Autisti, oltre 20mila opportunità di inserimento
di Redazione
L’impegno di Eta-Ethical transport approach per una nuova "cultura della strada". Fino al 7 novembre partecipa alla fiera "Domani Lavoro" di Brescia

Il settore dell'autotrasporto ha bisogno di autisti. Di fatto il 65% delle imprese di trasporto europee considera la carenza di autisti il proprio principale problema. In Italia sono oltre 20mila le opportunità di inserimento. L’immagine che la professione dell’autista in società resta però legata a stereotipi che scoraggiano la domanda. «Rendere attrattivo questo lavoro è il compito della nostra associazione no profit che da alcuni anni si adopera per cambiare tutta la cultura della strada. Da una parte si tratta di investire nella comunicazione per fare conoscere vantaggi, valori e perfino il fascino di trasportare merce con un mezzo pesante per le strade del mondo, dall’altra di far evolvere anche la mentalità dei datori di lavoro perché l’autista sia veramente trattato a tutti gli effetti, come è doveroso, per la responsabilità, l’importanza, la complessità delle sue responsabilità», spiega la presidente e fondatrice dell'associazione Eta-Ethical Transport Approach Emanuela Carpella.
Con questa mission, Eta sarà presente alla fiera Domani Lavoro di Brescia dal 5 al 7 novembre 2026 per raccontare il valore di una professione da cui dipende il trasporto su gomma che movimenta il 92,1% delle merci spostate via terra in Italia, pari a oltre 1.200 milioni di tonnellate. In termini di fatturato aggregato si calcola tra i 112 ei 120 miliardi di euro, rappresentando circa il 9% del Pil. Numeri che tra l’altro dimostrano che quello dell’autista non è un lavoro del passato, ma anzi un servizio sempre più necessario e attuale. Tuttavia, manca il ricambio generazionale. Chi svolge questo lavoro nel 45% dei casi ha più di 55 anni quindi con il pensionamento la carenza di autisti aumenterà.
Allo stand Eta saranno presenti anche nove imprese del settore che avendo aderito al decalogo Eta, potranno testimoniare come effettivamente nel trasporto su gomma si vada diffondendo una nuova governance che aspetta solo un adeguato riconoscimento sociale: Autotrasporti Marchetti, Placidi Carburanti, Lingiardi, Cooperativa Aba-Associazione bresciana autoscuole, Anelli Group, Speed Line Trasporti, Carpella Trasporti, Mdg-Messaggerie del Garda e ClasEventi. Con i loro camion e i loro autisti queste realtà faranno conoscere da vicino a chi è in cerca di lavoro e non, la professione dell’autista.
«È una questione culturale - continua Carpella - . Nel linguaggio comune il termine “camionista” finisce spesso per identificare una persona attraverso il mezzo che conduce, come se la macchina fosse diventata più importante della professionalità di chi la governa. Il passaggio da ‘camionista’ ad ‘autista’ non è una semplice scelta terminologica. Rappresenta un cambio di sguardo: da conducente a responsabile non di un camion ma di un sistema complesso di movimentazione che richiede alte competenze specifiche; da posto di lavoro a professione. Perché quando vediamo un pilota di aereo pensiamo immediatamente a competenza, responsabilità e professionalità, mentre quando vediamo chi conduce un autoarticolato rischiamo di vedere soltanto il veicolo?».
Eta e le aziende che aderiscono al suo Codice etico propongono una nuova prospettiva. Un pilota non viene definito dall'aereo che conduce, la sua figura ispira carisma. Lo stesso merita l’autista. Tecnologie avanzate, normative, rischi (economici, ambientali, per la vita delle persone), capacità di gestione degli imprevisti e quindi di autonomia decisionale, di relazione: fuori da ogni retorica, la realtà della professione dell’autista è ben diversa da quella che appare. La sua è un’attività qualificata ad alta specializzazione. E non esiste un solo modo di essere autista. Le aziende presenti allo stand Eta raccontano storie diverse una dall’altra: al volante possono cambiare i mezzi, le merci, le procedure, la logistica, le infrastrutture, le giornate impegnate ma la professione è sempre di altissimo livello.
Di base servono le patenti categoria C o CE più la CQC, carta di qualificazione conducente per trasporto merci conto terzi. Questo però è solo l’inizio perché poi bisogna imparare a gestire la tecnologia specifica di cui è dotato il mezzo che viene affidato.
Dimentichiamo la cabina del camion come nei vecchi film. I veicoli industriali di ultima generazione sono diventati veri e propri Centri tecnologici su quattro (o più) ruote, progettati per rendere il lavoro dell’autista più sicuro, confortevole ed efficiente e la sua attività più connessa alla logistica di cui fa parte.
Sistemi informatici permettono di controllare in tempo reale numerose funzioni del veicolo. Schermi multifunzione, navigazione satellitare specifica per mezzi pesanti, connettività e strumenti di gestione della flotta aiutano il conducente a pianificare percorsi, monitorare consumi e tempi di viaggio e comunicare con l’azienda.
Grande attenzione è dedicata anche alla sicurezza. Telecamere, sensori e sistemi di assistenza alla guida possono segnalare la presenza di ostacoli, il rischio di collisione, l’uscita involontaria dalla corsia o situazioni di pericolo.
Anche il comfort oggi è assicurato da climatizzazione evoluta, sedili ergonomici, sistemi di infotainment e soluzioni pensate per il riposo.
Mentre dilaga la paura che l’Ia-Intelligenza artificiale porti via lo stipendio a milioni di famiglie italiane, quello dell’autista, essendo un mestiere che nessuna tecnologia, per quanto evoluta, potrà sostituire in toto, dovrebbe attrarre una particolare attenzione sociale.
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