Dolores Hart, da Hollywood al monastero. «San Francesco mi ha cambiato la vita»
L’attrice americana che impersonò la fondatrice delle Clarisse in una pellicola del 1961 si racconta. Il viaggio in Italia per girare il film e l’incontro con Giovanni XXIII la portarono a scegliere di consacrarsi a Dio

«Quando in Vaticano ho incontrato papa Giovanni XXIII mi presentai a lui dicendo: sono Dolores Hart, l’attrice che interpreta santa Chiara. E lui mi rispose: “No, tu sei Chiara”. Io pensai di essermi spiegata male e ho ribadito: “No Santo Padre, io sono Dolores Hart, una attrice americana che ha appena interpretato santa Chiara”. Il Papa allora mi fissò negli occhi e disse: “No, tu sei Chiara”, quella frase di Giovanni XXIII me la sono portata dentro in tutti questi anni e ai tempi è stata fondamentale per fare chiarezza riguardo alla mia vocazione».
È la testimonianza di Dolores Hart, ex stella di Hollywood, nata Dolores Hicks, a Chicago, nel 1938, la quale poco dopo quell’incontro con il “Papa buono” si fece monaca. Oggi infatti è madre Dolores, la priora del monastero benedettino Regina Laudis di Bethlehem nel Connecticut dove si è ritirata a vita spirituale passando per una conversione che è coincisa con la sua esperienza artistica di santa Chiara sul grande schermo.
Nella sterminata filmografia dedicata al Santo Poverello ci si imbatte in una pellicola hollywoodiana quasi dimenticata, Francesco d’Assisi, regia di Michael Curtiz, di cui la Hart fu la protagonista femminile. Film del 1961, questo biopic molto romanzato ebbe il merito di far conoscere ancora meglio la figura del santo Poverello negli Stati Uniti, attraverso l’interpretazione convincente del protagonista maschile, Bradford Dillman (che impersonava proprio san Francesco) ma soprattutto per il volto e l’aurea di Dolores Hart, che dallo star system era stata ribattezzata la “nuova Grace Kelly”.
La 23enne di Chicago proveniva già da esperienze importati al fianco di Elvis Presley con cui, tra il 1957 e il 1958 aveva recitato in Loving you (Amami teneramente) e in King Creole scoprendo il lato più umano e cristiano del re del rock. Un idolo di tutte le ragazze della sua generazione dalle quali si doveva difendere mascherandosi e facendosi aiutare dai cordoni della polizia. Ma per Dolores Hart era semplicemente un giovane collega, un ragazzo tenero da aiutare nei suoi momenti di fragilità e con il quale addirittura pregare. «Durante le pause dal set Elvis mi leggeva dei passi della Bibbia e chiedeva con estremo interesse il mio parere sulle parabole che lo avevano colpito», ha raccontato madre Dolores in una delle rare interviste concesse alla tv americana.
Dopo quella doppia esperienza lavorativa con Elvis, per il quale suonò anche il clarinetto il giorno del suo compleanno, ci fu il bagno di successo con la serie televisiva Il virginiano cui seguì il premio come migliore attrice teatrale dell’anno, nel 1959, protagonista a Broadway nella commedia per adolescenti, Where the boys are. Un cammino lastricato di riconoscimenti che faceva pensare a una Dolores Hart avviata a una carriera senza limiti né confini. Una villa con piscina a Los Angeles e un matrimonio all’orizzonte con il ricco e avvenente manager Don Robinson, erano gli scatti da copertina a cui si preparava la stampa americana per celebrare degnamente la nascita di questa stella luminosa del firmamento cinematografico.
Ma un’amica un giorno andò a prenderla a New York sul set di The Pleasure of His Company invitandola a seguirla per una in visita alle suorine del monastero di Regina Laudis e questo accadde poco prima del viaggio “miracoloso” ad Assisi e nei luoghi di Francesco e Chiara in cui è stato girato il film di Curtiz. Ennesimo segno di un cammino davvero francescano, a dimostrazione di quanto il carisma del Poverello parli davvero ancora al cuore e alla vita delle persone. Un dato che si è fatto ancora più evidente in questi anni in cui la Chiesa sta celebrando gli otto secoli dagli eventi principali della vita del Poverello.
Quando Dolores tornò dall’Italia, forte dell’incontro con il Papa, il suo sentiero si illuminò nella direzione del convento di Bethlehem che l’ha accolta nell’ormai lontano 1963.
Lì passeranno a trovarla personaggi di Hollywood in incognito e, come ha raccontato lei stessa, passò anche l’attrice Patricia Neale, premio Oscar nel 1964 per Hud il selvaggio (pellicola con Paul Newman) che si presentò al convento accompagnata dalla figlia di Gary Cooper, Maria. La Neale era arrivata fin lì per chiedere a madre Dolores conforto e consigli dopo la separazione dal marito, lo scrittore di fiabe Roald Dahl. Almeno due volte l’anno ha continuato a farle visita a Bethlehem anche il suo ex fidanzato Don Robinson che è diventato un benefattore del Regina Laudis e «questa è la conferma – parola di madre Dolores – che certi amori assumono altre forme, ma non finiscono mai».
Così come non si è mai interrotto l’amore e la passione per il cinema: la madre superiora di Regina Laudis, infatti, è membro onorario e votante dell’Academy per l’assegnazione degli Oscar. Madre Dolores non ha mai smesso di pensare a quel viaggio ad Assisi sui sentieri santi di Francesco e Chiara e ora che è arrivata nel tratto finale del suo cammino esistenziale dice di «aver avuto la fortuna di assecondare entrambe le vocazioni che mi sono state donate: quella di attrice e poi quella di suora. Tutto ciò grazie allo Spirito Santo che ci aiuta sempre a compiere quello che siamo chiamati a fare».

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