mercoledì 11 luglio 2018
Il cardinale presidente della Cei nell'omelia all'Abbazia di San Miniato al monte, ha ricordato la figura di San Benedetto: l'Europa ha ancora bisogno dei valori cristiani
Il cardinale Bassetti in una foto dell'archivio Siciliani

Il cardinale Bassetti in una foto dell'archivio Siciliani

«San Benedetto ci insegna che nei confronti degli altri, chiunque essi siano, che siano profughi che vengono dalle piaghe dell’Africa o qualunque altra persona, vale la parabola del Samaritano: “Ebbe cura di lui”. Gli uomini si distinguono in due categorie: chi ha cura dell’altro e chi considera l’altro qualcuno che mi fa paura, da cui mi devo difendere. La paura paralizza. Bisogna ripartire dal Vangelo e da quello che dice il Papa: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Certo, con criteri di equità, di giustizia, tenendo conto delle situazioni in cui uno si trova”.

Il cardinale Gualtiero Bassetti spiega così l’attenzione che il padre del monachesimo europeo aveva per il tema l’accoglienza. Lo fa nella sua Firenze, dove il presidente dei vescovi italiani è tornato oggi per partecipare ai festeggiamenti per i mille anni dell’abbazia di San Miniato al Monte. Lo fa nel giorno in cui la Chiesa celebra San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa. E a chi gli chiede cosa ha da dire, San Benedetto, all’Europa di oggi, risponde così: “Credo che San Benedetto abbia ancora molto da dire dopo 1600 anni. L’Europa non può dimenticarsi le sue radici cristiane, benedettine. Nel primo millennio Benedetto ha insegnato all’Europa la preghiera, il rapporto con Dio, ma anche l’arte del lavoro. Se prendiamo una carta d’Europa del primo millennio, vediamo che è costellata di abbazie benedettine”.

Ricordando la Regola di San Benedetto, Bassetti ricorda il primo invito, quello a non anteporre nulla all’amore di Cristo, perché Cristo non ha anteposto nulla all’amore per noi”. A questo si aggiunge il secondo monito: ogni uomo va onorato, in quanto persona. L’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve cita a questo proposito uno scritto del cardinale Gianfranco Ravasi su Avvenire (LEGGI QUI): “la civiltà ha fatto un passo decisivo, forse il passo decisivo per eccellenza, il giorno in cui lo straniero, da nemico (hostis), è divenuto ospite (hospes)”. “Sappiamo – ha aggiunto ancora Bassetti - quanto San Benedetto insistesse perché i monasteri fossero aperti agli ospiti, e addirittura nella Regola esiste un intero paragrafo dedicato a loro: quando giungono in monastero, scrive, «siano ricevuti come Cristo, poiché un giorno egli dirà: “Sono stato ospite e mi avete accolto”».

Nella sua omelia, durante la Messa celebrata nella cripta della splendida basilica di San Miniato, Bassetti ha voluto quindi sottolineare “quale ruolo determinante svolga la cultura per l’annuncio cristiano, e come l’Europa – di cui il santo Benedetto è patrono – abbia ancora bisogno dei valori cristiani, gli unici capaci di governare davvero i popoli verso la pace e il bene”.

La celebrazione si era aperta con il saluto dell’abate di San Miniato, dom Bernardo Gianni, che aveva sottolineato la volontà, per la comunità monastica, di non avere valore museale ma luogo di promozione di tutto ciò che di buono, di vero, di bello viene dalla fede nel Signore.

Al termine della Messa, un pensiero a Giorgio La Pira, pronunciato proprio sulla terrazza di San Miniato, da cui il “sindaco santo” ammirava la bellezza “biblica” di Firenze. Bassetti ha voluto ricordare che La Pira, appena dichiarato Venerabile da papa Francesco, è stato il primo a parlare della necessità di “abbattere i muri e costruire ponti”, coniando una formula poi usata da Giovanni Paolo II e oggi da Papa Francesco. “Sono parole dette da un santo – ha affermato – e per questo hanno sapore di Vangelo”.

A margine della messa, il cardinale Bassetti è stato interpellato sulla questione dei migranti: non entro nelle questioni del governo, ha sottolineato, «dico quello che è il pensiero della Chiesa. Il pensiero della Chiesa è la parabola del buon Samaritano, è Gesù che si prende cura. La logica del cristianesimo è prendersi cura. Accogliere, accompagnare, integrare come dice il Papa. Se c’è una nave che sta nel mare non si può chiudere i porti, non si può rischiare di far morire o creare disagi a delle persone. Il problema non riguarda solo l’Italia, riguarda l’Europa ma riguarda il mondo intero, riguarda come è impostata una certa politica che non favorisce i popoli più poveri. Come diceva Paolo VI nella Populorum Progressio c'è una logica perversa che fa sì che i paesi ricchi si arricchiscano di più, e i poveri si impoveriscano. C'è questo problema a livello mondiale di movimento, di migrazione, e quindi il problema va visto globalmente: non basta nemmeno l'Europa, ma forse sono un po' le logiche mondiali che devono cambiare in questo senso».

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