«Noi donne d’oggi sui passi di santa Chiara e della sua profezia di unità e pace»

Nella festa della santa di Assisi, la lettera del ministro generale dei Frati minori a tutte le clarisse. E due storie: quella di Sara, pediatra, che ha scelto la via e la vita delle Sorelle povere. E quella di Lorenza (nome d’arte) che scrive libri fantasy per i ragazzi
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August 11, 2026
«Noi donne d’oggi sui passi di santa Chiara e della sua profezia di unità e pace»
Forlì, chiesa di San Biagio: la gioia di suor Maria Sara e delle consorelle dopo la professione temporanea dei voti
«Chiara donna di pace». Nell’ottavo centenario della morte di san Francesco, fra Massimo Fusarelli, ministro generale dei Frati minori, ha intitolato così il messaggio rivolto a tutte le Sorelle povere – le clarisse – per la festa della loro fondatrice, che cade martedì 11 agosto. «Mentre celebriamo gli ottocento anni del beato Transito di san Francesco, uomo evangelico e artigiano di riconciliazione, il mondo continua a essere lacerato da guerre, divisioni e polarizzazioni che sembrano svuotare il significato autentico della Buona Notizia della “pace”. Avvertiamo con grande dolore questa realtà, che ci interpella senza sconti come cristiani e religiosi. Cerchiamo allora un riferimento, una parola di luce per attraversare questo tempo». La figura di Chiara rappresenta una «profezia luminosa: donna di unità e di pace, generatrice di riconciliazione in tempi di conflitto». Definita nella bolla di canonizzazione «mediatrice di pace», «centrata nel suo Signore, può parlare oggi a noi e al mondo, in un tempo in cui parole come concordia, misericordia, riconciliazione, sono nei fatti svuotate e contraddette», osserva fra Fusarelli.
Colei che si definiva «pianticella di Francesco» con le sue sorelle parlava del «santo vivere insieme», di una vita comunitaria e condivisa che «diventa proposta alternativa in un tempo segnato dalla bramosia di potere, dall’identificazione con i ruoli forti, dalla distrazione che non si accorge dell’altro e dimentica Dio, rendendoci diffidenti e distratti», puntualizza il ministro generale dei Minori. «Se Francesco irradia la pace camminando per le strade del mondo, Chiara la irraggia dal piccolo luogo di San Damiano. Due modalità, un’unica sorgente: restare sulle orme di Cristo povero e crocifisso, amato perdutamente». Anche oggi le sue figlie sono chiamate all’intercessione, al perdono, al «sostenere in pace le fatiche e la morte. Chiara ci insegna anche che una vita pacifica non si improvvisa né si impone. Nasce da una scelta radicale: quella della “santissima povertà” che libera il cuore da ogni appropriazione e possesso. Dove non c’è nulla da difendere, da accumulare, da controllare, lì può fiorire l’intesa profonda». La profezia di Chiara si fa incontro alle donne e agli uomini del nostro tempo attraverso le Sorelle povere. Ecco due storie che ne danno testimonianza.

La storia di Sara, pediatra che si è «arresa alla bellezza di “sprecare” la vita per appartenere a Dio»

«Quando ho incontrato per la prima volta le Sorelle povere di Santa Chiara a Forlì, per una loro testimonianza, era la primavera del 2021». Sara Pusceddu, sarda di origine e dal 2013 emiliano-romagnola di adozione per la professione di pediatra, aveva quasi 39 anni e ricercava da tempo una pienezza di vita che non riusciva a trovare. «Dal 2019 stavo seguendo il cammino delle Dieci Parole a Bologna con i frati francescani, che ci hanno proposto questa giornata di ritiro. Sono entrata nella cappella del monastero con sufficienza e pregiudizi, pensando: “Queste che stanno rinchiuse non hanno niente a che vedere con me”. Dopo la conclusione di una relazione affettiva importante la mia esistenza era ripartita, vivevo tante esperienze belle, il mio lavoro con i bambini in ospedale mi appassionava. Eppure, quando le sorelle hanno cominciato a parlare della loro scelta di “sprecare” la vita per l’appartenenza a Dio, una bomba mi è esplosa dentro: per la prima volta mi è successo di riconoscermi», ricorda. Dal 7 giugno scorso, solennità del Corpus Domini, è suor Maria Sara di Gesù Cristo dopo aver professato per la prima volta i voti nelle mani di madre Giovanna, che riferisce: «Nel monastero in San Biagio siamo undici sorelle; la più giovane, già professa solenne, ha 39 anni, la più anziana quasi 85».
La chiamata non è stata una folgorazione improvvisa, ma un’intuizione incanalata in un lungo percorso di discernimento, che ha considerato anche l’ipotesi di una vita missionaria: Sara aveva già vissuto per due volte l’esperienza del lavoro in Angola durante la specializzazione in pediatria conseguita all’Università di Cagliari. Di fronte alla prospettiva di entrare in clausura, «nella preghiera dicevo al Signore: “Chiedimi tutto, ma questo no”. In realtà Dio non mi ha mai chiesto niente, non era la sua volontà contro la mia: nessun Padre chiederebbe a una figlia che ama di rinunciare a se stessa. Il mio desiderio più profondo coincideva con il Suo e l’ho compreso mettendomi in dialogo con le sorelle per oltre un anno. Finché mi sono “arresa”: per questa bellezza vale la pena rischiare tutto, giocarmi la vita».
I genitori pensavano che fosse di nuovo innamorata: in effetti era così, ma non come immaginavano. Sara ha aperto loro il cuore e sono stati pronti ad accogliere la sua scelta: «Mia madre ha detto, non senza sofferenza: “Se questa è la tua felicità, la tua felicità è anche la nostra”». A ottobre del 2022 erano accanto a lei all’ingresso in monastero come postulante. Suor Maria Sara ci tiene a sottolineare che la sua vocazione è frutto di tanti volti che l’hanno amata ed accompagnata negli anni di ricerca e inquietudine, mostrando la fedeltà di Dio: dalla parrocchia in Sardegna a un sacerdote insegnante di religione alle medie, dai salesiani al liceo e in oratorio ai gesuiti, dai frati ad Assisi a una suora francescana, dai familiari ai colleghi (credenti e non) i quali – pur non condividendo tutti la sua decisione – le hanno permesso di prendere un’aspettativa di sei mesi quando era postulante, rimanendo sotto organico in ospedale.
In neppure quattro anni la sua esistenza si è rivoluzionata: «D’improvviso è stato come ripartire da zero, con l’esigenza di verificare il cammino ed essere formata, ma è come se il Signore mi dicesse: “Non hai perso niente”; in qualche modo io sento che Lui farà fiorire i doni che mi ha dato, ma che ora non sono più nelle mie mani». Ora suor Maria Sara condivide con le altre dieci clarisse la vita di preghiera e di fraternità, il lavoro quotidiano e l’accoglienza: di chi desidera partecipare agli incontri e ai momenti di adorazione, di chi bussa per un colloquio e dei poveri a cui si donano i prodotti della terra coltivati o ricevuti tramite la Provvidenza, che non manca mai: «In tanti chiedono e in tanti donano». Cosa l’ha conquistata, del carisma di santa Chiara? «La sua esistenza è stata una ricerca costante della presenza di Dio nella preghiera, nella lode, nella gratitudine e nella custodia della comunione con le sorelle».

Lorenza, la clarissa che scrive (con pseudonimo) romanzi fantasy per i ragazzi e i loro educatori

Appassionata di libri e avventura, una clarissa che vuole restare anonima – usando lo pseudonimo di Lorenza Ducati – ha scritto nel corso degli anni un corposo romanzo fantasy pensando ai ragazzi e ai loro formatori: «Sono appassionata del genere, ma ho letto alcuni volumi che non mi sono piaciuti e ho deciso di scriverne uno, ho già pronto il secondo; volevo che la storia, dai contenuti divertenti e profondi allo stesso tempo, contenesse una finalità educativa».
Da circa trent’anni in monastero, con l’approvazione dell’abbadessa la claustrale ha dato alle stampe “Rod e le pietre del potere” (Edizioni Bertato Ars et Religio), da qualche mese disponibile anche in formato e-book.
Nelle oltre trecento pagine del libro il giovane protagonista è il quattordicenne Rod, cresciuto in un piccolo villaggio affacciato sul Grande Mare. Scalando una rupe, precipita nelle misteriose grotte degli stregoni, dove la sua vita cambia per sempre. Un anziano nano e saggio lo accoglie come apprendista e gli rivela i segreti più antichi della magia. Tra incantesimi, amicizie indimenticabili (come quella con il passerotto Cispi, che lo supporta contro gli Stregoni oscuri) e i pericoli che mettono alla prova il suo coraggio, Rod dovrà prepararsi al Grande Evento che minaccia la Terra Viridis e quindi salvare il mondo. Nel corso dell’avventura deve individuare le antiche pietre del potere, affrontando le forze oscure in un percorso di crescita spirituale e personale. Insieme agli amici incontrati impara non soltanto la magia, che rappresenta l’inizio del segreto più grande da scoprire: quello dell’esistenza umana.
Un avvincente racconto di formazione che usa la metafora del viaggio nel sottosuolo per indicare le profondità di sé, della psiche e dell’anima. L’anziano saggio, novello Virgilio, ammonisce Rod: «Una prima regola da imparare è ascoltare, senza giungere a conclusioni con giudizi prematuri». Ma come un educatore equilibrato, corregge e al tempo stesso esprime stima e valutazioni positive nei confronti dell’adolescente inesperto che brilla per la sua impazienza ma non punta su apparenze effimere per affermare il suo valore: «Apprezzo che tu non sia uno di quei giovanotti vanitosi che perdono le ore a rendersi presentabili per improbabili incontri romantici».
Il suo mentore e maestro, in attesa di conquistare la sua fiducia («Mi fido, o almeno desidero farlo!»), inanella un altro rinforzo positivo alla sua autostima: «Sei in gamba, Rod, non dai per scontato di conoscere a fondo il tuo cuore». Infatti il ragazzo esclamerà: «Voglio scoprire chi sono!». E la ricerca della propria identità non è mai un cammino lineare, privo di ostacoli e imprevisti.
«Nessuno può obbligarti ad accogliere la luce della Verità e nessuno se ne può impadronire. Tu però puoi scegliere di aprirti ad essa. Cerca il Bene, e un giorno tutto ti sarà chiaro!», dice a Rod l’anziano saggio, figura che ricorda quella di una guida spirituale che conduce verso il discernimento della propria strada, della chiamata all’amore da compiere fino in fondo per essere felici. Lo cinguetta anche Cispi: «Quando cerchiamo il Bene aderiamo alla Verità, la Verità è un dono d’amore, una luce feconda che rimane per sempre».

Le celebrazioni ad Assisi e nelle altre comunità

Numerosi gli appuntamenti di preghiera nei monasteri per la festa di santa Chiara d'Assisi. Oggi - martedì 11 agosto - alle 11 nella basilica di Santa Chiara ad Assisi, che nella cripta ne custodisce il corpo, la solenne concelebrazione eucaristica (trasmessa in streaming da Maria Vision e sul canale 255) verrà presieduta dal cardinale Ángel Fernández Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, mentre alle 17.30 sarà fra Marco Vianelli, ministro provinciale dei Frati minori di Umbria e Sardegna, a celebrare Vespri e Messa. Al monastero delle clarisse di Alcamo, diocesi di Trapani, alle 18 il ministro provinciale dei Frati minori Antonino Catalfamo presiederà la Messa in cui rinnoverà i voti nel 25° di professione religiosa suor Monica Maria Agosta dell’Eucaristia. A Bergamo, invece,è il vescovo Francesco Beschi a celebrare la Messa alle 8.30 nel monastero delle clarisse, mentre dalle consorelle di Scigliano (Cosenza) alle 18 presiederà la celebrazione eucaristica l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano Giovanni Checchinato, che alle 10.30 sarà al monastero di Rende. Dov’è in programma alle 20.30 “Tra le mani di chi prega”, serata di preghiera, canti e testimonianza con Antonello Armieri della christian band Kantiere Kairòs.

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