Un patto tra religioni per far crescere l'Italia. La firma a Roma
Il 25 giugno, all’Ara Pacis, quindici realtà sottoscrivono “La via italiana del dialogo”: un cammino nato nella Cei e maturato dentro l’esperienza sinodale

Per la prima volta i responsabili delle religioni presenti in Italia mettono la loro firma sotto un Patto comune. Si intitola «La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale» e sarà sottoscritto giovedì 25 giugno, alle 9.30, nell’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis a Roma. La cerimonia, trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube della Chiesa cattolica italiana, intende dare continuità e forma pubblica a un percorso avviato tre anni fa nell’ambito del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. Non si tratta di un semplice appuntamento istituzionale, ma di una tappa che prova a tradurre in un impegno stabile il confronto tra comunità di fede diverse. Dal 2023, infatti, i leader delle religioni diffuse nel Paese si sono ritrovati nella sede della Conferenza episcopale italiana per interrogarsi sul ruolo delle tradizioni religiose nella vita pubblica e sul contributo che esse possono offrire alla coesione sociale, alla pace e alla conoscenza reciproca. Il primo incontro, nel giugno 2023, aveva riunito in Cei i responsabili di undici religioni presenti in Italia, chiamati a confrontarsi sul rapporto tra religione, spiritualità e società secondo il metodo della «conversazione spirituale».
Il Patto nasce dunque dentro una stagione segnata dall’ascolto sinodale e dalla ricerca di forme nuove di presenza ecclesiale e religiosa nella società. Il Cammino sinodale delle Chiese in Italia, giunto nel 2025 al Documento di sintesi «Lievito di pace e di speranza», ha indicato tra le sue priorità anche la pace, l’amicizia sociale, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, con l’esigenza di spazi stabili di confronto tra Chiese e comunità di fede. In questo orizzonte si colloca la firma del 25 giugno, che allarga il passo dal dialogo interno alle Chiese cristiane a una responsabilità condivisa tra religioni diverse.
A sottoscrivere il documento saranno quindici realtà: Istituto buddista italiano Soka Gakkai, Assemblea spirituale nazionale dei bahá’í d’Italia, Sikhi Sewa Society, Istituto Tevere, Confederazione islamica italiana, Comunità religiosa islamica italiana, Assemblea dei rabbini d’Italia, Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, Centro islamico culturale d’Italia, Unione delle Comunità islamiche d’Italia, Unione induista italiana, Unione delle Comunità ebraiche italiane, Conferenza episcopale italiana, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e Unione buddhista italiana. L’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei parla di un documento «rispettoso nelle parole, responsabilizzante nei contenuti, pragmatico e coraggioso» nella concretezza e nella visione.
Il contesto in cui il Patto viene firmato è quello di un’Italia ormai stabilmente plurale. Secondo il Rapporto Immigrazione 2025 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes, nel Paese vivono oltre 5,4 milioni di stranieri regolarmente residenti, pari al 9,2% della popolazione; lo stesso Rapporto sottolinea come l’esperienza migratoria trasformi anche il volto religioso dell’Italia, con una presenza articolata di cristiani ortodossi, cattolici, evangelici, musulmani, buddhisti, induisti e fedeli di altre tradizioni. All’inizio del 2025, tra gli stranieri residenti, il 51,7% era cristiano e il 31,1% musulmano, mentre buddhisti, induisti, sikh e altre appartenenze contribuivano a comporre un mosaico sempre più differenziato.
«La via italiana del dialogo interreligioso risponde a una domanda di senso: quale rilievo, quale ricaduta ha il dialogo interreligioso per la società in cui viviamo?», osserva, secondo quanto riporta il Sir, monsignor Gaetano Castello, vescovo ausiliare di Napoli e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo. La proposta, aggiunge, è quella della «via maestra dell’incontro con l’altro, del dialogo tra diversi», accogliendo quanto le rispettive tradizioni possono offrire alla crescita della società. È la convinzione che attraversa l’intero percorso: le religioni non come mondi paralleli o identità chiuse, ma come presenze capaci di generare legami, promuovere responsabilità e disinnescare contrapposizioni.
Nel cammino ha avuto un ruolo particolare anche la partecipazione dei giovani. Dal 2024 alcuni delegati indicati dai responsabili delle religioni hanno iniziato a incontrarsi periodicamente, prendendo parte alle riunioni ufficiali e diventando nei territori ambasciatori di processi di conoscenza reciproca e sensibilizzazione. L’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso ha continuato a promuovere anche nel 2026 incontri del Tavolo nazionale interreligioso dei giovani, proprio per costruire percorsi condivisi di rispetto, dialogo e coesione sociale.
La firma dell’Ara Pacis richiama inevitabilmente una memoria lunga del dialogo tra le religioni, a partire dallo «spirito di Assisi» inaugurato il 27 ottobre 1986 da Giovanni Paolo II con la Giornata mondiale di preghiera per la pace. In quell’occasione il Papa chiarì che l’incontro tra i rappresentanti delle religioni non comportava alcun sincretismo né la rinuncia alle rispettive convinzioni, ma indicava una responsabilità comune: attingere alle risorse spirituali più profonde per servire la pace. A distanza di quarant’anni, la «via italiana» intende raccogliere quella eredità rendendola prassi quotidiana, nel tessuto concreto delle città e dei territori.
Il Patto, nelle intenzioni dei promotori, non chiude quindi un percorso, ma lo rende più visibile e impegnativo. In un tempo segnato da guerre, polarizzazioni e paure identitarie, le comunità religiose scelgono di presentarsi nello spazio pubblico come soggetti disponibili alla collaborazione, senza confondere le differenze e senza rinunciare alla propria identità. La scommessa è che il dialogo non resti una parola di circostanza, ma diventi un metodo: incontrarsi, conoscersi, lavorare insieme e offrire alla società italiana una grammatica di pace, cittadinanza e responsabilità condivisa.
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