La Fraternità San Pio X risponde alla scomunica: «Ingiusta e invalida»
di Andrea Galli
Lettera aperta a Leone XIV: «Non accogliamo queste sanzioni con amarezza o spirito di rivolta... ci obbligano ad amare ancora di più la santa Chiesa»

«Ci è stata notificata la decisione assunta dalla Santa Sede nei confronti della Fraternità San Pio X, firmata da Sua Eminenza il cardinale Fernández, ed essa è ormai di pubblico dominio. Ci sembra che questa decisione metta ancora una volta in luce il contesto profondamente tragico in cui si trova la Chiesa universale. Ciò che la Fraternità San Pio X ha fatto e continuerà a fare non è altro che un'iniziativa straordinaria per la salvezza delle anime, nel mezzo della confusione dottrinale e morale in cui la Chiesa è precipitata. In nessun modo pretendiamo di sostituirci alla Chiesa e non abbiamo altra ambizione se non quella di rimanerle fedeli».
Così si legge nella lettera inviata al Papa da don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità San Pio X, all'indomani della dichiarazione di scomunica per il delitto di scisma seguita alle consacrazioni episcopali illecite celebrate a Écône, in Svizzera, mercoledì 1° luglio.
La lettera si apre con il passo evangelico di Lc 11,11-13, nel quale Gesù domanda quale padre darebbe al figlio una serpe al posto di un pesce o uno scorpione al posto di un uovo. Da qui l'immagine sviluppata da Pagliarani: «In coscienza, non ritenevamo di poterci sottrarre al dovere morale che abbiamo nei confronti delle anime, come abbiamo già spiegato, sia privatamente sia pubblicamente, a Vostra Santità. Avevamo chiesto del pane, cioè un gesto di comprensione nei confronti di un sincero caso di coscienza... purtroppo abbiamo ricevuto una pietra. [...] Avevamo chiesto di essere istruiti e confermati nella fede di sempre; invece siamo stati dichiarati scismatici per la seconda volta».
Il superiore generale della Fraternità ribadisce quindi che, «nonostante le sanzioni inflitteci», essa rinnova la promessa già fatta al Pontefice: mettere tutte le proprie energie al servizio della Chiesa, custodendo e trasmettendo la Tradizione come una realtà viva. «Ma soprattutto – aggiunge – la Fraternità San Pio X Vi promette oggi che non accoglierà queste nuove sanzioni – oggettivamente ingiuste e invalide – con amarezza o spirito di rivolta». Anzi, «queste recenti condanne, come quelle del passato, colpiscono ciò che abbiamo di più caro: il nostro attaccamento alla nostra Madre, la Chiesa romana», ma proprio per questo «ci obbligano ad amare ancora di più la santa Chiesa» e a offrire «la sofferenza causata da queste nuove sanzioni per il bene della Chiesa universale e di Vostra Santità».
Nella parte finale della lettera Pagliarani si dice convinto che «un giorno Voi stesso, oppure uno dei Vostri successori, vorrete fare vostro il programma di san Pio X: "Instaurare omnia in Christo"». In quel momento, scrive, il Papa scoprirà nella Fraternità «non un covo di serpenti e di scorpioni, ma un piccolo esercito di figli fedeli», pronti a sostenerlo «nella restaurazione di tutte le cose in Nostro Signore», trovando «anime autenticamente cattoliche, il cui legame con la Chiesa non è mai stato fondato sulle sabbie mobili di un dialogo ambiguo, ma sulla roccia della fede di Pietro».
«Chiediamo alla Santissima Vergine Maria – conclude Pagliarani – di affrettare il sorgere di quel giorno e preghiamo soprattutto affinché Vostra Santità possa sperimentare quanto prima questa gioia e questa consolazione. Nel frattempo, se Vi è possibile, nonostante la Vostra recente decisione, benediteci come Vostri figli. Per noi nulla è cambiato e nulla cambierà mai».
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