Il Papa alla Romagna: ospitali con chi è ferito nel corpo e nello spirito

di Giacomo Gambassi, inviato a Rimini
Celebrando la Messa davanti
a 25mila persone, Leone XIV
prende spunto dalla vocazione
turistica di Rimini per ricordare
il senso pieno dell’accoglienza
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August 22, 2026
Il Papa alla Romagna: ospitali con chi è ferito nel corpo e nello spirito
Il Papa a Rimini /Reuters
Da una parte, la ruota panoramica che è uno dei simboli di Rimini. Dall’altra, il litorale che si allunga sul mare e che accoglie più di venticinquemila persone. È questo che Leone XIV vede dal palco da cui presiede la Messa che conclude la sua giornata in Romagna. Ma più che una Messa sulle banchine del porto, è una Messa in spiaggia: la prima del suo pontificato. Era accaduto anche 44 anni fa quando Giovanni Paolo II aveva visitato la città. Si ripete con papa Prevost che prende spunto proprio dalla vocazione turistica della riviera adriatica per chiedere che il territorio «sia accogliente, oltre che per il ristoro e il divertimento, anche per lo spirito». E poi per riflettere su ciò che veramente rigenera l’uomo. «Il mondo in cui viviamo – spiega nell’omelia – offre tante forme di svago, alcune delle quali, però, portano piuttosto alla dispersione e alla rovina che non a un vero “tornare in sé”, e lasciano il vuoto nel cuore. C’è chi le chiama “evasione”, come se la vita ordinaria fosse una prigione da cui fuggire. Ma noi sappiamo che il luogo più vero in cui trovare ristoro, in cui incontrare Dio per incontrarci davvero tra noi, non è fuori, nel caos, ma dentro di noi, nel profondo dell’anima». Richiamo a sant’Agostino di cui il Papa è figlio. «Come comunità cristiana – prosegue – siamo chiamati in modo speciale a coltivare tale esperienza e a trasmetterla, nell’apertura e nell’ospitalità personale e delle strutture, nella cura e nel raccoglimento delle chiese, nella predisposizione all’aiuto e alla carità. E questo sia nei confronti di chi cerca un meritato tempo di riposo dopo un anno di lavoro, sia verso chi, ferito nel corpo e nello spirito, chiede rifugio, cibo e assistenza lontano dalla propria terra».
Vacanze, sì, ma senza dimenticare i più fragili. Come quelli che Leone XIV incontra nella Cattedrale di Rimini. «Fratelli e sorelle – racconta il vescovo Nicolò Anselmi al Pontefice – che stanno attraversando un periodo impegnativo della loro vita, una salita ripida del pellegrinaggio: malati, disabili, persone che stanno facendo un percorso di liberazione dalle dipendenze, fratelli e sorelle che in carcere si stanno preparando a rientrare presto nella società; amici e amiche in difficoltà economiche, spirituali, psicologiche». Al Papa viene consegnata una custodia fatta a mano dai detenuti che contiene le lettere scritte per lui dagli “ultimi”. «Qui voi siete a casa – dice loro Leone XIV – Sì, perché il Signore Gesù, quando incontrava persone malate o con disabilità o povere, le accoglieva e le metteva al centro per guarirle, per restituire loro una vita secondo la loro dignità. Così mostrava a tutti i segni dell’amore di Dio, della sua infinita misericordia».
Leone incontra disabili e malati nella Cattedrale di Rimini /Ansa
Leone incontra disabili e malati nella Cattedrale di Rimini /Ansa
La sosta in Duomo e la celebrazione lungo l’Adriatico sono i due appuntamenti della visita alla Chiesa di Rimini. Non solo terra di villeggiatura, anche se «Rimini e tutta la costa romagnola ogni estate hanno la possibilità di accogliere alcuni milioni di turisti, da tutto il mondo: una vera occasione di conoscenza, di dialogo e di pace», chiarisce il vescovo. «I valori di onestà, di gratuità, di benevolenza sono notoriamente cari alla gente di Romagna, schietta e di indole gioviale, laboriosa e solidale – fa sapere Leone XIV –. Ne sono testimoni i numerosi esempi di santi e beati che qui hanno avuto i loro natali, esercitando la carità e vivendo il Vangelo, a volte fino al martirio. Lo attesta pure l’impegno che tuttora ferve nelle varie realtà ecclesiali, nelle parrocchie, nelle famiglie, nell’Azione cattolica, nei diversi movimenti e associazioni, nelle opere di assistenza e di formazione cristiana». Anselmi cita due giovani beatificati negli ultimi anni, Sandra Sabattini e Alberto Marvelli, santo Amato Ronconi, «pellegrino e apostolo della carità, terziario francescano», e poi la testimonianza «molto viva del servo di Dio don Oreste Benzi, sacerdote riminese, fondatore della comunità Papa Giovanni XXIII, di cui abbiamo festeggiato lo scorso anno i cento anni della nascita». Proprio l’anniversario era stata l’occasione per proporre al Pontefice di visitare la città: era Francesco. Invito concretizzatosi ieri.
Anche Leone XIV richiama don Benzi nell’omelia per dire che «la nostra vocazione consiste nel lasciarci conformare a Cristo povero, a Cristo servo, a Cristo che espia il peccato del mondo». Perché, sottolinea, «nella Chiesa, ad ogni livello, l’autorità è servizio». E perché «tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio, affidatoci affinché possiamo essere gli uni per gli altri strumenti di salvezza nella giustizia, a partire dai luoghi e dalle persone con cui viviamo e lavoriamo». Il sole caldo del tramonto accompagna la Messa. In mare le motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza presidiano il palco. Intorno all’altare, con il Papa, anche il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna. Magliette alla marinara per il coro e i volontari. Più di trecento i sacerdoti che indossano le stole ispirate al mosaico del mausoleo di Galla Placidia di Ravenna. Due le opere-segno che la diocesi lascerà a ricordo della visita. «A nome del Papa – annuncia Anselmi – finanzieremo la sistemazione in erba sintetica del campo da calcio per i nostri carcerati della casa circondariale; e poi parteciperemo al progetto della Cei per l’allestimento di un ospedale o di un importante presidio medico a Gaza».

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