La rivolta dolce delle vigne di Montmartre
Nel quartiere parigino resiste un'antica vigna produttiva gestita dalla comunità. Ogni anno si festeggia la vendemmia. «Perpetuare questa tradizione è per noi un atto politico di preservazione culturale ed ecologica» ci dice il sindaco Éric Lejoindre

Resisti e a volte il futuro ti premierà. Il principio è confermato non poco in politica, ma vale pure in economia. Come quando una società civile alza gli scudi contro mire economiche miopi, tutelando un patrimonio destinato a fiorire nel tempo, arricchendo infine tutti. Sulla collina di Montmartre, un po’ più in alto rispetto ai quartieri parigini colpiti dalle violenze delle ultime settimane, la memoria di una di queste azioni civili lungimiranti di resistenza pacifica diventa ogni anno in autunno una festa variopinta, ai piedi della Basilica del Sacro Cuore.
Per quanto incongruo possa sembrare a prima vista, si vendemmia in una delle capitali più densamente popolate del mondo. Grazie a una larga mobilitazione locale dal sapore ben diverso rispetto a certe derive viste attualmente Oltralpe, l’ultimo appezzamento delle vigne di Montmartre fu salvato dalla speculazione edilizia, preservando così un po’ l’anima agricola di ciò che per secoli era stato un villaggio di campagna con vista sulla capitale in perenne espansione.
Con il tempo, quello slancio popolare di resistenza un po’ romantico si è rivelato pure un eccezionale investimento economico. Assieme all’abbagliante basilica, le vigne sono divenute infatti un simbolo forte dell’anima antica di uno dei quartieri più seducenti di Parigi. Un ulteriore catalizzatore per il turismo, accanto ai celebri artisti di strada di Place du Tertre. Ormai, si tratta pure di un modello che ispira tanti progetti in corso di agricoltura urbana. Delle vigne bonsai sono state create anche in altri quartieri parigini, come Bercy e Belleville, per un totale di circa mezzo ettaro in tutta la capitale.
Nonostante le quantità molto contenute, la raccolta dell’uva e l’imbottigliamento del vino di Montmartre simbolizzano così l’incontro fra un comune sentire locale e una prosperità costruita grazie a una scommessa vinta collettivamente.
«Siamo in cinque a lavorare qui. Il suolo è povero, ma utilizziamo solo concimi naturali, come cereali che apportano azoto. Zero chimica e zero diserbanti, perché il futuro sta nel recupero della diversità. Per noi, è una sfida di ogni settimana far resistere questi vitigni in ambiente urbano», ci spiega Caroline Tribaudeau, scelta dalle autorità parigine per supervisionare l’appezzamento, grazie alle proprie competenze esercitate nei vigneti del bordeaux. «Quest’anno, avremo un po’ meno grappoli, ma di qualità», aggiunge nelle ore mattutine della raccolta, che coinvolge dei membri delle associazioni di quartiere e semplici volontari, oltre a personale municipale. Sotto un gazebo, una bilancia permette di pesare ogni nuova cassetta d’uva. L’obiettivo è superare una tonnellata, per una produzione finale attesa di circa 2mila bottiglie da mezzo litro, vendute dai 25 euro in su. Una parte è prenotata da collezionisti.

«Perpetuare questa tradizione è per noi un atto politico di preservazione culturale ed ecologica», ci dice Éric Lejoindre, sindaco del 18mo Arrondissement di Parigi, aggiungendo: «Da sempre, la vendemmia rispetta lo spirito di solidarietà del nostro quartiere, esaltato in un momento di festa che gli offre una visibilità speciale, dato che ci raggiungono decine di migliaia di persone. Ciò ricorda la storia particolare di Montmartre e si tratta di giorni apprezzati in primo luogo dagli abitanti. Insomma, una festa al contempo tradizionale e contemporanea». Di «una grande fierezza locale» ci parla in effetti pure Éric Sureau, presidente dello storico Comitato delle Feste di Montmartre: «Il mondo intero si ispira alla nostra storia che ha pure contribuito al movimento internazionale delle vigne urbane, presente anche in Italia, come a Torino, a Venezia o in Sicilia. Per noi, resta cruciale associare tutto ciò alla solidarietà. Grazie al vino di Montmartre, ad esempio, offriamo centinaia di pasti nei ristoranti del quartiere a chi ne ha bisogno».
Inoltre, a proposito d’ispirazione, in questi tempi di forti turbolenze, scontri e persino cieche devastazioni nella Francia della «convergenza delle lotte», c’è pure chi indica la memoria delle proteste pacifiche di Montmartre come un bell’esempio di mobilitazione civile in chiave costruttiva. Una sorta di risposta tangibile e festiva a quanti, fra i cortei di queste ultime settimane, continuano invece a sostenere che non si ottiene nulla senza violenza.
Dopo la raccolta, veniamo invitati proprio al Municipio del 18mo Arrondissement che cela, nei propri piani sotterranei, tutti i macchinari per la lavorazione dell’uva. In un salone adiacente, sono esposte le bottiglie di ogni vecchia annata, contraddistinta da una speciale etichetta variopinta disegnata ogni volta da un nuovo artista. Nel corso dell’anno, le vigne sono talora visitabili e fungono pure da teatro per performance anche sorprendenti, come nel caso della soprano italo-francese Veronica Antonelli, il cui repertorio en plein air include pure dei classici di musica sacra.
La Festa della Vendemmia di Montmartre è rivolta a tutte le generazioni, con un’attenzione speciale alle animazioni per i più piccoli. Molto seguiti sono i concerti dei cori degli alunni del 18mo. Il programma, molto eclettico, include pure un festival di retorica, una corsa amatoriale notturna lungo i pendii attorno alla Basilica, parate di bande musicali e competizioni dal sapore goliardico, come quelle attorno alle canzoni speciali per serate brille, o la tradizionale «cerimonia» per vitelloni, fino al gran ballo conclusivo. Insomma, pure di che far scorte di buon umore in vista dell’inverno.
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