Noi volontari italiani accolti con stupore e gioia
i giovani scelti dalla Cei per prestare servizio presso il Comitato organizzativo locale della Gmg sono arrivati in Corea, tra i primi volontari internazionali. Ecco il loro racconto

Raccontare la Corea del Sud, i suoi giovani, la sua società, la sua Chiesa. E il cammino che porta alla Giornata mondiale della gioventù di Seul 2027. È la missione della rubrica che prende il via oggi in questa pagina. Gli autori? Due giovani italiani, scelti dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile, che dalla fine dello scorso luglio sono nella capitale coreana, impegnati con il Comitato organizzatore locale (Col) nel lavoro di preparazione dell’evento.
La partenza è quel momento in cui scegli di muoverti. Ogni giorno puoi decidere di rimetterti in cammino. Andare in Corea del Sud è stata una scelta, e il viaggio che stiamo vivendo è una scelta che rinnoviamo ogni giorno. Non possiamo negarlo: non è stato facile partire salutando gli affetti più cari, ma la consapevolezza della loro presenza e del loro supporto ci aiuta a compiere questo viaggio, che ci spinge continuamente alla ricerca di un senso. In quest’ottica è bene ricordare i primi passi mossi, e soprattutto il perché di questa scelta. Arrivando a Seul ci siamo trovati di fronte un luogo nuovo, che piano piano sta diventando la nostra quotidianità. Al nostro arrivo siamo stati accolti con gioia, con lo stupore e la meraviglia delle persone con cui stiamo camminando verso la Gmg 2027. L’accoglienza ricevuta è stata meravigliosa e ci ha stupiti in ogni singolo aspetto. Essendo tra i primi volontari internazionali ad arrivare, è stata per noi, e lo è tuttora, una grande opportunità di conoscere la realtà in cui ci troviamo e le persone che, come noi, hanno scelto di essere qui. Non sono mancate la gentilezza e la disponibilità: le persone che ci hanno accolto hanno dimostrato di saper accogliere davvero, come chi sa di camminare insieme a qualcun altro verso una stessa meta. I primi giorni a Seul sono stati pieni di scoperte: giorni per aprire il cuore alle situazioni nuove, giorni per provare a trovare casa, fino ad arrivare a oggi, in cui stiamo abitando sempre di più questo tempo che il Signore ha preparato per noi. È fatto di piccole cose, la lavatrice al primo colpo, uno snack mai assaggiato, un ristorante scoperto perché qualcuno te lo voleva far conoscere o incontrare qualcuno che ci invita a vivere una cosa per lui normale e per noi una scoperta; che senza che ce ne accorgessimo, sono diventati la nostra quotidianità. Dietro ognuno di questi gesti c’è sempre qualcuno: chi ci ha mostrato come si fa, chi ci ha accompagnati, chi si è preso il tempo di stare al nostro fianco in un momento qualunque. Sono queste piccole attenzioni, ripetute giorno dopo giorno, a farci sentire non più solo ospiti, ma accolti con il forte desiderio delle persone di farci scoprire il loro mondo. Guardando ai mesi prima della partenza, ci rendiamo conto che tutto è stato parte del progetto: gli incontri, le gioie, le fatiche. Questo viaggio non è iniziato solo con la partenza, ma già con la preparazione, anche grazie all’accompagnamento del Servizio per la Pastorale giovanile. Ci viene in mente il pensiero secondo cui Dio non permette che affrontiamo prove più grandi delle nostre forze, ma insieme alla prova prepara sempre anche la via per superarla. Anche i momenti più difficili di quei mesi avevano già un senso: ci stavano preparando, senza che lo sapessimo, a questo arrivo. La partenza è stata solo una delle tappe del nostro cammino. In questo viaggio saremo chiamati a scegliere di vivere questa esperienza con il cuore pieno di gioia, guardando con coraggio a questa vita, perché Dio ha vinto il mondo (cfr. Gv 16,33)!
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