Dal giardino sul retro di casa allo schermo: così è cambiata la famiglia americana

di Julian Paparella
A dieci anni da “Amoris laetitia” viaggio nella trasformazione dei legami familiari nell’era digitale, tra schermi che sottraggono tempo alla relazione e una Chiesa chiamata a riscoprire la vicinanza e l’ascolto
Google preferred source
October 8, 2026
Lo smartphone e i bambini
Lo smartphone e i bambini
Una mappa della famiglia nel mondo tra nuove fragilità e risorse ancora da valorizzare: è il percorso di approfondimento realizzato per Avvenire dal Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia in occasione del summit sulla famiglia in Vaticano, iniziato il 7 ottobre: uno sguardo internazionale per leggere le sfide della vita familiare contemporanea e interrogarsi sul futuro delle relazioni.
Il teologo statunitense Richard R. Gaillardetz, deceduto nel 2023, ha individuato un significativo mutamento sociale nella vita familiare in Nord America, tra Canada e Stati Uniti, la terra natale di papa Leone XIV. Mentre nei decenni precedenti le famiglie trascorrevano del tempo sotto il portico di casa, negli ultimi anni – ha osservato – si è assistito a uno spostamento verso il giardino recintato sul retro (cfr. “School of Love: Marriage as Christian Friendship”, pp. 129-138). L’immagine è evocativa. Simboleggia una tendenza nel modo in cui le famiglie interagiscono con il mondo esterno: si passa dall’apertura della veranda, dove è possibile incontrare vicini e passanti, alla privacy del giardino sul retro, dove possono accedere solo ospiti e amici invitati. Oggi, nell’età digitale, stiamo assistendo ad un passaggio ulteriore: dal giardino all’aperto allo schermo all’interno. Nelle case nordamericane, come in tanti altri luoghi nel mondo, spesso la relazione si costruisce più attraverso i social con chi non c’è, che con chi si trova nella stanza accanto. Secondo la ricerca del Lurie Children’s Hospital di Chicago, il 71% dei genitori ricorre agli schermi per gestire il comportamento dei propri figli in pubblico e il 55% ritiene che gli schermi interferiscano con i momenti di qualità in famiglia. Il 28% permette l’uso degli schermi durante i pasti a casa. Allo stesso tempo, il 60% dei genitori si sente in colpa per il tempo che i propri figli trascorrono davanti agli schermi e il 54% teme che i propri figli siano dipendenti dai dispositivi elettronici. Secondo i dati del Pew Research Center, il 46% degli adolescenti riferisce che i propri genitori, almeno qualche volta, sono distratti dai propri telefoni durante le conversazioni, mentre circa il 40% dei genitori e degli adolescenti litiga regolarmente riguardo al tempo di utilizzo del telefono. Il punto non è come sbarazzarsi della tecnologia, che è chiaramente destinata a restare, ma come costruire relazioni reali in un mondo sempre più virtuale. Se le difficoltà sono chiaramente in aumento per quanto riguarda la comunicazione intergenerazionale e i momenti di qualità in famiglia, l’amore familiare non sparisce. In questo contesto, la Chiesa può svolgere un ruolo cruciale attraverso uno spirito di apertura e di accoglienza: una «pastorale dell’amicizia» (cfr. Armando Matteo, “L’opzione Francesco”, 2023), o meglio una pastorale familiare «di vicinanza», modellata sull’immagine del Buon Samaritano o del Cristo risorto con i discepoli scoraggiati di Emmaus.
Dare alle famiglie la possibilità di fare comunità tra di loro risveglia la loro capacità di diffondere uno spirito di famiglia all’interno della società, a partire dalle periferie esistenziali: «Una coppia di sposi che sperimenta la forza dell’amore, sa che tale amore è chiamato a sanare le ferite degli abbandonati, a instaurare la cultura dell’incontro, a lottare per la giustizia» (Amoris laetitia, n. 183). In una società che valorizza il successo individuale, il dominio del denaro e il regno del più forte, le famiglie possono scoprire il tesoro relazionale di fare amicizia con chi vive la povertà, la malattia e l’esclusione sociale. Così le famiglie toccano il cuore del Vangelo, con la possibilità di diventare sempre più un vivo ed autentico «fermento evangelizzatore nella società» (AL 290). Per poter accompagnare le famiglie, e contribuire alla loro crescita nei valori evangelici sulla scia dell’Amoris laetitia, la pastorale familiare è chiamata ad andare incontro alle famiglie là dove si trovano, ascoltare le loro storie e accogliere le loro sfide e sofferenza con una logica di compassione e misericordia. Parafrasando papa Francesco, si può assumere come «certezza dogmatica» che, proprio come «Dio è presente nella vita di ogni persona», così Dio è anche nella vita di ogni famiglia. La responsabilità della Chiesa è di riconoscere questa verità fondamentale, anche quando le famiglie stesse non ne sono consapevoli. Se Dio sta con le famiglie dove sono, anche la Chiesa è chiamata a seguirne l’esempio. Non basta aspettare che le famiglie vengano a bussare alla porta della parrocchia, e quando bussano, occorre saper accogliere a braccia aperte come Cristo. Anche quelle che non sono cattoliche o che non hanno avuto il loro inizio nel sacramento del matrimonio. Occorre creatività per scoprire nuovi modi di entrare in relazione con le famiglie oggi.
A tale fine, un auspicio è per esempio che le comunità cristiane offrano percorsi di preparazione al matrimonio anche a chi non si sposerà in chiesa, aiutando le coppie e le famiglie nella loro crescita nell’amore come contributo prezioso al bene comune, e – per chi vuole – come possibile apertura a un cammino di fede. In questo senso, in certe diocesi in America del Nord, come quella di Lincoln in Nebraska, il catecumenato per la vita matrimoniale, promosso proprio da papa Francesco, ha conosciuto un gran successo e continua a svilupparsi. Accompagnare le coppie di vari orizzonti nel lungo periodo apre la possibilità di un apprendimento mutuo. Da un lato, la Chiesa aiuta le famiglie a scoprire Dio che vive già in loro. Dall’altro lato, le famiglie mostrano alla Chiesa come vivere quotidianamente il progetto divino di amore nel mezzo delle sfide della vita e del mondo. Ascoltando le famiglie, si scoprono le diverse note che compongono insieme una viva testimonianza al vangelo dell’amore quotidiano. In modo concreto e secondo una logica sinodale, si può proseguire nel progetto di “empowerment” delle famiglie, seminato dall’Amoris laetitia: imparando da loro e camminando con loro, anche quelle con storie complesse, nel dispiegamento della potenzialità sociale del loro amore nella società contemporanea, ed anche del loro protagonismo e dei loro carismi nella Chiesa. Imparando dalle famiglie, le comunità cristiane possono lasciarsi plasmare giorno per giorno dal modo di essere famiglia per diventare con le famiglie sempre più vicine, accoglienti, inclusive, tenere, compassionevoli ed umane. In una società che può sembrare post-relazionale, la Chiesa può sostenere le famiglie nella loro missione di costruire relazioni significative nel quotidiano; e le famiglie possono aiutare la Chiesa a trovare nuovi modi di relazionarsi, affinché essa sia in grado di compiere la sua vocazione profetica in quanto “famiglia di famiglie” (AL 87) nella grande famiglia dell’umanità, portatrice di ferite ma anche di speranza.
Professore associato di teologia presso il Seminario San Pietro, London, Ontario (Canada)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire