Se a Roma il gioco di due ragazze (una russa e una ucraina) apre vie di pace
di Roberta Pumpo, Roma
Un gruppo di 30 minori dai 3 ai 17 anni, arrivato da Kharkiv, è ospite per un mese in Italia. Tra chi nella Capitale ha aperto le porte all'accoglienza anche una famiglia italo-russa

Due bambine di 11 anni che giocano insieme sono la normalità. Diventano un simbolo se una ha origini russe e l’altra è ucraina e se quest’ultima, per il secondo anno consecutivo, è ospite della prima. Quel momento di gioco spezza una catena d’odio e lancia inconsapevolmente un potente messaggio a chi decide le sorti del mondo. Accade a Roma, prima tappa di un mese di vacanza in Italia per trenta bambini e ragazzi dai 3 ai 17 anni, accompagnati da suor Oleksia e padre Andriy Nasinnyk, direttore della Caritas di Kharkiv, città da cui sono partiti. Il loro è un viaggio reso possibile dalla comunità parrocchiale di San Giuseppe da Copertino di Roma, dalle associazioni Frontiera di Pace (Como) e Amici in cordata nel mondo (Ponte di Legno - Brescia) che stanno ospitando il gruppo in questi giorni. Per molti è un ritorno: l’anno scorso furono ricevuti anche da Leone XIV. Tra le famiglie della Capitale che da subito hanno aperto le porte della propria casa per l’accoglienza, c’è quella composta da Eugenio, italiano, e Oksana, russa, genitori di una bambina. «Era la cosa giusta da fare, siamo tutti fratelli – raccontano –. È il nostro modo per dire “no” a una guerra che fa male anche al popolo russo. Non dividiamo le persone in base alla nazionalità, specialmente i bambini. Sono solo bambini. La loro innocenza riesce a superare le barriere che i grandi non sanno abbattere. Il loro è un autentico messaggio di pace». Le bambine sono diventate inseparabili. Quest’anno è stata la stessa famiglia ucraina a chiedere che la figlia venisse ospitata nuovamente dalla coppia, inviando loro dei regali. Per padre Andriy questo «è un esempio, dimostra che la pace è possibile, che si possono trovare punti di incontro». Le porte della pace, ribadisce, si apriranno solo «se ci sarà il dialogo. Il popolo ucraino si difende da chi continua a seminare morte. Come cristiani sappiamo che verrà il giorno in cui perdoneremo, lo insegna il Vangelo. Preghiamo affinché chi ha scatenato questa guerra si converta, comprenda quel che sta facendo, chieda perdono. Noi abbiamo speranza in Dio e ringraziamo i Paesi che ci sostengono».
Suor Oleksia guarda i bambini giocare nell’oratorio della parrocchia. «Hanno perso la tranquillità di giocare all’aperto – riflette –. Questa guerra ha rubato loro il tempo. Hanno perso parenti, amici, la possibilità di andare a scuola. Questi soggiorni in Italia sono un dono fatto da persone con il cuore grande. Per i bambini è importante ritrovare la normalità della vita in famiglia». A fare da ponte è stato il giornalista di TV2000 Vito D’Ettorre, che dall’inizio del conflitto si reca regolarmente in Ucraina per documentare la situazione. Per l’accoglienza nella Capitale, la comunità di San Giuseppe da Copertino ha promosso raccolte fondi per inviare regali a Natale, acquistare letti per ripari di fortuna a Kharkiv, organizzare il soggiorno romano tra giornate al mare, in un parco giochi, in tour su un autobus scoperto dell’Opera romana pellegrinaggi e una gita a Castel Gandolfo. Il giornalista ha accolto due ragazze. «Sarebbe bello se riuscissimo a organizzare opportunità anche per altri bambini che vivono in contesti di guerra», afferma. Il direttore della Caritas di Roma, Giustino Trincia, ricorda che «la Chiesa di Roma ha accolto duemila profughi ucraini, sperimentando il calore umano» che nasce da un’azione come questa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Temi






