Ad Assisi Maria riunisce ebrei, cristiani e musulmani del Mediterraneo
di Irene Funghi
Dal 27 al 29 ottobre, a quarant'anni dallo storico incontro promosso da Giovanni Paolo II, vengono presentati i risultati dei lavori che hanno riletto le sfide del bacino alla luce della figura che unisce le tre fedi, per avviare processi di cura

Nella metropolitana di Teheran, la fermata di fronte alla chiesa armena di Santa Maria è dedicata alla Madonna per volontà delle amministrazione della città. Sopra la nicchia che ospita il posto dell’imam, d’altronde, in ogni moschea un versetto del Corano la ricorda, tanto è importante questa donna per il mondo islamico. A Gerusalemme, intanto, attraverso la mostra “Ecco l’uomo”, ospitata al Museo israeliano, trova spazio l’arte israeliana contemporanea che si riappropria delle radici ebraiche di Gesù e ne fa, assieme a sua madre, un punto di riferimento per chi, da innocente, sopporta sofferenze inflitte dalla prepotenza di altri. Maria, allora, compare in raffigurazioni che ricordano la Pietà, come simbolo del dolore di tutte le madri colpite dalla violenza della guerra. Allargando lo sguardo, nei santuari cattolici mariani del Medio Oriente e del Mediterraneo, l’accoglienza è all’ordine del giorno anche nei confronti di chi professa credo religiosi diversi. Parte da qui il lavoro di Oikos, il centro per l’ecologia integrale del Mediterraneo, animato dai frati minori di Taranto, per mettere in luce le potenzialità della figura mariana per il dialogo interreligioso e per l’avvio di processi di cura nel bacino. Un lavoro i cui risultati, quarant’anni dopo lo storico incontro dello Spirito di Assisi, arriveranno al convegno “Maria, via di dialogo e pace per il Mediterraneo”, in corso dal 27 al 29 ottobre tra Perugia e la cittadina del Poverello e promosso, assieme ad Oikos, anche da realtà vaticane, francescane e non solo. «Si è trattato di dare voce alle donne che nei Paesi affacciati sulle diverse sponde del mare li hanno già avviati, permettendo a Dio di trasformare situazioni di dolore, come canta la Madonna stessa nel suo Magnificat. È stato avviato poi un confronto sulla rappresentazione di Maria nei testi sacri delle tre religioni abramitiche assieme a una riflessione teologica durata un anno», spiega il presidente di Oikos fra Francesco Zecca.
L'appuntamento in calendario per fine ottobre si concluderà con la firma di un manifesto di fronte alla Porziuncola, primo santuario mariano francescano, che riunirà in un impegno comune dodici santuari mariani del bacino. Sono quelli, infatti, i primi luoghi in cui il cammino si fa comune, tanto sono frequentati anche da fedeli musulmani. «La figura di Maria è molto vicina alla vita delle comunità islamiche. Nel momento del parto, ad esempio, alle donne viene letto il capitolo del Corano dedicato a lei», fa sapere l’esperta di studi islamici Shahrzad Houshmand Zadeh, coinvolta nel percorso di quest’anno assieme, tra gli altri, alla docente di giudaismo ed ermeneutica ebraica Elena Lea Bartolini De Angeli e al biblista don Emilio Salvatore. «La prospettiva mariana è l’autostrada per la conoscenza reciproca tra cristiani e musulmani», dice la studiosa, tanti sono i punti di contatto nelle rappresentazioni che ne fanno entrambe le tradizioni. Anche nell’islam, Maria è la donna purissima, modello per tutte le donne e gli uomini. Lo Spirito di Dio le annuncia che darà alla luce un figlio destinato a essere un segno per l’umanità e Gesù stesso è il Verbo di Dio che viene accolto da Maria. «Di lei viene sempre confermata la verginità e Maria viene chiamata immacolata in testi di quattordici secoli fa, dogma che la Chiesa cattolica ha introdotto nel diciannovesimo secolo». In più, «l’amata del Corano», come madre dell’umanità, «chiede la vicinanza di tutti i suoi figli, che vuole riunire sotto il suo manto», continua Zadeh. «È urgente, quindi – chiosa –, riprendere questi testi in un mondo assetato di pace». A ripetere che quello della sofferenza non è il destino del Mediterraneo, definito da Oikos paradigma dei drammi del nostro tempo, sono anche i testi ebraici, nei quali il cantico di Anna, madre del profeta Samuele, anticipa il Magnificat di Maria. Anche in quel caso è una donna a cantare come la sua umiliazione di sterile sia stata guardata e trasformata da Dio. «Umiliazione che è una condizione condivisa anche da Maria, già incinta durante il periodo di fidanzamento in cui per gli Ebrei non era possibile avere rapporti – spiega De Angeli –. È questo stesso tema che poi, in quanto madre di un figlio ucciso ingiustamente, la renderà modello degli umiliati di ogni epoca, ripreso anche dall’arte israeliana contemporanea». Per la studiosa, il convegno sarà una «pietra miliare» dell’attenzione mariana all’interno del processo del dialogo interreligioso, i cui risultati, ricorda, vengono trasmessi più facilmente nelle facoltà teologiche e agli insegnanti di religione cattolica rispetto alle singole comunità di fedeli. «L’eco che il convegno avrà nel Mediterraneo, però, potrà facilitare una presa di coscienza di tutto questo», auspica. I santuari, luoghi «che rappresentano plasticamente ciò che Maria è», infatti, non sono solo luoghi di preghiera, ma «di promozione della persona, di accoglienza per i fedeli di tutti i credo e rifugio e oasi di pace anche per chi vive in contesti di guerra», spiega don Emilio Salvatore. Messi in rete, come è accaduto per la Rete dei teologi del Mediterraneo a cui anche don Salvatore appartiene, diventeranno «trasmettitori di esperienze in grado di condividere esperienze, prassi e contatti», dice. Sarà più facile così rimettere al centro la generatività di chi «aiuta gli altri a esprimersi e a vivere la propria esperienza di vita senza porre ostacoli, ma rimuovendoli», secondo quello che è «il modello di accoglienza di ogni credente».
Il convegno “Maria, via di dialogo e pace per il Mediteraneo”, in corso tra Perugia e Assisi dal 27 al 29 ottobre, è promosso da Oikos, dalla Pontificia Accademia Mariana Internationalis e dall’Ordine dei frati minori in collaborazione con il Dicastero per il dialogo interreligioso, il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani e la Rete dei teologi del Mediterraneo. Il 27 ottobre sono attesi i messaggi di Leone XIV e del ministro generale dell’Oridne dei frati minori fra Massimo Fusarelli, mentre il 29 il cardinale prefetto del Dicastero per il dialogo interreligioso George Koovakad alle 16 presiederà nella Basilica di Santa Maria degli Angeli l’appuntamento in cui ad alcune testimonianze seguirà una preghiera interreligiosa per la pace nel Mediterraneo a quattro voci (cattolica, ortodossa, ebrea e musulmana) e la firma del manifesto che riunirà 12 santuari mariani dell’area in un impegno comune.
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