La storia del quadro della Madonna della Misericordia di Rimini, davanti a cui il Papa si è fermato a pregare

di Igor Traboni, Rimini
Il gesto di Prevost, dopo la messa al porto, ha commosso i riminesi. Il quadro «ci ricorda la bellezza di un Dio che non abbandona mai i suoi figli»
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August 23, 2026
La preghiera del Papa davanti alla Madonna della Misericordia di Rimini dopo la Messa al porto
La preghiera del Papa davanti alla Madonna della Misericordia di Rimini dopo la Messa al porto
Dopo la Messa al porto di Rimini, nella serata di domenica 22 agosto, il Papa si è fermato qualche minuto in preghiera, in piedi, davanti ad un quadro mariano, già esposto durante tutta la celebrazione eucaristica. Un gesto che ha commosso i riminesi, che ben conoscono quell’immagine, come diremo meglio tra poco, ma che ha incuriosito gli altri fedeli. Una curiosità che ci aiuta a soddisfare don Giuseppe Pandolfo, rettore del santuario della Madonna della Misericordia di Rimini, 37 anni, religioso dei Missionari del Preziosissimo Sangue, l’ordine fondato da San Gaspare Del Bufalo che ha la cura pastorale di questo vero e proprio centro di spiritualità di tutto il comprensorio riminese.
«Si tratta dell’immagine della Madonna della Misericordia, il cui sguardo ci ricorda la bellezza di un Dio che non abbandona mai i suoi figli e continua a chinarsi sulle loro ferite. Il quadro è custodito nel nostro santuario, eretto nel XIV secolo dalle monache Clarisse che vivevano nell’attiguo monastero di Santa Maria degli Angeli, e infatti i riminesi lo chiamano affettuosamente “la Madonna di Santa Chiara”. E’ opera del pittore Giuseppe Soleri che lo donò alla sorella, una suora. Nel 1810, l’immagine venne donata alla chiesa ed esposta sull’altare maggiore di Santa Chiara. Poco dopo, nel 1824, la chiesa fu affidata al nostro ordine religioso, il cui fondatore San Gaspare Del Bufalo a lungo aveva predicato nella vicina zona del Montefeltro. L’11 maggio 1850 si verificò un evento miracoloso: l’immagine della Madonna iniziò a muovere gli occhi, sia in senso orizzontale sia verticale. Le cronache dell’epoca raccontano che tantissimi fedeli arrivarono a Rimini per vedere quel prodigio, ripetutosi in diverse occasioni fino al novembre successivo. Un miracolo che è stato poi riconosciuto dal pontefice dell’epoca, Pio IX, che volle donare la preziosa corona che ancora oggi la adorna, proprio per incoronare Maria. Da allora la Madonna della Misericordia è nel cuore dei riminesi, e adesso anche del Papa!».
Don Giuseppe Pandolfo, che si trovava ancora sull’altare dopo la Messa, racconta infatti che Papa Leone si è fatto raccontare proprio questa storia dal vescovo di Rimini, Nicolò Anselmi, in quei minuti di raccoglimento davanti al quadro, rimanendone profondamente colpito. 
«Già durante la Messa, il vescovo Anselmi aveva fatto riferimento alla Madonna della Misericordia – rimarca il rettore del Santuario riminese – e poi c’è stato quel momento di preghiera del Papa che ha commosso tante persone, ad iniziare da me. Tutta la celebrazione eucaristica l’ho vissuta con una commozione immensa e mi porto dentro questa immagine: abbiamo fatto Pentecoste! Ritrovarci lì con il successore di Pietro, il vescovo, noi sacerdoti e Maria, la madre di Gesù, è stata una Pentecoste. Per noi missionari del Preziosissimo Sangue, per me e i due confratelli che abbiamo la cura del luogo, questo momento ci dà uno sprone ancora maggiore nel servizio alla Chiesa, in quello che facciamo al santuario, dall’ascolto alla confessione, dalla direzione spirituale alla catechesi. Sono tante le attività che portiamo avanti, sempre sotto lo sguardo della Madonna della Misericordia, o di santa Chiara, come qui la chiamano molti fedeli. E sono tanti, anche giovani, i riminesi che vengono al santuario, pur non essendo parrocchia», si avvia a concludere don Giuseppe Pandolfo, non prima di concedersi una battuta: «Io sono di Milazzo, in provincia di Messina, e il nonno paterno di Prevost, Salvatore, era originario proprio di Milazzo».

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