenti degli appaltatori che svolgono attività anche in zona controllata. Inoltre, la Scuola ha offerto formazione su temi specifici a rappresentanti delle istituzioni che garantiscono la sicurezza dei cittadini quali i Vigili del Fuoco e i Carabinieri; con il tempo, la scuola è diventata un interlocutore importante per numerose Università italiane con le quali vengono sottoscritti accordi di collaborazione per erogare attività formativa nell’ambito di master di primo e di secondo livello, in particolare nel campo della radioprotezione, della cultura della sicurezza nucleare e del rischio radiologico.
«In questi ultimi anni - sottolinea Sepe - abbiamo cercato di ampliare ulteriormente l’impegno della Scuola portando i contenuti dei nostri percorsi formativi, ovviamente in versione semplificata, nelle scuole medie e superiori, soprattutto nei territori in cui siamo presenti con i nostri impianti. Lo facciamo durante i percorsi di orientamento organizzati dalle scuole oppure nell’ambito di iniziative dedicate a valorizzare le competenze Stem come il Mese europeo della diversità, la Giornata internazionale delle ragazze nella scienza. Questo lavoro di divulgazione si è intensificato in questi ultimi due anni grazie al rinnovato interesse in Italia per la produzione di energia da fonte nucleare e ci rendiamo conto che le nuove generazioni non hanno preclusioni né pregiudizi verso il tema del nucleare e soprattutto hanno maggiore consapevolezza del tema della transizione energetica. Riguardo ai rapporti con le istituzioni accademiche, ci rende molto orgogliosi aver consolidato importanti partnership come quella con l’Università di Tor Vergata per il master di primo e secondo livello sulla Protezione da eventi Cbrne-Chimici, biologici, radiologici, nucleari ed esplosivi, in cui, ovviamente, noi come Sogin forniamo docenza per quanto concerne la tematica del rischio radiologico e della cultura della sicurezza; in questa sede, ci confrontiamo in maniera estremamente proficua con esperti di sicurezza nucleare provenienti da istituzioni italiane (Forze Armate, Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco eccetera) ed estere, in particolare da Paesi alleati della Nato. Altrettanto importante è la partecipazione di docenti Sogin alla Summer school on decommissioning and waste management organizzata annualmente nel mese di giugno dal Jrc-Joint research center della Comunità Europea e a cui prendono parte giovani professionisti del settore nucleare».
La Scuola negli ultimi tre anni ha erogato, ogni anno, in media più di 20mila ore di formazione interna (quest’anno più di 22.500), la maggior parte dedicate alle tematiche classiche della radioprotezione, della cultura della sicurezza nucleare e gestione dei progetti di decommissioning; a queste bisogna aggiungere le ore che il personale Sogin dedica alla docenza e alle attività di divulgazione in contesti esterni nell’ambito delle convenzioni con le Università per tirocini curriculari e con le scuole superiori per la realizzazione di Pcto-Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento o giornate di orientamento.   
Da segnalare anche il master in Manager ambientale per la gestione del decommissioning e dei rifiuti radioattivi in ambito sanitario, industriale e di ricerca: si tratta della prima edizione del corso post laurea di II livello preceduta da tre edizioni del master di I livello, un progetto formativo realizzato in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale. Anche in questo caso, in qualità di partner dell’Università, Sogin fornisce docenze e dà la possibilità ai partecipanti di svolgere il tirocinio presso alcuni dei propri siti; inoltre è stato siglato un accordo con l’Università della Basilicata nell’ambito di un master in Radioprotezione. 
A ottobre del 2025 in collaborazione con l’Iaea, è stata organizzata la prima Pilot nuclear decommissioning management school, un evento formativo durato cinque giorni in cui sono stati accolti 40 giovani professionisti e neolaureati provenienti da diversi Paesi del mondo e in cui i docenti Sogin si sono alternati con gli esperti inviati dalla Iaea stessa.
L'accordo Ansaldo Energia-Rina
Supportare lo sviluppo della filiera nucleare italiana e consentire alle imprese di intercettare le opportunità di un mercato nucleare globale in forte crescita, accompagnandole in un percorso strutturato di certificazione: questo l’obiettivo dell’accordo firmato dagli amministratori delegati di Ansaldo Energia e Rina, Fabrizio Fabbri e Carlo Luzzatto. L’iniziativa è rivolta in particolare alle aziende oggi non attive nel settore nucleare, ma con competenze industriali trasferibili, per ampliare e rafforzare la base produttiva nazionale. Il progetto prevede valutazioni preliminari, analisi degli scostamenti rispetto agli standard internazionali e percorsi di adeguamento per l’accesso al mercato nucleare. Rina accompagnerà le imprese nel percorso di certificazione e qualificazione, mentre Ansaldo Energia metterà a disposizione la propria esperienza industriale nel settore, condividendo esigenze di mercato e favorendo iniziative di supporto finanziario ai processi di certificazione da parte delle istituzioni e degli strumenti pubblici di sostegno all’internazionalizzazione e allo sviluppo industriale.  Le aziende interessate possono trovare sui siti di Rina e Ansaldo Energia tutte le informazioni per aderire all’iniziativa. Link al form: https://www.rina.org/it/forms/rina-ansaldo-nuclear
Enea e il progetto europeo
Un ecosistema europeo nel settore nucleare, capace di attrarre, formare e trattenere in Europa una nuova generazione di professionisti altamente qualificati, sostenendo la competitività tecnologica europea nelle applicazioni energetiche e non. È quanto punta a realizzare il progetto europeo ENEN2plus, che coinvolge 51 partner europei, tra cui Enea per l’Italia, con il coordinamento dell’associazione Enen, che raccoglie 109 membri di diversi ambiti del nucleare: dalla medicina alla ricerca scientifica, dall’industria alla tutela ambientale, dall’agricoltura alla sicurezza alimentare. Dopo una mappatura che ha preso in esame industria nucleare classica, Centri di ricerca e applicazioni non energetiche, è stato lanciato un hub europeo digitale che centralizza l’accesso a corsi universitari, tirocini, offerte di lavoro e infrastrutture di ricerca, semplificando il percorso formativo e professionale degli aspiranti addetti del settore.
Il fulcro del progetto è stato il Piano di mobilità che, con un investimento che ha superato i 2,5 milioni di euro, ha permesso a centinaia studenti e professionisti in formazione continua di vivere esperienze formative internazionali e di accedere alle più avanzate infrastrutture di ricerca del Continente, traducendosi in migliaia di ore di formazione e decine di partnership transnazionali.
Enea ha contribuito al progetto collaborando alla stesura di diversi documenti relativi all’analisi dei fabbisogni di competenze nel nucleare e organizzando due eventi di divulgazione scientifica, quali la Winter School sulla gestione e la sicurezza dei rifiuti radioattivi, e la IV competizione nucleare per studenti delle scuole superiori, a cui hanno partecipato 15 gruppi per un totale di 15 professori e 30 studenti tra i 13 e i 18 anni provenienti da dieci Paesi. Sono pervenute le candidature di 135 gruppi provenienti da oltre 90 scuole diverse del Continente.
ENEN2Plus ha inoltre permesso ai vari partner di organizzare una serie di iniziative a sfondo Stem, dai grandi eventi di orientamento alla carriera ai workshop di incontro scientifico, fino alla creazione di una rete europea di insegnanti delle scuole secondarie.

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