giovedì 23 aprile 2020
Il presidente della Cei in una lettera all'arcidiocesi esprime gratitudine al governo per la «sintonia» con cui si sta procedendo verso il nuovo periodo. Sintonia condivisa dalla ministra Lamorgese
Il cardinale Bassetti

Il cardinale Bassetti - Fotogramma

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«Lo dico in coscienza a tutte le istituzioni, è arrivato il tempo di riprendere la celebrazione dell’Eucarestia domenicale e dei funerali in chiesa, oltre ai battesimi e a tutti gli altri sacramenti, naturalmente seguendo quelle misure necessarie a garantire la sicurezza in presenza di più persone nei luoghi pubblici». In vista della fase due il cardinale Gualtiero Bassetti fa sentire la sua voce su uno dei temi più delicati del momento.

Parole che il presidente della Cei ha scritto nella lettera settimanale nel tempo del coronavirus, indirizzata alla comunità diocesana di Perugia–Città della Pieve di cui è arcivescovo. Ma il porporato tiene a ribadire anche la propria gratitudine al governo, nella persona del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, per la «sintonia» con cui si sta procedendo verso il nuovo periodo, a partire dal 4 maggio. Una sintonia manifestata dalla ministra anche nell’intervista ad Avvenire in cui aveva annunciato che «in considerazione di un quadro sanitario in parziale miglioramento, sono allo studio del governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto».

La stessa titolare del Viminale aveva anche definito «continui e proficui» i contatti con la Cei in vista dei prossimi provvedimenti: «Proporrò al governo, in vista della fase di graduale riapertura, di compiere un passo concreto: dobbiamo poter tornare a celebrare i funerali, seppure alla presenza soltanto degli stretti congiunti». Il tutto, però sempre nel rispetto della opportuna prudenza, tanto è vero che ieri, parlando alla Stampa estera, Lamorgese ha richiamato la necessità di una riapertura (in tutti i campi) «graduale» e con «stili di vita diversi» rispetto al periodo pre emergenza. «Il virus è in agguato – queste le sue parole – e sarebbe peggio riaprire e poi tornare indietro sulle proprie decisioni. Ci vorranno mesi prima di tornare alla normalità».

Nel pomeriggio anche il sottosegretario e portavoce della Cei, don Ivan Maffeis, in un’intervista all’AdnKronos aveva espresso concetti analoghi a quelli del cardinale Bassetti. «Vogliamo tornare a celebrare con un gruppo di fedeli proporzionato alle dimensioni dell’edificio» e con tutte le misure atte a garantire la sicurezza. Riferendosi anch’egli all’intervista del ministro dell’Interno ad Avvenire, aveva definito «impegnative» le parole di Lamorgese e, osservando che «l’interlocuzione con l’esecutivo fin dall’inizio dell’emergenza è stata sempre costante e costruttiva», aveva aggiunto: «Confidiamo che continuerà a esserlo». In merito alla possibile ripresa delle funzioni religiose, ragionava don Maffeis, la Chiesa auspica di poter «riprendere gradualmente, e in maniera responsabile, la sua missione pastorale. Siamo noi i primi ad immaginare una fase transitoria, da affrontare in modo responsabile» e «le nostre proposte sono commisurate alle indicazioni sanitarie», attraverso «il coinvolgimento di volontari per favorire la dislocazione dei fedeli nei banchi e l’uso tassativo di mascherine e guanti». Anche rispetto alle persone anziane, spiegava il portavoce della Cei, «la Chiesa è responsabile» e non intende «esporli a rischi».

In materia di esequie, infine, il capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha firmato un’ordinanza in cui si prevede che i prefetti possano «disporre l’ammissione di defunti in ogni cimitero comunale» della propria provincia, anche in deroga ai regolamenti.
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