Dopo Écône, nuovo scisma in vista: i Redentoristi transalpini

Nata nell'orbita di Marcel Lefebvre, riconciliata con la Santa Sede nel 2008 e riconosciuta canonicamente quattro anni dopo, la comunità scozzese si prepara a ricevere un vescovo da un presule sedevacantista, al termine di un progressivo distacco dall'autorità della Chiesa.
Google preferred source
July 2, 2026
Dopo Écône, nuovo scisma in vista: i Redentoristi transalpini
Professione perpetua di un religioso dei Redentoristi Transalpini lo scorso 27 giugno/ WEB
Dopo la ben più ampia lacerazione della comunione ecclesiale consumatasi nei giorni scorsi a Écône, una nuova frattura, questa volta assai più limitata nelle dimensioni, è prevista per il 25 luglio. Quel giorno padre Michael Mary, superiore generale dei Sons of the Most Holy Redeemer, più noti come Redentoristi transalpini, dovrebbe essere consacrato vescovo sull’isola di Papa Stronsay, nelle Orcadi scozzesi, senza mandato pontificio. A conferirgli l’ordinazione sarà il vescovo sedevacantista canadese Pierre Roy, con Rodrigo Ribeiro da Silva e Fernando Altamira come co-consacranti. La diocesi di Aberdeen, competente sul territorio, ha già avvertito che si tratterebbe di un atto illecito e di «grave disobbedienza», compiuto da vescovi che negano che Leone XIV sia realmente Papa.
L’annuncio è l’ultimo passo di una deriva maturata negli ultimi mesi. Nell’ottobre 2025, al termine del loro capitolo generale a Papa Stronsay, i Redentoristi transalpini avevano diffuso una lettera ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli cattolici nella quale sostenevano che la fede cattolica tradizionale fosse ormai incompatibile con quella che definivano la «nuova Chiesa» nata dal Vaticano II. In quel testo denunciavano una «catena di comando» spezzata e respingevano Amoris laetitia, Traditionis custodes, Fiducia supplicans, il Documento sulla fratellanza umana, la «Chiesa sinodale» e vari gesti del pontificato di Francesco.
A maggio 2026, con la dichiarazione The Dogma to Steer By («Il dogma come guida»), la posizione si è fatta ancora più esplicita. I Redentoristi transalpini sono arrivati a negare la legittimità di tutti i papi da Paolo VI a Leone XIV: una posizione non sempre formulata nei termini classici del sedevacantismo, ma certamente collocata in una rottura radicale con la gerarchia postconciliare.
In Nuova Zelanda la comunità era già entrata in collisione con il vescovo di Christchurch, Michael Gielen, che ne aveva chiesto l’uscita dalla diocesi. La frattura, dunque, non nasce con l’annuncio della consacrazione episcopale, ma arriva al termine di un progressivo distacco dalle autorità ecclesiastiche locali e romane.
I Redentoristi transalpini furono fondati l’8 dicembre 1987, con la benedizione dell’arcivescovo Marcel Lefebvre e l’incoraggiamento del cardinale Édouard Gagnon, allora visitatore pontificio presso la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Il 2 agosto 1988, poche settimane dopo le consacrazioni episcopali illecite di Écône, un giovane sacerdote redentorista, un seminarista della Fraternità e alcuni aspiranti diedero vita a una comunità monastica legata alla liturgia tradizionale romana precedente alla riforma liturgica di Paolo VI e alla spiritualità tradizionale di sant’Alfonso Maria de’ Liguori.
Il primo monastero fu Warden Manor, sull’isola di Sheppey, nel Kent; per alcuni anni la comunità ebbe anche una presenza a Joinville, in Francia. Nel 1999 approdò a Papa Stronsay, piccola isola delle Orcadi che divenne la casa madre. La comunità descrive l’isola come un «deserto nel mare», luogo di vita contemplativa e missionaria insieme.
Il momento della riconciliazione con Roma arrivò dopo il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Nel 2008 i Redentoristi transalpini rientrarono nella piena comunione ecclesiale; il 15 agosto 2012 il vescovo di Aberdeen, Hugh Gilbert, li eresse canonicamente come istituto religioso clericale di diritto diocesano con il nome ufficiale di Sons of the Most Holy Redeemer. Il 18 maggio 2016 furono approvate definitivamente le costituzioni. Quella riconciliazione, però, non ha retto alla nuova stagione ecclesiale.

Il sedevacantismo e la «linea Thục»

La scelta del vescovo consacrante del prossimo 25 luglio è significativa anche sotto il profilo della successione apostolica. Pierre Roy non appartiene infatti alla linea episcopale della Fraternità Sacerdotale San Pio X inaugurata da Marcel Lefebvre, ma alla cosiddetta «linea Thục», la principale genealogia episcopale del sedevacantismo contemporaneo. Roy è stato consacrato vescovo il 7 gennaio 2024 in Brasile da Rodrigo Ribeiro da Silva, nello stesso rito nel quale fu consacrato anche Fernando Altamira. La successione episcopale di Da Silva risale all’arcivescovo vietnamita Pierre Martin Ngô Đình Thục.
Ngô Đình Thục (1897-1984) fu una figura di primo piano della Chiesa vietnamita. Ordinato sacerdote nel 1925, vescovo nel 1938 come vicario apostolico di Vĩnh Long e nominato nel 1960 arcivescovo di Huế, apparteneva a una delle più influenti famiglie cattoliche del Paese. Suo fratello Ngô Đình Diệm fu il primo presidente del Vietnam del Sud; un altro fratello, Ngô Đình Nhu, ne fu il principale consigliere politico. Entrambi vennero assassinati durante il colpo di Stato del novembre 1963 che pose fine al loro regime, mentre l’arcivescovo si trovava a Roma per il Concilio Vaticano II.
Negli anni successivi Thục si convinse che la crisi seguita al Concilio avesse investito gli stessi vertici della Chiesa. Dopo una controversa vicenda legata al movimento di El Palmar de Troya, si avvicinò progressivamente agli ambienti sedevacantisti. Tra il 1976 e il 1982 compì una serie di consacrazioni episcopali senza mandato pontificio che diedero origine a quella che ancora oggi viene chiamata «linea Thục», la principale genealogia episcopale del sedevacantismo contemporaneo.
La sua posizione si differenziò nettamente da quella di Marcel Lefebvre. Entrambi denunciarono quella che ritenevano una profonda crisi della Chiesa postconciliare e contestarono molte delle riforme seguite al Vaticano II. Lefebvre, tuttavia, continuò a riconoscere il Papa come legittimo successore di Pietro, pur opponendosi ad alcune sue decisioni e arrivando nel 1988 alle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio. Thục, invece, finì per collocarsi nell’orbita sedevacantista, ritenendo che i papi del post-Concilio avessero perso o non possedessero più la legittima autorità.
La scelta di Pierre Roy come consacrante non rappresenta dunque soltanto una consacrazione senza mandato pontificio. Segna anche il passaggio dei Redentoristi transalpini dall’universo lefebvriano, nel quale la comunità era nata, a quello della linea Thục, la principale genealogia episcopale del sedevacantismo contemporaneo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire