sabato 27 gennaio 2018
Riconosciute le virtù eroiche dell'assistente sociale francese che dunque viene proclamata venerabile. Delbrêl, laica, ha visto nella strada, ovvero là dove Dio ti pone, il luogo per diventare santi
Madeleine Delbrêl

Madeleine Delbrêl

È stata definita una delle più grandi mistiche del XX secolo e in effetti la vita di Madeleine Delbrêl, di cui papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che ne riconosce le virtù eroiche dichiarandola venerabile, è una corsa verso Dio. Cominciata quando, a 20 anni, rimane folgorata come un novello san Paolo sulla via di Damasco.

Atea dichiarata a 15 anni, a 17 aveva sintetizzato con la inesorabilità tipica degli adolescenti che "Dio è morto... viva la morte". A innescare il cambiamento è la scoperta che il ragazzo di cui si è innamorata, e con cui aveva diviso appassionati discorsi, è entrato nei Domenicani. Per lei inizia un periodo di crisi esistenziale che culmina nella professione di fede che la apre a una vita nuova.

Diplomata assistente sociale e capo scout, si trasferisce nel 1933 con due amiche nell'estrema periferia di Parigi, a a Irvy-sur-Seine. In una realtà in cui il marxismo trionfava grazie anche alle pessime condizioni di vita in cui erano costretti gli operai, Madeleine e le sue amiche danni vita a una intensa opera di apostolato sulle strade, nelle fabbriche e anche nei bar. Un cammino sostenuto dall'idea che è "la strada" ovvero il luogo in cui Dio chiama ad operare "il luogo della santità". Un immergersi in Dio che la rende capace di vedere il grande inganno marxista senza perdere mai di vista le persone che in questa menzogna cadono spinte dalla povertà e dalla miseria in cui sono costrette a vivere. "Dio non ha detto - scriveva - ama il prossimo tuo tranne i comunisti".

Dimensione contemplativa e difesa della dignità degli ultimi e dei più poveri, sono i fari che determinano la sua esistenza. Delbrêl e le sue amiche diventano presto un punto di riferimento per tante persone, che se non condividono la fede (almeno all'inizio), le riconoscono un amore verso il prossimo che travalica ogni differenza. Precorritrici della Chiesa in uscita che si china sulle ferite del mondo, soccorrono, aiutano, portano speranza in un mondo spesso preda della disperazione. Per 30 anni vive e opera nel silenzio senza mancare, però, di avere uno stretto rapporto con le autorità ecclesiali cui è sempre stata fedele e obbediente.

Sostenitrice di un più ampio coinvolgimento dei laici nella Chiesa, morì all'improvviso al suo tavolo di lavoro il 13 ottobre 1964 lo stesso giorno in cui, per la prima volta, un laico prese la parola all'interno del Concilio Vaticano II.

La Conferenza episcopale francese ha aperto la causa di beatificazione negli anni '90. Durante la visita ad limina dei presuli transalpini nel 2004, Giovanni Paolo II, l'ha posta come esempio auspicando che "la sua luminosa testimonianza possa aiutare tutti i fedeli, uniti ai loro Pastori, a radicarsi nella vita comune e nelle diverse culture per farvi penetrare la novità e la forza del Vangelo".

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