Il centro del Pime in Camerun per i bambini di strada: «Così non sono più “scarti” ma persone»

Alla Messa del Papa a Bamenda presenti anche i piccoli ospiti della struttura promossa dai missionari. Mireille Yoga, la coordinatrice: «Molti nostri ragazzi hanno potuto lasciare questa vita precaria»
April 16, 2026
Mireille Yoga con bambini e i ragazzi del centro
Mireille Yoga con bambini e i ragazzi del centro
Li hanno fatti sparire dalle strade, ma loro saranno alla Messa del Papa. Sono i bambini di strada di Yaoundé che – ormai lo sanno! – ogni volta che c’è un grande evento, vengono portati via come se fossero spazzatura. Li mettono in prigione o nelle celle dei commissariati per qualche giorno. «Siamo riusciti a farne liberare una quindicina. E alcuni di loro verranno con noi alla Messa di papa Leone!», dice orgogliosa Mireille Yoga, responsabile del Centro Edimar, un luogo in cui bambini e ragazzi di strada si sentono a casa e provano a immaginare se stessi e il loro futuro in modo diverso.
Niente spaventa Mireille, che è madre di quattro figli adottati e di un’infinità di altri, che spesso ha accolto nella sua casa e nella sua famiglia. «Li trattano come scarti, noi cerchiamo di farli sentire delle persone». Mireille ha “ereditato” l’esperienza di padre Maurizio Bezzi, missionario del Pime che ha vissuto 31 anni in Camerun sempre al servizio dei bambini di strada e che ora si trova in Algeria. Il suo cuore si divide tra questi due Paesi, specialmente in questi giorni in cui Leone XIV li sta visitando. «È stata un’emozione grandissima accogliere il Papa qui ad Algeri. Un’emozione condivisa con la gente. Tutti ci hanno fatto sentire che questa visita era una benedizione, un onore. C’è stato molto coinvolgimento e grande impegno anche prima del viaggio ed è stato fatto tutto il possibile perché si svolgesse nel migliore dei modi. Il Papa ha pronunciato parole forti, che ci hanno toccato nel profondo. Spero che questo confermi un cammino che è già in atto e che potrebbe aprirsi ulteriormente».
Il suo sguardo e il suo cuore, però, sono già rivolti al Camerun, dove mantiene fortissimi legami con Mireille, e non solo. «Un paio dei miei ex ragazzi di strada sono arrivati sin qui in Algeria e mi hanno chiamato!». Ci sono rapporti che il tempo e le distanze non riescono a spezzare. Lo sa bene la stessa Mireille che è legatissima a padre Maurizio. Dal 2018 è lei, assieme a un gruppo di educatori, che accoglie nel Centro Edimar circa duecento bambini al giorno per varie attività soprattutto educative, ma anche per fare una doccia o farsi curare una ferita. Molto del loro lavoro, però, si svolge nelle strade di Yaoundé. È lì che incontrano le situazioni più difficili e penose a diretto contatto con quelli che la gente chiama «nanga boko», che significa letteralmente «quelli che dormono fuori». Il termine, però, ha assunto nel tempo un significato molto dispregiativo: sono la feccia della società. «In realtà – fa notare Mireille – sono loro le vittime di questa società che mette ai margini i più deboli e indifesi».
Mireille, tuttavia, pensa sempre positivo. «La lunga presenza di padre Maurizio in Camerun e il lavoro che continuiamo a fare oggi ha permesso a moltissimi ragazzi di lasciare la strada e di far sì che i loro figli non la conoscessero mai. C’è una nuova generazione che va a scuola. E questa è la cosa più importante e bella». Mireille ama paragonare il Centro Edimar a un albero, che continua a crescere e a dare frutto: «Il primo seme è stato piantato da padre Maurizio sulla terra camerunese per far maturare un’umanità diversa. Un’umanità per tutti coloro che sono stati abbandonati o che si sentono abbandonati, che si sono rifugiati nelle strade e nei luoghi dove nessuno osa andare. Edimar è la possibilità di scoprire la bellezza del loro cuore e la capacità di vedere che c’è una speranza».
Ora lei e il suo staff si aspettano di essere confortati e confermati in questa speranza dalle parole e dai gesti del Papa. Con educatori, amici e alcuni dei ragazzi di strada più grandi si sono organizzati per andare a piedi venerdì sera all’ex aeroporto militare, dove sabato mattina si celebra la Messa. Passeranno lì la notte e, «se piove, pazienza!», dice Mireille. «Non so quanto tempo ci vorrà per arrivare, ma sarà come un pellegrinaggio. Non vediamo l’ora di vivere questo momento con il Papa. Sarà bellissimo! E ci darà tanto coraggio per continuare la nostra missione».

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