I giovani di tutto il mondo danno forma ai "sogni" di papa Francesco
La rete creata dal progetto "Creare ponti" della Pontificia Commissione per l'America Latina unisce centinaia di studenti, impegnati assieme sul fronte sociale, culturale, ecologico, ecclesiale

Da quattro anni, un filo rosso sta unendo centinaia di studenti universitari e giovani leader politici in tutto il mondo: dall’America Latina all’Europa, dall’America del Nord all’Africa e all’Asia. Giovani che provano a migliorare la realtà a partire dal proprio metro quadrato e dalle proprie comunità, uniti in percorsi di formazione che mettono al centro temi come la crisi ecologica, la dignità dell’uomo, il dialogo. In un mondo sempre più diviso e lacerato, il lavoro di una rete giovane, generativa e mondiale è certamente una notizia. L’ampio progetto si chiama “Costruire ponti” ed è stato coordinato dalla Pontificia Commissione per l’America Latina, come spiega la segretaria Emilce Cuda. «Tutto è iniziato quattro anni fa, quando papa Francesco decise di organizzare alcuni incontri continentali con studenti universitari. Dall’ascolto delle loro riflessioni emerse la forte necessità di mettere al centro l’esortazione apostolica postsinodale Querida Amazonia». In particolare, di ragionare su quattro «sogni» indicati da papa Francesco come vie profetiche per rimettere al centro la dignità di ogni persona, e di tutti i popoli, a partire da quelli dell’Amazzonia. I quattro sogni sono quello sociale, culturale, ecologico, ecclesiale. Emilce Cuda ricorda che, alla base, c’è un concetto molto caro a papa Francesco: «Lui credeva che le persone della periferia non abbiano solo necessità, ma anche sogni, e che questi siano il mezzo più importante per mettere in movimento le organizzazioni comunitarie. Non bisogna partire solo dai bisogni ma anche dai sogni».
Il percorso “Costruire ponti” si è strutturato proprio attorno a ciascuno di questi temi. «Abbiamo creato diversi corsi curriculari all’interno delle università. Ad esempio, per il sogno ecologico, grazie al co-coordinamento della Loyola University di Chicago, abbiamo organizzato seminari in 6 università delle Americhe». Gli studenti hanno potuto così scegliere i corsi direttamente all’interno dei loro percorsi formativi. Solo il sogno sociale ha comportato un cammino diverso. In questo caso, protagonisti sono stati cento giovani leader politici già impegnati sui loro territori. Il percorso si è sviluppato negli ultimi due anni grazie alla collaborazione con New Humanity, Ong legata al movimento dei Focolari. Prima gli incontri online mensili e poi, apice del percorso, un incontro con papa Leone XIV a fine gennaio 2026. Il Pontefice ha incoraggiato i giovani: «La politica svolge una funzione sociale insostituibile – ha detto – vi esorto a cooperare sempre più nello studio di forme partecipative che coinvolgano tutti i cittadini, uomini e donne, nella vita istituzionale degli Stati. Su queste basi sarà possibile edificare quella fraternità universale che già tra voi giovani si annuncia come segno di un tempo nuovo».
Cristian García de Álamo era presente. È un giovane che vive in Argentina e lavora nel governo provinciale a Cordoba: tra le attività di cui si occupa, una scuola di formazione al lavoro e percorsi di cittadinanza attiva. «Ricordo quando Francesco disse che i giovani devono essere i costruttori della casa comune. Io sin da quando ho 21 anni sento una forte vocazione a servire nella politica». Dell’incontro con papa Leone, Cristian sottolinea la «ricchezza straordinaria di testimonianze ed esempi di vita» e la «fratellanza universale» sperimentata. «E pensare che non ero così convinto di voler partecipare – aggiunge Cristian – poi per fortuna ho ascoltato un’intuizione: quale momento migliore per comprendere la situazione del nostro mondo e immaginare soluzioni?». Lungo il loro percorso, i giovani hanno provato a studiare dei progetti concreti da portare sui territori. Lo hanno fatto utilizzando un metodo che si chiama dialogo sociale. A spiegarne l’importanza è ancora Emilce Cuda. «Nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, il dialogo sociale è un processo di incontro attorno a un conflitto che deve essere reso visibile, cioè portato sul tavolo insieme ai rappresentanti delle comunità o istituzioni coinvolte, alla pari, per ascoltarsi e giungere a un accordo aperto che dia avvio a un processo di dialogo. Non si tratta di una semplice negoziazione, ma di un ascolto reciproco profondo e di un discernimento comunitario orientato al bene pubblico comune che è oggetto di contesa». Un metodo che i giovani partecipanti hanno imparato e che, ora, possono portare sui loro territori.
Mentre racconta del progetto “Costruire ponti”, Emilce Cuda cita più volte la dottrina sociale della Chiesa, strettamente connessa ai percorsi di formazione per i giovani. Che cosa può dire al mondo di oggi? «Al centro della dottrina sociale della Chiesa c’è il lavoro – specifica Cuda –. Dobbiamo ricordarci che oggi più del 62% della popolazione attiva lavora in modo informale. Prima ancora dei diritti sociali, per molti mancano i diritti civili: basti pensare ai tanti che migrano e che si ritrovano senza cittadinanza. C’è una domanda forte del nostro tempo: come può nascere un nuovo modo di proteggere e mettere al centro la dignità di ciascuna persona? La dottrina sociale della Chiesa guarda a questo». Anche i percorsi di “Costruire ponti” vogliono proprio provare a rispondere a questa domanda. Emilce Cuda conclude: «Papa Francesco avviò questo percorso a febbraio del 2022. Nello stesso momento iniziava la guerra in Ucraina e centinaia di giovani venivano mandati a morire in guerra. Alcuni dicevano che il Papa avrebbe dovuto bloccare questo nuovo cammino. Ma lui aveva detto: no, andiamo avanti. Con i giovani dobbiamo pensare un nuovo mondo».
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