Il Papa: nessuno si volti dall'altra parte davanti a chi cerca protezione e sicurezza
di Matteo Liut
All'Angelus di ieri Leone XIV ha ricordato la Giornata Mondiale del Rifugiato. «Accogliamo chi è vittima di persecuzione. Vivere la fede oggi è impegnativo»

Nessuno può voltarsi dall’altra parte «di fronte a chi cerca protezione e sicurezza». Anzi, è necessario «accogliere coloro che sono vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità, e guardare al futuro con speranza». Ancora una volta ieri Leone XIV è tornato ad accendere un faro sulla situazione degli ultimi, degli emarginati, di chi vive situazioni di povertà materiale ed esistenziale. Lo ha fatto alla preghiera dell'Angelus, in piazza San Pietro, dove, affacciandosi dalla finestra del suo studio ha recitato la consueta preghiera mariana di mezzogiorno. Al termine, prima di salutare i fedeli riuniti in piazza San Pietro, ha ricordato la Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dalle Nazioni Unite, celebrata sabato nella ricorrenza del 75° anniversario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati: un accordo nato «per proteggere quanti sono perseguitati e costretti a lasciare la propria terra, la casa e la famiglia». Poi l'auspicio: «Lo spirito che animò l’elaborazione di questo importante strumento internazionale - ha detto il Papa - continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle nazioni».
Nella sua riflessione, soffermandosi come ogni domenica sul bravo del Vangelo del giorno (che questa domenica era tratto dal Vangelo di Matteo), Prevost ha commentato l'invito di Gesù ai discepoli ad annunciare sui tetti ciò che hanno ascoltato all'orecchio. Un invito che ci ricorda come l'annuncio del Vangelo sia prima di tutto «condivisione di un incontro personale con Lui, unico per ciascuno». Al di là di «tecniche e strumenti», ha proseguito il Papa, la forza dell'apostolato «si fonda sull’opera dello Spirito Santo in noi e sull’autenticità della nostra risposta».
San Tommaso d'Aquino, ha sottolineato ancora il Pontefice, affermava che predicare è trasmettere ciò che si è contemplato: «Non bisogna pensare che “contemplare” sia un’esperienza esclusiva, riservata ad alcuni santi o ai monaci e agli eremiti - ha aggiunto Leone XIV -. Tutti possiamo farlo, sforzandoci di custodire, tra gli impegni delle nostre giornate, momenti di quiete in cui metterci in silenzio davanti a Dio, per ascoltare la sua voce, affidargli le nostre gioie e le nostre preoccupazioni, rivedere con Lui la nostra vita». È questa, secondo Prevost, la strada per diventare persone «capaci di riflettere la luce del Vangelo in ogni ambiente e in ogni situazione della vita, e di testimoniarlo anche là dove il suo valore non è compreso o accettato».
L'evangelista Matteo scriveva per comunità che «non avevano vita facile». ha notato il Papa: «Dovevano affrontare ostilità e persecuzioni, come succede ancora oggi a tanti cristiani in vari luoghi della terra». Adesso come allora, ha concluso Leone XIV, «è impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola: rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza. Per questo è necessario che affondiamo le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui». Di questa testimonianza, ha chiosato il Pontefice, oggi il mondo ha bisogno.
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