Dall’Ulivo dei Papi il grido dell’Ac: coltiviamo pace e fraternità

Nei Giardini Vaticani l’iniziativa dell’Azione Cattolica per rilanciare il valore del dialogo e della riconciliazione di fronte alla crisi in Terra Santa. Un modo per rilanciare lo storico gesto di Francesco del 2014
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June 8, 2026
Nei Giardini Vaticani il momento di preghiera attorno all'ulivo piantato da papa Francesco nel 2014 con Shimon Peres e Abu Mazen / AZIONE CATTOLICA ITALIANA
Nei Giardini Vaticani il momento di preghiera attorno all'ulivo piantato da papa Francesco nel 2014 con Shimon Peres e Abu Mazen / AZIONE CATTOLICA ITALIANA
«Abbiamo sentito una chiamata, e dobbiamo rispondere: la chiamata a spezzare la spirale dell’odio e della violenza, a spezzarla con una sola parola: “fratello”». Sono le parole che pronunciò papa Francesco l’8 giugno 2014, allo storico incontro con il patriarca ecumenico Bartolomeo I e i presidenti di Israele e Palestina, Shimon Peres e Abu Mazen, e incise all’ombra di quell’Ulivo per la pace che piantarono insieme nei Giardini Vaticani. Proprio qui l’Azione Cattolica italiana si è riunita in preghiera domenica sera, per ricordare, custodire e rinnovare quel segno di fraternità, alla luce della drammatica situazione in Terra Santa e della necessità di ritrovare vie di verità, giustizia e pace.
Il pellegrinaggio è partito da via della Conciliazione, dove nel pomeriggio si era tenuto il convegno internazionale “Pax et bonum. Nel segno di San Francesco. Diritto internazionale e fraternità”, promosso dall’Istituto di Diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, dall’Ac e dal Fiac, alla vigilia dell’iniziativa “Un minuto per la pace”. «Da qui si alza la voce più forte, il grido della pace – ha detto il vescovo Claudio Giuliodori, assistente generale Ac – grazie all’impegno dei Pontefici, prima papa Francesco e oggi papa Leone XIV». San Francesco, a 800 anni dalla sua morte, rimane «l’uomo della pace, con l’eredità della benedizione e del dono della pace a frate Leone». «L’Ac – ha concluso il presule – è impegnata in prima linea con la preghiera, il lavoro culturale e la testimonianza della fraternità associativa che è già, in qualche modo, l'anticamera di una pace più grande che tocchi il cuore di tutti gli uomini».
«Crediamo nella forza della preghiera, il gesto più potente che, come cristiani, dobbiamo e possiamo fare – ha osservato Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale Ac –. La pace è un dono che, come ricorda papa Leone XIV, viene dall’alto e custodiamo quando siamo capaci di momenti di dialogo e incontro. Ritrovarsi in preghiera all’ulivo della pace è un gesto simbolico e ci richiama a una profonda connessione, anche attraverso la gioia della comunità, con la capacità di riconoscere il bene prezioso della pace».
Il consesso del pomeriggio ha approfondito l’intersezione tra la riflessione francescana e le sfide della governance globale, indagando il principio di fraternità come cifra del diritto internazionale ed elemento in grado di rimettere al centro le persone e la tutela della loro dignità e diversità, i diritti umani, la difesa della democrazia, il dialogo interreligioso e lo sviluppo sostenibile. Nella storica sede dell’Ac sono intervenuti Vincenzo Buonomo, Francesco Viola, Shahrzad Houshmand Zadeh, Isabel Trujillo, Sandro Calvani, Riccardo Moro e Giuseppe Notarstefano. I relatori hanno ribadito la necessità di costruire forme di partecipazione e istituzioni attorno all’umanità e alla fraternità, nel solco del santo di Assisi e nell’eco della Magnifica Humanitas di papa Leone XIV, secondo cui «la fraternità non è soltanto un’aspirazione interiore di chi crede, ma una forma sociale e politica da incarnare in scelte e percorsi condivisi».

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