Estremismi, religioni, riarmo e potere: da Giovanni Paolo I una lezione ancora attuale

Alla Gregoriana un convegno sul magistero di papa Luciani: dalla mediazione nel canale di Beagle agli accordi di Camp David, fino alle sfide della pace globale
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October 12, 2026
Vaticano, 3 settembre 1978: la Messa di intronizzazione di papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani / SICILIANI
Vaticano, 3 settembre 1978: la Messa di intronizzazione di papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani / SICILIANI
Domani, martedì 13 ottobre, studiosi, storici e rappresentanti del mondo religioso e istituzionale si confronteranno a Roma sul ruolo di Giovanni Paolo I nella promozione della pace nel corso del suo pontificato. Al centro dei lavori la diplomazia della Santa Sede, gli accordi di Camp David e la crisi del canale di Beagle, fino al dialogo interreligioso e alle sfide contemporanee. Le conclusioni affidate al cardinale Pietro Parolin, a colloquio con gli studenti universitari. «Favorire tutte le buone e lodevoli iniziative che possano tutelare e incrementare la pace in questo mondo turbato». Era questo l’impegno conclusivo dei sei «vogliamo» con cui Giovanni Paolo I, appena eletto al soglio pontificio, delineava il proprio programma nel messaggio Urbi et Orbi del 27 agosto 1978. Un appello alla collaborazione per contrastare la violenza, promuovere la comprensione tra i popoli e sostenere il progresso delle nazioni più povere, che a quasi cinquant’anni di distanza conserva una forte attualità. Proprio il rapporto tra Giovanni Paolo I e la pace sarà al centro del Convegno internazionale di studi in programma domani, martedì 13 ottobre, nell’Aula magna della Pontificia Università Gregoriana, dalle 9.30 alle 18.30. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione vaticana Giovanni Paolo I in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Comitato di Scienze Storiche.
«Un volumus che induce a riflettere su come quelle prerogative di interesse storico siano tuttora estremamente attuali e sia di stringente attualità il suo messaggio», sottolinea il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e presidente della Fondazione vaticana Giovanni Paolo I, ricordando come l’urgenza della pace rappresenti il filo conduttore dei suoi trentaquattro giorni di pontificato. Seppure la Chiesa non abbia «soluzioni miracolistiche per i grandi problemi mondiali», come afferma Giovanni Paolo I, tuttavia il sostegno alla costruzione della pace è «imprescindibile dalla propria missione». Un impegno breve nel tempo, quello di papa Luciani ma significativo anche sul piano diplomatico. Nel settembre 1978, infatti, la Santa Sede seguì da vicino due delicate questioni internazionali: la controversia tra Cile e Argentina sulla sovranità delle isole del canale di Beagle, che sarebbe stata affrontata attraverso la mediazione vaticana, e i colloqui di Camp David tra il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, il presidente egiziano Anwar al-Sadat e il premier israeliano Menachem Begin, svoltisi dal 5 al 17 settembre. Due vicende che offriranno al convegno l’occasione per approfondire il ruolo della diplomazia pontificia in un contesto segnato dalla Guerra fredda e da conflitti regionali.

Dalla diplomazia vaticana a Camp David

La prima sessione, presieduta da Rocco Ronzani, prefetto dell’Archivio apostolico vaticano, sarà dedicata all’evoluzione della riflessione cristiana sulla guerra e sulla pace e all’azione diplomatica della Santa Sede. Interverranno lo storico Roberto Morozzo della Rocca, con una relazione sulle Chiese cristiane tra il 1945 e il 1978, Roberto Regoli, docente di Storia della Chiesa alla Gregoriana, e Giovanni Vian, professore di Storia del cristianesimo e delle Chiese all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che approfondirà il tema della giustizia e della pace nel magistero di Giovanni Paolo I.
La seconda sessione, presieduta da Pierantonio Piatti, segretario del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, allargherà lo sguardo ai contesti politici e internazionali nei quali maturarono le iniziative per la pace. Mario Del Pero, docente di Storia internazionale al Centre d’Histoire de Sciences Po di Parigi, analizzerà il ruolo degli Stati Uniti nella ricerca di una pace in Medio Oriente, con particolare attenzione agli accordi di Camp David. Gennaro Gervasio, dell’Università Roma Tre, si concentrerà invece sulle ragioni che portarono Anwar al-Sadat a intraprendere il percorso della pace separata con Israele, a partire dalla guerra dell’ottobre 1973. Chiuderà la sessione Massimo De Giuseppe, docente di Storia contemporanea all’Università IULM di Milano, con un approfondimento sulla crisi del Beagle e sull’America Latina del 1978, tra dittature, trasformazioni politiche e diritti umani.

Pace e dialogo tra le religioni

Il rapporto tra fede, potere e conflitti sarà al centro della terza parte dei lavori, presieduta da Mauro Mantovani, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. La storica Anna Foa e Yassine Lafram, guida dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, si confronteranno sul tema «La guerra degli zeloti. Estremismo religioso e potere globale». Il dialogo, moderato da Stefania Falasca, vicepresidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I, e da Nicole Winfield, corrispondente dell’Associated Press, riprendendo l’azione in favore della pace di Giovanni Paolo I in una prospettiva interreligiosa, soffermandosi anche sulle derive estremiste e sul rapporto tra le ideologie messianiche e il potere globale.
Il tema richiama direttamente un passaggio del pontificato di Luciani. Il 10 settembre 1978, durante l’Angelus, Giovanni Paolo I aveva dedicato particolare attenzione ai colloqui di Camp David, invitando i fedeli a pregare per la loro riuscita. I tre leader coinvolti, appartenenti alle tradizioni cristiana, ebraica e musulmana, avevano infatti chiesto ai rispettivi popoli di unirsi nella preghiera «affinché pace e giustizia escano da queste deliberazioni». La sessione proseguirà con gli interventi di Dario Vitali, della Pontificia Università Gregoriana, sul Concilio Vaticano II e il nuovo paradigma della pace; di Emília Hrabovec, docente di Storia alla Comenius University di Bratislava e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, sui rapporti tra Albino Luciani, il comunismo e la Chiesa cattolica oltre la cortina di ferro; e di Mauro Velati, che approfondirà la dimensione internazionale del pontificato.

Parolin a confronto con gli studenti

La sessione conclusiva sarà dedicata alle nuove generazioni e al loro ruolo nella costruzione della pace. Il cardinale Pietro Parolin incontrerà gli studenti di diverse università appartenenti al gruppo interparlamentare «Giovani Universitari in Parlamento» (Gup), in un confronto volto a collegare la riflessione storica e accademica alla partecipazione civica e alla comprensione delle relazioni internazionali. A moderare l’incontro saranno Flavia Tudini, dell’Università Roma Tre, e Vincenzo Varagona, presidente dell’Unione cattolica della stampa italiana (Ucsi). Al termine è previsto il saluto dell’associazione «Articolo 21 Liberi di...», nell’ambito dell’appuntamento valido anche per i crediti formativi dei giornalisti. A quasi mezzo secolo dalla morte di Giovanni Paolo I, il convegno intende così tornare su un aspetto centrale del suo breve pontificato: la convinzione che la pace non possa essere considerata un risultato scontato né affidata a soluzioni immediate, ma richieda impegno diplomatico, responsabilità politica, dialogo tra le religioni e collaborazione tra i popoli. Un messaggio che, nato nel contesto internazionale del 1978, continua a interrogare il presente.

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