Il Papa: fermare le guerre non basta, c’è chi lucra sul post
di Matteo Liut
Ieri, durante l’udienza alla Roaco,
Leone XIV
ha messo in guardia
dalla precarietà che colpisce le nazioni segnate dai conflitti: «È frutto di libere scelte moralmente imputabili. Oggi troppo denaro viene sprecato per uccidere»

Quando cala il silenzio sui conflitti è allora che inizia la vera sfida e il vero pericolo per le popolazioni locali. Perché quando cala il sipario sulle guerre anche se «le cose possono sembrare generalmente tranquille», quelle società «sono indebolite dall’instabilità delle istituzioni, dalla presenza di bande armate che si spartiscono il territorio, da una politica condizionata e non di rado manipolata da agenti e interessi esterni, che non opera con libertà, ma si barcamena tra mille sotterfugi, accordi segreti e interessi di parte. E così si ingenera una perenne precarietà, che soffoca le possibilità di sviluppo e ricade sempre sulla pelle dei poveri». E queste conseguenze non accadono in automatico, sono frutto di scelte, hanno nomi e cognomi.
È ancora uno sguardo che “va oltre” quello offerto ieri da papa Leone XIV nel discorso tenuto durante l’udienza con i partecipanti alla 99ª Assemblea plenaria della Riunione delle Opere per l’aiuto alle Chiese orientali (Roaco). Lo sguardo di chi sa che non basta risolvere i conflitti, è necessario continuare a vigilare perché sia garantita la dignità delle popolazioni provata dalle ferite della violenza.
In molti Paesi dove questo non accade, ha sottolineato il Papa, «la paura e l’insicurezza dominino», in ogni ambito: «Il lavoro appare precario, il pagamento dei salari discontinuo, la sanità, quando funziona, va a singhiozzo, l’istruzione è provvisoria. E ciò a discapito della gente comune, delle famiglie, dei bambini e dei giovani, degli anziani e degli ammalati – è il monito del Pontefice –. Diventa un dramma che pesa sui cuori di tutti, divora la speranza e impedisce la costruzione del futuro, favorendo la compulsione ad andarsene, come accade per tanti nostri fratelli e sorelle nella fede, specialmente in Medio Oriente».
Da qui l’appello «a riflettere sulle conseguenze della guerra e della precarietà, e a prevenirle con intelligenza e responsabilità, perché tutto ciò non è frutto di un destino inevitabile, ma di libere scelte e quindi di responsabilità moralmente imputabili». E poi l’avvertimento: «La storia dimostra come le trame della violenza e della prepotenza, del potere e del dominio, dei guadagni conseguiti senza giustizia e senza scrupoli, si ritorcono non solo contro chi le subisce, ma anche contro chi le persegue».
Nella sua riflessione, il Papa si è soffermato sull’importanza delle attività della Roaco, con i tanti progetti di sosteagno alle comunità cristiane orientali. «L’Oriente cristiano lo si custodisce solo se lo si conosce: perderne la conoscenza significa impoverire la Chiesa. Ma per apprenderlo e amarlo bisogna investire sulla formazione», ha sottolineato il Papa, commentando la scelta di mettere al centro dell’Assemblea proprio il tema della formazione dei chierici e dei monaci nei seminari e nei collegi orientali.
E pensando al «servizio silenzioso e benefico» che svolge la Roaco, ma anche «ai tanti benefattori che attraverso di voi destinano risorse a chi ha bisogno – ha affermato il Pontefice –, non posso non pensare a quanto denaro, in questo oscuro frangente storico, viene sprecato per uccidere, gettato via da tanti che fomentano le guerre. Mentre voi generate vita, loro seminano morte; mentre voi tendete la mano al fratello, loro trovano nemici da schiacciare; mentre voi create dialoghi, loro ricercano monologhi; mentre voi aprite vie di speranza, loro rinchiudono i popoli nella paura; mentre voi costruite futuro, loro distruggono il presente».
E quindi il pensiero «alla dolorosa emorragia dei cristiani orientali dai loro territori propri, causata anzitutto dalla guerra». E i conflitti, ha aggiunto il Papa, non risolvono problemi, ma creano «tragedie, tragedie spesso lasciate cadere nell’oblio generale». E creano la precarietà che alcuni sfruttano per interessi di parte.
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