Aperta la causa di beatificazione di Lorenzo Cuneo a Roma, il cardinale Reina: «Unione profonda tra preghiera e azione»
Il giovane a 28 anni era stato investito da un mezzo pesante sull’A1 per aver prestato soccorso a un automobilista. Il rito si è svolto nella Sala della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense, sede del Vicariato di Roma

Chi lo ha conosciuto lo ricorda come il “santo del quartiere” e come il “martire della carità”. Perché Lorenzo, proprio come il santo di cui portava il nome, ha vissuto traducendo il Vangelo in gesti quotidiani, fino al dono di sé. Era così Lorenzo Cuneo, giovane laico romano morto a 28 anni mentre soccorreva un automobilista in panne sull’autostrada A1, alle porte di Roma. Per lui ieri mattina si è aperta l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche, fama di santità e dei segni. Il rito si è svolto nella Sala della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense, sede del Vicariato di Roma. Nato a Roma il 15 settembre 1970 da Claudio e Teodora Ciampa, a otto anni entrò nel gruppo scout Agesci Roma 112, dove rimase fino a diventarne capo educatore. Per anni si batté per la riqualificazione del Parco della Caffarella. Volontario alla Caritas diocesana, nella parrocchia di San Giovanni Battista de Rossi promosse il “giro del giovedì” per portare generi di conforto ai senza dimora nelle stazioni. Fu più volte volontario in Bosnia, Ucraina e Romania. A 27 anni fu eletto consigliere municipale. Il 23 ottobre 1998 si fermò sulla corsia di emergenza per aiutare un automobilista in difficoltà e fu travolto da un mezzo pesante. Il rito di apertura della causa di beatificazione è stato presieduto dal cardinale vicario Baldo Reina, il quale ha messo in luce una delle peculiarità del servo di Dio, vale a dire l’«unione profonda tra preghiera e azione. Coltivava una vita spirituale alimentata dalla partecipazione quotidiana alla Messa, dalla frequentazione dei sacramenti, dall’adorazione eucaristica e da lunghi momenti di preghiera personale». La sua fede così radicata, nonostante la giovane età, apre a una riflessione importante. «Siamo spesso abituati a pensare che la maturità spirituale sia il risultato di un lungo percorso, necessariamente legato al trascorrere degli anni – ha affermato Reina –. Eppure, la storia della Chiesa ricorda che la chiamata alla santità non conosce limiti di età. Ogni stagione della vita può diventare occasione di incontro con il Signore e di risposta generosa alla sua bontà». L’esempio del servo di Dio offre anche l’opportunità per soffermarsi «sul ruolo dei laici nella vita della Chiesa e della società, sulla responsabilità educativa delle nostre comunità e sulla necessità di accompagnare i giovani nella scoperta della propria vocazione». Lorenzo «merita tutto questo – le parole della mamma molto emozionata –. La sua vita è stata tutto un prodigarsi all’altro». A chi gli era accanto ha insegnato «a essere semplici, sempre gioiosi, attenti al prossimo». Per i giovani, riflette la donna, è esempio «di generosità» in un tempo abitato da «troppa indifferenza che uccide». Per il postulatore Paolo Vilotta, il servo di Dio non agiva per «semplice filantropia. Tutto era fatto mantenendo lo sguardo verso l’alto». Lo conferma don Emilio Cenani, parroco di San Giovanni Battista de Rossi. «Nel suo impegno per la vita e per la Chiesa c’era una vitalità suscitata dalla fede e dallo spazio dedicato a Dio – dice –. In alcune azioni del suo modo di vivere c’era l’imitazione di Cristo». Da settembre, ogni primo lunedì del mese, in parrocchia si recita il Rosario per la sua beatificazione. Riccardo Rossi, missionario e giornalista, già portavoce di fratel Biagio Conte, ha conosciuto Lorenzo attraverso la madre. «Mi ha fatto toccare con mano cosa è la carità – racconta –. Aveva perso il figlio da un anno, ma mi ha preso sotto la sua ala, mi ha fatto da madre, mi ha riavvicinato alla fede».
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