Dai vescovi missionari alla laica consacrata: il dono alla Chiesa di sei nuovi venerabili

Di tutti riconosciute le virtù eroiche. Quattro gli italiani: il salesiano Marengo, il cappuccino Daniele di San Giovanni Rotondo e i sacerdoti diocesani Pogliani e Vitetti. Con loro il presule tedesco Kaiser Depel e la focolarina argentina Bavosi
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October 24, 2026
Dai vescovi missionari alla laica consacrata: il dono alla Chiesa di sei nuovi venerabili
i sei nuovi venerabili. Dall'alto a sinistra, in senso orario: Daniele di San Giovanni Rotondo, Depel, Bavosi, Pogliani, Marengo e Vitetti
Si allunga l’albo ufficiale della santità nella Chiesa, in particolare nel capitolo dei venerabili. Stamattina Leone XIV, ricevendo in udienza il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei santi, ha autorizzato la promulgazione dei decreti che riconoscono le virtù eroiche di sei figure: due vescovi missionari, due sacerdoti diocesani, un fratello cappuccino e una laica consacrata dei Focolari. Quattro sono italiani.
Il milanese don Domenico Pogliani, nato nel 1838 e morto ad Arizzano (Verbania) nel 1921, è il fondatore dell’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, vicino a Milano, opera esemplare della carità ambrosiana. Ordinato sacerdote nel 1861, conobbe già agli inizi del suo ministero a Rosate la povertà delle campagne; fu poi coadiutore in Duomo e prevosto a Cesano. Qui, spinto anche dalla guarigione da una grave malattia ottenuta per grazia dalla Madonna del Rosario, sentì l’urgenza di spendersi per i più bisognosi: anziani, ciechi, persone con disabilità che le famiglie non riuscivano a mantenere. Cominciò accogliendoli in casa propria. Nel 1896 aprì l’Ospizio che poi divenne l’Istituto Sacra Famiglia, con l’aiuto di benefattori e religiose. Don Pogliani volle dare una vera e propria famiglia straordinaria a chi non l’aveva più, dicendo: «Da oggi tuo papà è san Giuseppe, tua mamma Maria e tuo fratello Gesù». Questa visione guidò la crescita dell’Ospizio che rapidamente accolse anche bambini e orfani. Nel 1915 gli ospiti erano già quattrocento.
Dalle Langhe al Nordest dell’India si è dipanata invece la vita del salesiano don Oreste Marengo, nato a Diano d’Alba (Cuneo) nel 1906. Partì missionario nel 1923, appena diciassettenne, ottenendo il permesso di fare il noviziato nello Stato dell’Assam, dove poi completò la formazione e divenne sacerdote nel 1932. Per raggiungere le popolazioni dei vari villaggi percorse a piedi migliaia di chilometri, condividendone cibo e condizioni di vita con i locali e imparandone le lingue. Consacrato vescovo nel 1951, fu il primo pastore di Dibrugarh, poi di Tezpur e amministratore apostolico di Tura, città dove morì nel 1998. Aprì scuole, dispensari e accompagnò la nascita di numerose vocazioni sacerdotali. «L’ansia per la salvezza delle anime e il tipico ottimismo salesiano furono le caratteristiche più evidenti e più amate» di lui come missionario, ricordano i suoi confratelli.
Monsignor Alessandro Vitetti, nato a Cirò (Crotone) nel 1915 e morto a Cariati (Cosenza) nel 1995, legò il suo sacerdozio alla formazione delle coscienze e alla direzione spirituale. Ordinato nel 1940 per la diocesi di Cariati, fu subito nominato vicerettore del seminario: vi insegnò discipline umanistiche e fu direttore spirituale. Alle responsabilità nella Curia affiancò la predicazione e l’accompagnamento dei laici, anche come assistente della Gioventù femminile di Azione Cattolica. Collaboratore del vescovo Orazio Semeraro, lo accompagnò a Roma durante il Concilio Vaticano II. Dal 1969 al 1986 fu parroco della cattedrale di San Michele Arcangelo e insegnò religione nelle scuole. Gravemente malato di diabete, trascorse l’ultima stagione presso le suore di Santa Gemma.
Nato e morto a San Giovanni Rotondo, rispettivamente nel 1919 e nel 1994, il cappuccino fra Daniele di San Giovanni Rotondo (Foggia), al secolo Michele Natale, fu figlio spirituale di Padre Pio. Lo incontrò già nel 1933, prima di entrare in convento: il santo lo benedisse posandogli la mano sulla testa. Nel 1939, dopo averlo confessato, Padre Pio gli disse: «Sappi che da oggi hai un padre», precisando che intendeva essergli padre spirituale. Quarto di sette fratelli, Michele Natale entrò tra i cappuccini adolescente; la lettura della vita di san Corrado da Parzham lo convinse a restare fratello laico: per diventare santo, comprese, non era necessario essere sacerdote. Dopo la professione perpetua del 1940 fu questuante e cuoco a Foggia. Durante i bombardamenti del 1943 soccorse i feriti e seppellì i morti; aiutò anche i soldati sbandati. Segnato da numerose malattie, dopo la morte di Padre Pio si dedicò ai Gruppi di preghiera in Italia e all’estero, diventandone un riferimento. Custodiva una promessa del suo grande padre spirituale: «Dove stai tu, starò anch’io; dove vai tu, verrò anch’io».
Il tedesco Friedrich Kaiser Depel, nato a Dülmen nel 1903 e morto a Lima, in Perù, nel 1993, entrò ventenne nei Missionari del Sacro Cuore di Gesù. Arrivato in Perù nel 1939, nel 1957 divenne primo prelato di Caravelí: trentamila chilometri quadrati, in gran parte sulle Ande, con appena una dozzina di sacerdoti. Nel 1963 fu consacrato vescovo. La lontananza delle comunità e la scarsità di clero e religiosi gli suggerirono una risposta: un istituto di suore che abitassero stabilmente nei villaggi più isolati. Nacquero così nel 1961 le Missionarie di Gesù Verbo e Vittima. A loro Kaiser Depel affidò la catechesi, la preparazione ai sacramenti e la cura spirituale e materiale delle popolazioni, svolgendo tutto ciò che non richiedeva la presenza di un ministro ordinato.
infine Margarita Bavosi, nata a Buenos Aires nel 1941 e morta ad Albano Laziale nel 1985, l’unica donna del gruppo dei nuovi venerabili. Laureata in storia, a ventun anni lasciò tutto per consacrarsi a Dio nel movimento dei Focolari. Il soprannome "Luminosa»" esprimeva il suo carattere. Fu responsabile del movimento in Spagna per quattordici anni. La malattia segnò gli ultimi quattro anni di un’esistenza conclusa a soli 43 anni.      

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