martedì 18 luglio 2023
Dopo Kiev e Mosca la missione dell'inviato del Papa fa tappa a Washington. Al centro del colloquio la questione umanitaria e il ritorno a casa dei bambini
Zuppi negli Usa, oggi l'incontro con Biden
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Il dialogo è una tela che si può tessere in tanti modi. Con questa metafora, all’indomani del suo ritorno da Mosca, il cardinale Matteo Zuppi si era espresso a proposito della sua missione di pace per l’Ucraina. Ora che il porporato è negli Usa e oggi vedrà alla Casa Bianca il presidente Joe Biden, come confermato ieri sera dalla portavoce Karine Jean-Pierre, è facile comprendere che non era solo una bella immagine, ma un vero e proprio programma di lavoro.

La terza tappa della missione affidatagli da papa Francesco, quella nella capitale degli Stati Uniti, è infatti una sorpresa a metà. Nel senso che costituisce la logica continuazione di quel dialogo che l’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei ha avviato il 5 e 6 giugno a Kiev, incontrando tra gli altri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, e ha poi sviluppato nei suoi tre giorni moscoviti, dal 28 al 30 giugno, dove ha potuto vedere per due volte un consigliere di Putin, Yuri Ushakov, il patriarca russo ortodosso Kirill e Maria Lvova-Belova, commissario presso il Presidente della Federazione Russa per i diritti del bambino.In qualche modo era stata anche preannunciata, questa tappa statunitense, già nel comunicato emesso dalla Santa Sede al termine della visita a Mosca. Zuppi riferirà al Papa gli esiti della missione, c’era scritto a chiare lettere, «in vista di ulteriori passi da compiere, sia a livello umanitario che nella ricerca di percorsi per la pace». Ed è oltremodo chiaro che una tale ricerca non possa prescindere dal ruolo della superpotenza americana, con tutto il peso dell’appoggio fin qui dato all’Ucraina aggredita.

Sempre secondo Jean-Pierre, Il presidente americano e l’inviato del Papa discuteranno della «diffusa sofferenza causata dalla brutale guerra della Russia in Ucraina e degli sforzi degli Stati Uniti e della Santa Sede per fornire aiuti umanitari alle persone colpite» nonché «del rimpatrio dei bambini ucraini deportati con la forza da Mosca».

Anche il testo diffuso ieri dalla Santa Sede fa riferimento alla questione. «Si comunica che nei giorni 17 - 19 luglio 2023, il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, accompagnato da un officiale della Segreteria di Stato, viaggerà a Washington quale inviato del Santo Padre Francesco. La visita – spiega la nota – si svolge nel contesto della missione intesa alla promozione della pace in Ucraina e si propone di scambiare idee e opinioni sulla tragica situazione attuale e di sostenere iniziative in ambito umanitario per alleviare le sofferenze delle persone più colpite e più fragili, in modo particolare i bambini». Come si ricorderà, erano stati proprio i bambini deportati dalle zone occupate dell’Ucraina uno dei temi principali dei colloqui moscoviti di Zuppi. E la parte russa aveva espresso «alto apprezzamento» per la posizione «equilibrata e imparziale» del Vaticano illustrata dal cardinale sulla situazione in Ucraina ed è pronta a discutere ulteriori proposte se emergono. Il Vaticano, aveva aggiunto Ushakov, ha mostrato la volontà di depoliticizzare la soluzione dei problemi umanitari legati al conflitto. «Sosteniamo questa intenzione del Papa» aveva concluso il consigliere di Putin. A Washington dunque l’inviato di papa Francesco affronterà anche questa delicata questione, accanto alle altre di natura geopolitica.

Il cardinale Zuppi si è detto più volte convinto che le problematiche umanitarie possano essere una chiave importante per favorire l’azione diplomatica e arrivare, passo dopo passo, anche alla vera e propria trattativa di pace. È in sostanza quella tela che si può tessere in tanti modi. Intanto si apprende che anche l'ambasciatore Usa presso la Santa Sede, Joe Donnelly, è volato a Washington e dovrebbe partecipare ad alcuni degli incontri del cardinale, che è atterrato nella tarda serata italiana, quindi in pieno pomeriggio statunitense. L’attesa è però tutta per l’incontro con Biden. Anche perché il viaggio dice della volontà del Pontefice di ricercare la pace dialogando con tutti (proprio di recente il segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher ha smentito chi parla di un «antiamericanismo» di Francesco). La tessitura della tela va avanti. Nella speranza che non vi siano una o più Penelope a disfarla.


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